04 Settembre 2009 - Intervista
"Il cattivo tenente - Ultima Chiamata New Orleans"
Intervista al regista e ai protagonisti.
di Federica Di Bartolo

Si è tenuto oggi un mini incontro con alcune testate per la presentazione del film di Werner Herzog: "Bad Lieutenat: Port of call New Orleans" a cui ha presenziato anche Nicolas Cage che, con cortesia e garbo, ha risposto alle domande dei giornalisti e firmato autografi.

In questo film si parla dell' incanto del male, lei umanamente cosa ne pensa? L'affascina o la disturba?
Nicolas Cage: Questa domanda è legata alle spiegazioni del regista Werner Herzog, ma io non ho scelto di avvicinarmi al personaggio e al film partendo dall'idea che c'è qualcosa di male o comunque sbagliato, quello che vi posso dire che non vi risponderò mai alla domanda se questo poliziotto, il personaggio da me interpretato sia buono o cattivo. Questo è un film originale, non un remake (Abel Ferrara ha girato un film intitolato "Cattivo tenente" con Harvey Keitel), è un film esistenziale che parla della vita a volte le persone fanno delle cose che vengono definite male e cattive, sbagliate ma nonostante ciò alla fine vincono, vengono premiate. In questo senso Abel Ferrara secondo me è un grandissimo regista e una persona che io stimo, Harvey Keitel è anche un grande amico, ma il loro film pur essendo un film eccellente è diverso da questo perché è un film di impostazione giudaico - cattolica e il personaggio interpretato da Harvey Keitel è un personaggio che ha a che fare con il concetto di senso di colpa prettamente cattolico e con il discorso della redenzione. Il mio personaggio invece in questo film non ha assolutamente il senso di colpa e quindi è interessante vedere che ci sono questi suoi difetti che lo aiutano a risolvere il caso, perchè lui riesce a parlare la lingua dei criminali di strada, la lingua di coloro che spacciano droga e usano droga. I difetti lo aiutano a risolvere questo caso, inoltre chi può giudicare una persona che soffre chi può dire che se uno è affetto da grandissimi dolori magari non fa ricorso ad analgesici o a droga. Chi può giudicare ciò?

E' interessante la scelta della armi che sceglie il protagonista una Magnum 44 che non è una pistola così maneggevole soprattutto per un detective, forse voleva dire qualcosa il personaggio con questa scelta?
Nicolas Cage: Quando ho cominciato a creare e progettare il personaggio ovviamente ci sono state diverse cose che mi interessavano, ma due in particolare: la possibilità di rendere ancora più efficace questo cambiamento cominciando a muovermi, in conseguenza dell'incidente, con la schiena piegata perchè secondo me questo sarebbe stato un segno visivo ed evidente di questo cambiamento e avrebbe aggiunto qualcosa al personaggio; la scelta dell'arma derivata da una certa paranoia.

Qual è la sequenza che si è divertito di più a girare?
Nicolas Cage: I ricordi più divertenti sono stati con gli attori di colore perché non potevamo fare a meno di ridere e Werner se ne accorgeva perché ad esempio nella scena della macchina a furia di risate l'automobile si muoveva.

Quanto del suo amore per la graphic novel c'è nell'immaginare le espressioni del suo personaggio? In alcuni momenti guarda la macchina da presa con occhi spiritati, ricorda non un personaggio in particolare, ma gli atteggiamenti e la postura di alcuni eroi della graphic novel hanno tra cui quelli legati ad esempio a Sin City.
Nicolas Cage: Non ho visto Sin City, per quanto riguarda tale domanda se questo è quello che ha percepito del film mi va benissimo è una cosa molto interessante, penso che in realtà di tutti le arti e le espressioni artistiche la musica sia l'espressione massima, la più elevata e quindi quando vado a guardare i miei personaggi cerco sempre di correlarli alla musica, quali possono essere i ritmi, i suoni che posso emettere, quali siano i ritmi. Cerco quindi di prendere alcune battute di dialogo e capire come posso trasformarli in musica. La ragione per cui per me era importante secondo me fare il film a New Orleans è perché è una città bellissima ed è la culla del jazz che ha cambiato il mondo soprattutto con Louis Amstrong. Il mio modo di intendere il jazz, mi piace moltissimo quello di Miles Davis è il seguente:" devi conoscere la tua musica, le tue battute così bene da essere in grado poi di staccarti dallo spartito, dalla pagina e poter improvvisare. Per questo la componente New Orleans per me era importante perché questo è lo spirito del jazz creato a New Orleans che mi piaceva mettere e infatti ho improvvisato con Eva, sapendo che Werner avrebbe accettato e tollerato questo mio deviare dalla pagina scritta. Secondo me la decisione di scegliere New Orleans è anche dovuta ad un fatto molto personale perché, pur essendo nato a Los Angeles, perché è la città dove sono rinato, dove mi si è aperta la mente e ho scoperto delle cose molto importanti, ho avuto una specie di risveglio. Ero terrorizzato e al contempo incantato da questa città avevo paura di tornare a New Orleans per girare un film non sapendo cosa sarebbe successo. Ero terrorizzato, ma in qualche modo mi attirava, poteva esser un disastro o una cosa fantastica, per me è stata comunque una catarsi perché New Orleans è una città storica è stata colonizzata dai francesi, dagli spagnoli, dagli africani, è un mix molto potente, è un luogo con un'energia spirituale fortissima e secondo me avrebbe influenzato la presenza di New Orleans come un personaggio del film e credo che questo personaggio sia più forte di quelli interpretati da me e da Eva.

