Stuart Little 2
Non è semplice fare la recensione di un film per bambini usando dei parametri che per noi "grandi" (nel senso di "adulti" o quasi), sono completamente falsati in confronto a quelli che avevamo quando eravamo un pò più piccoli.
Mi piacerebbe fare un esperimento: recensire il film con gli occhi di un bambino di cinque anni e poi recensirlo con gli occhi di un "adulto".
TRENT'ANNI FA. La storia è quella di un topolino che fa parte di una famiglia un pò matta, d'altra parte il papà e la mamma considerano quest'animaletto, chiamato Stuart Little, come un loro figlio. Il bambino, pardon...il topolino ha un sacco di ragioni per sentirsi felice: ha un'auto sportiva, un aereo personale (che ovviamente è un modellino), può giocare a calcio, va a scuola; insomma ha un sacco di soddisfazioni. Però in tutto questo si sente solo perché non è facile essere topi in un mondo di uomini. Un giorno si imbatte in un uccellino ferito, una femminuccia, che si chiama Margalo. Stuart da adesso si sente meno solo: ha trovato qualcuno con cui può parlare. Ma tutto questo è soltanto un inganno. Il seguito non ve lo racconto.
Il film è pieno di effetti speciali, la storia è tenera e affascinante e poi la voce di Stuart è di Luca Laurenti, che è quello che lavora in coppia con Bonolis alla televisione.

OGGI. Questo topolino che ha tutto, a me sta decisamente antipatico. D'altra parte il nostro immaginario è pieno di topi antipatici. Vuoi mettere la simpatia di un Paperino nei confronti della spocchia di un Topolino. Oppure Tom, il vero idealista, contro quel "genio" infame di Jerry. E poi c'è Grattachecca e Fichetto (non so qual è il topo dei due, ma è veramente cattivissimo). Per non parlare di Speedy Gonzales a cui non gliene va male una. Insomma non riesco ad appassionarmi alle storie che hanno per interprete questo "grazioso" animaletto (Babe il maialino è molto più simpatico).
A parte questo (non vorrei si pensasse che io abbia pregiudizi sui topi!), il fatto di aver usato la voce di Luca Laurenti è un espediente che a me è risultato un pò fastidioso, perché Laurenti ha una voce troppo caratterizzata per cui ti aspetti sempre che appaia la sua faccia sul corpo di Stuart.
Ma tutto questo è niente, in confronto alla quasi totale mancanza di quella poesia che ognuno dovrebbe pretendere da una favola. La storia mi è sembrata banale e già sentita. Io penso che l'uso degli effetti speciali (che qui sono veramente strabilianti) non debba essere il primo grado d'importanza in una forma poetica quale può essere la favola cinematografica. Oggi c'è, almeno negli Stati Uniti, una lotta all'ultimo file per quanto riguarda gli effetti speciali (legittima poiché anche questa è una forma di linguaggio eccezionale), ma se io penso alle favole che ognuno porta dentro, gli effetti speciali non sono così importanti.
Da piccolo vidi "Miracolo a Milano" (per il sottoscritto la più straordinaria favola mai raccontata al cinema) e per sempre mi sono portato dentro l'immagine di questi poveri che volavano su quelle scope incantate. Dopo tanti anni rividi il film, e malgrado fossi cresciuto, aveva la stessa poesia che avevo sentito quando ero piccolo. Forse il fatto è che la vera poesia, che in questo caso è la favola, rimane lì per sempre uguale, ma forse è solo un espediente per far sì che il bambino che è in noi non muoia mai, senza l'aiuto di effetti speciali.

Renato Massaccesi

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