Vengo a prenderti
Se nell'estate del 2004 fu la campagna della Maremma ad attrarre una Diane Lane versione scrittrice depressa in cerca di vita (e di Raul Bova...) in "Sotto il sole della Toscana", stavolta è il turno della Val d'Orcia e di Harvey Keitel. In "Vengo a prenderti" l'attore di "Mean Streets" e "Smoke" è un grande romanziere che senza motivo apparente è fuggito anni prima dall'America per rintanarsi in Italia e non pubblicare più nulla. Perché ritorni però alla nobile arte della letteratura, la sua vecchia casa editrice gli manda "l'amico di Dawson" Joshua Jackson, un giovane editore, aspirante scrittore americano. Nonostante i paesani cerchino di boicottarlo, il tipo è tenace e non pare intenzionato ad andarsene se non dopo aver a lungo provato e capito quantomeno le ragioni di questa rinuncia. Oltretutto una delle tre figlie dello scrittore (la bellissima Claire Forlani) gli fa pure gli occhi dolci...

La Toscana è terra di vip ormai e perché inglesi e statunitensi meno "fashion" possano capire dove e perché gente del calibro di Sting, Naomi Campbell, Gwyneth Paltrow e Keanu Reeves passino lì le proprie vacanze estive, quale miglior mezzo se non il cinema?
Il film di Brad Mirman (autore nel 2003 del sottovalutato Crime Spree) per fortuna però ha anche un'anima. E così al di là dell'imprescindibile pacchetto di cartoline cui non si può sfuggire, e che dopotutto tanto male agli occhi non fa (il film è girato a Radicofani in provincia di Siena), succede che su di una narrazione abbastanza convenzionale si inserisca un'interessante riflessione sullo scrivere e su chi fa di questa necessità di comunicazione un talento. Persone normali che come noi hanno iniziato a scrivere quando la maestra alle elementari gli assegnava come compito a casa il formulare cinque pensierini a piacere, e che adesso trovano nell'immediatezza della parola la capacità di trascinare mente e cuore di donne e uomini con tutt'altre storie personali. Gente che vive la vita di due fasi: quella dell'attimo e quella della rielaborazione, quando sono i ricordi a stimolare l'immaginazione, e che se di questi ricordi cominciano ad avere paura rischiano quindi di sentirsi dimezzati.
Ecco quindi spiegati gli eccessi del personaggio di Harvey Keitel, ecco che si cerca la pace dei luoghi come strumento per dimenticare, ecco un film che seppur non ti sorprenda e che un po' potrebbe scocciare l'italiano che non ama quando viene ritratto con molti dei soliti luoghi comuni (a partire dalle canzoni), entra un poco in ognuno di noi.

La frase:
- ...in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo...
- Cosa stai facendo?
- Ti battezzo
- Ma sono ebreo!
- Non più!

Andrea D'Addio

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