Nel film manca una dimensione religiosa con conseguente catarsi del personaggio, come avviene con Abel Ferrara in cui il protagonista vive un profondo pentimento, in questo caso però come avviene il cambiamento del protagonista ha imparato qualcosa dalle esperienze vissute?
Nicolas Cage: Nel film (di Abel Ferrara intitolato"Cattivo tenente" con Harvey Keitel) di Abel Ferrara è molto forte l'impostazione giudaico - cristiana che ha a che fare con il concetto del senso di colpa prettamente cattolico ed è rappresentato da immagini come il crocifisso, la suora e dal fatto che il personaggio di Harvey Keitel si pente dei suoi peccati. In questo caso (nel film di Werner Herzog) la dimensione spirituale si può trovare ad esempio nelle scene dell'acquario o nelle strade di New Orleans. Non voglio parlare dei cambiamenti del personaggio perché influirebbe sul giudizio del pubblico. Quello che è certo che spesso le persone fanno cose che vengono percepite come sbagliate eppure continuano ad avere successo, vengono magari premiati, quindi in termini del mio personaggio non posso parlare del cambiamento.

Lei ha lavorato in due film in "Via da Las Vegas" di Mike Figgis e in "Cattivo Tenente: ultima chiamata da New Orleans" di Werner Herzog ed in entrambi i casi c'è un rapporto con delle città alla deriva, un po' particolari come Las Vegas e New Orleans e due diversi tipi di dipendenze quella dall'alcool e quella dalla droga. Quale è stato il più impegnativo e stimolante: il rapporto con il luogo o il tipo di dipendenza?
Nicolas Cage: I processi per quanto riguarda i due film sono completamente diversi, per questo film ho fatto riferimento alla musica mentre per l'altro ho fatto riferimento alla pittura. Nell' interpretazione del film " Via da Las Vegas" ho cercato di approcciare il personaggio dal punto di vista realistico, magari bevevo un paio di bicchieri per entrare nello stato d'animo del personaggio. Avevo come modello Albert Finney in "Sotto il vulcano", a vederlo camminare per strada dava veramente l'idea di essere ubriaco, poi se fosse ubriaco o meno questo non lo so. Volevo con il mio personaggio Ben raggiungere quel livello di realismo, mentre in questo film è stato completamente diverso perché sono 5 anni che non bevo e ho cercato di dare un'interpretazione che fosse più basata a livello impressionistico, cercare di basare tutto sui ricordi, paesaggi che avevo nella mia mente e cercare di trasmettere quello che la mia mente mi diceva potesse essere la dipendenza dalle droghe. E' stato entusiasmante e speravo che questo potesse dare risultati positivi. Per quanto riguarda le città Las Vegas è la città del deserto, mentre New Orleans è la città delle paludi. Las Vegas da la sensazione di sentimento di essere persi nel vuoto, mentre la sensazione a New Orleans è di qualcosa che si sta deteriorando, che si sta decomponendo.

La scena della barba nell'angolo della camera è venuta in mente ad Herzog o a lei? Inoltre ha suggerito qualche tema musicale per la colonna sonora?
Nicolas Cage: Si, è stata mia la decisione di radermi dietro la porta e poi puntare l'arma contro le signore, così come la scelta delle battute e anche che tipo di pistola usare. All'inizio Herzog non era entusiasta di queste mie proposte, ma dopo averle viste interpretare è rimasto contento e ha deciso di tenerle, così come la scena di quando il protagonista spara in aria per strada. Herzog in questo caso non era assolutamente d'accordo infatti mi diceva: "Ti rendi conto di quello che succede se spari per strada? Saremmo circondati dai poliziotti!" ed io gli ho risposto: "Certo che me ne rendo conto anche perché l'ho già fatto altre volte e non è mai arrivato nessuno", per cui alla fine abbiamo inserito la scena. Invece non c'è stato alcun contributo da parte mia alla colonna sonora, perchè quando parlo di musica lo faccio in senso molto più astratto ed intendo in termini di processo non come specifici suggerimenti alla colonna sonora, perché non è il mio campo. La scelta del vestito del protagonista è di Werner Herzog.

