Basta che funzioni
Woody Allen ritorna nella sua New York dopo quattro film (e i prossimi due saranno ancora in Europa) e sceglie come protagonista Larry David, un suo amico, oltretutto già presente con due camei in "Radio days" e nell’episodio "Edipo relitto" del corale "New York stories". Forse dieci anni fa questo ruolo lo avrebbe interpretato lui: un intellettuale di origini ebree, vittima di attacchi di panico, sarcastico e irresistibilmente attraente per le donne. Anche per una ragazzina ignorante conosciuta per caso e che diventa, nonostante la gran differenza d’età, sua moglie.
Che ad Allen piaccia parlare con il proprio pubblico è cosa nota. I suoi monologhi rivolti allo spettatore sono diventati celebri, una vera e propria nota autoriale. Con "Basta che funzioni" questo approccio diventa più sfacciato, e non solo nel modo (si parla direttamente di "pubblico dall’altra parte"). Stavolta ad Allen piace anche indagare (per quanto lui ogni volta dichiara che le storie che racconta non abbiano nulla a che fare con la sua vita sentimentale) su un tipo di relazione amorosa che lui conosce bene: quella tra un uomo ormai più che adulto e una ragazza meno che trentenne (come non pensare a lui e sua moglie Soon-Yi?). Anche se sembra che il film fu scritto una prima volta verso la fine degli anni ’70, sarebbe stupido dire che non ci siano cenni biografici.
Così come era accaduto fortemente in "Vicky Cristina Barcelona" con il personaggio di Scarlett Johansson stimolata artisticamente dai talenti della coppia Bardem-Cruz (ma anche "Anything else" conteneva, in piccolo, questo concetto), anche stavolta al centro del racconto vi è il percorso formativo di una ragazza. O meglio, di un’intera famiglia, scopriremo poi. Stare vicino a menti colte fa bene, fa crescere così come vivere nella Grande Mela. Allen non ci va giù con le mezze misure. Per quanto con sarcasmo, quel modo di intendere la vita di provincia e la piccola mentalità come delle note di merito così come qualsiasi idea di un’esistenza di un dio vengono fatti a brandelli dalle battute al vetriolo dei vari personaggi. Ricorre la concezione della transitorietà dei rapporti, l’amore è vero, ma non per questo infinito, così come, seppure senza enfasi, emerge quell’aria di casa (amata) che Woody Allen fa trasparire quando gira a New York. Su tutto però ritorna quella capacità del cineasta di far ridere parlando di qualsiasi cosa. In America "Basta che funzioni" non è stato amato. Bah. Per una volta, da italiani, possiamo andare fieri del fatto di essere uno dei suoi pubblici più affezionati: ameremo senz’altro anche questa sua nuova opera.

La frase: "L’universo si esaurisce. Perché noi non dovremmo?".

Andrea D'Addio

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