Lei è un appassionato di acquari, cosa trova di religioso e pacificante nel guardare i pesci?
Nicolas Cage: I pesci sono divini, sono riusciti a sopravvivere al diluvio universale, non sono stati maledetti. Mi piacciono gli acquari, perché credo che i pesci abbiano una loro dignità. Werner, descrivendomi il personaggio, lo paragonava a un maiale lo lasci libero, ma secondo me il mio personaggio è come uno squalo. Non riesce mai a stare fermo.

Come giudica a posteriori la direzione degli attori da parte di Werner Herzog e come è stato il rapporto con lui?
Nicolas Cage: Werner è un professionista consumato ed ha fiducia in se stesso, sa come muoversi e riesce a girare un'intera scena in sequenza senza doversi interromperla e ripeterla centinaia di volte, non ha bisogno di riprendere varie angolazioni. In una o due riprese riesce ad ottenere ciò che vuole e quindi si va avanti. Abbiamo lavorato benissimo e per quello che riguarda il suo rapporto con Klaus Kinski non so quanto sia vero o quanto inventato a fini pubblicitari. Mi ricorda molto una mia bisnonna che proveniva dalla stessa parte del mondo da cui viene Herzog, c'era qualcosa nel suo accento che me la ricordava così come la sensazione che avevo. Io non sempre la capivo quando mi parlava e mi sentivo frustrato perché l'amavo, ma non sempre la capivo. Mi ricorda mia nonna in questo suo modo di fare, amo i suoi film, ma a volte mi fa sentire frustrato, non che io non capisca il suo inglese perchè Werner parla molto bene inglese, al contrario di mia nonna, ma non capivo il suo punto di vista, però è stato un matrimonio che ha funzionato bene.

Lei vive un periodo di grande prolificità cinematografica, gira quattro film in un anno come si sente a passare rapidamente da un ruolo all'altro?
Nicolas Cage: Ho un rapporto di odio e amore con la recitazione, e questo credo che mi abbia permesso di trasformare una negatività in una positività, avrebbe potuto essere una qualsiasi forma artistica si dia il caso che recitare sia la cosa che io so fare. Ovviamente sono una persona molto diversa rispetto a quello che ero quando ho cominciato a recitare a quindici anni, ora ne ho quarantacinque e degli interessi molto diversi, ho altre cose che mi riguardano e interessano. Mi piacerebbe comunque arrivare ad una vita contemplativa, voglio continuare magari per altri dieci e quindici anni e poi finalmente mettermi seduto a contemplare. Quello che non mi piace di questo mestiere è la vanità, l'esibizionismo, il momento del Red Carpet sono cose che mi rendono nervoso e che mi fanno sentire a disagio, inoltre sono in conflitto con quello che è importante per me. Penso che uno di se stesso possa arrivare ad annoiarsi a morte.

Ora a rispondere alle domande della stampa sono stati Werner Herzog ed Eva Mendes, quest'ultima ha conquistato il pubblico di Venezia ed ha dimostrato un carattere molto solare e gioviale.

Lei ha dichiarato alla stampa che la sceneggiatura le era piaciuta molto ma una volta arrivato a New Orleans ha cambiato alcune cose, come mai questa decisione e come ha cambiato la sceneggiatura? Inoltre la New Orleans che presenta non sembra devastata dall'uragano Latrina, come mai?
Werner Herzog: Girare il film a New Orleans è stata un'idea dei produttori perché il Governo della Louisiana aveva proposto grossi incentivi fiscali per chi volesse andare a girare lì nella città e molti ad Hollywood ci sono andati. I produttori erano quasi imbarazzati a chiedermi di girare a New Orleans al posto di Detroit, ma per non poteva esserci cosa migliore. New Orleans ha qualcosa di strano in sé, una sensazione di collasso, ma non solo fisico, quanto piuttosto del vivere civile, infatti ad esempio in un incrocio stradale dove abbiamo girato una scena, la notte dopo sono state uccise due persone. C'è un senso di pericolo che traspare nel film

Ad un certo punto sembra che l'iguana sia protagonista di un musical, come è nata l'idea di fare delle soggettive degli animali?
Werner Herzog: Adoro dare ruoli grandi e importanti agli animali sono affascinato dall'idea dell'iguana che non era nella sceneggiatura e sono scene che ho girato io stesso con una piccola telecamera con un collegamento con cavo a fibre di vetro. Mi sono avvicinato a tal punto che alla fine l'iguana mi ha morso e non ho mai sentito Eva ridere così tanto nel cercare di liberarmi dall'iguana
Eva Mendes: Vi potete immaginare la scena di Herzog che sta lì con un iguana che gli ha morso il pollice, la scrolla cercando di staccarla, ma non c'è niente da fare.

Eva Mendes lei non ha molti dialoghi eppure del suo personaggio sappiamo tutto grazie alla sua recitazione, comunica grandi emozioni pur non avendo molte parole a disposizione, come ha lavorato sulla costruzione del personaggio?
Eva Mendes: Volevo ringraziare moltissimo per il complimento che mi ha fatto perché credo di essere l'unica attrice che dice la seguente cosa: "Io odio i dialoghi credo che in qualche modo ostacolino la performance dell'attore, credo che se un attore davvero sa fare bene il suo lavoro dovrebbe essere possibile togliere il volume in qualsiasi scena del film e riuscire a sapere ugualmente cosa sta succedendo in quel momento dentro e fuori l'attore".

Ha dichiarato che in America questo è il momento adatto per girare film con storie dark, eppure questo suo film ha dei toni da commedia per lei inusuali
Werner Herzog: Si, è un humor così cupo che alla fine diventa quasi divertente, ma in tutti i miei film c'è questo humor. Gli americani parlavano di ossessioni, invece adesso cominciano a vedere anche l'humor che c'è sempre stato nei miei film.

Può fare un confronto fra questo film e l'originale?
Werner Herzog: Non posso paragonarlo o confrontarlo perché non l'ho mai visto, ma mi dicono che non c'è un raffronto fra i due. Sono molto contento di aver fatto questo film e sono contento del titolo. Spero che Abel Ferrara possa vedere il mio film ed io il suo e quindi incontrarci per bere una bottiglia di whisky fra di noi.

Eva Mendes lei ha recentemente partecipato ad un film intitolato "We Own the Night" dove ci sono punti di contatto con questo film, come si è relazionata per creare due personaggi completamente diversi, anche se il punto di partenza è molto simile?
Eva Mendes: Devo dire che la sua domanda mi sta facendo riflettere in questo momento su questa vaga somiglianza su questi due ruoli, ma il motivo principale per cui ho scelto di fare questo film è il fatto di poter lavorare con Werner Herzog. Ci sono elementi di similitudine fra i personaggi, ma non ho mai lavorato in questo senso su di essi.

Sembra che questo tenente non sia poi così cattivo, per cui cosa è buono o cosa è cattivo?
Werner Herzog: Penso che dovremmo essere cauti ad applicare l'etichetta del buono o del cattivo perché non renderemmo giustizia a Nicolas Cage per quello che ha fatto sullo schermo. La cosa interessante è che al secondo giorno di riprese è stato proprio Cage a chiedermi perché il suo personaggio fosse così cattivo, ma non volevo parlare di questo, non sono tagliato per queste cose però ho sottolineato il fatto che c'è una specie di felicità del male che era ciò che volevo esprimesse.

Lei non crede nel Karma per cui ogni cosa negativa diventa buona?
Werner Herzog: Vengo proprio dall'India, 5 giorni e 4 notti, in un posto pazzesco dove la gente continuava a meditare e a parlare di karma e spiegavo che non avevo niente a che fare con tutto questo.

Nel film vediamo il salvataggio iniziare del detenuto e poi il personaggio di Nicolas Cage con problemi alla schiena, ma non viene mai spiegato il rapporto di causalità fra le cose.
Werner Herzog: Il problema alla schiena ovviamente è dovuto al suo salto nell'acqua però non è un elemento importante ai fini della narrazione per questo non è stato spiegato. La causalità è una cosa pericolosa nel film perché toglie tutto l'elemento del mistero quando le cose vengono spiegate troppo.

Il film ha dei personaggi fortemente dipendenti. Avete mai avuto forme di dipendenza anche di tipo positivo, dato che Lei produce come media quasi un film all'anno.
Werner Herzog: Non sono per le dipendenze, non mi piacciono le dipendenze e non mi piace la cultura della droga. Non ne ho mai fatto uso.
Eva Mendes: Sono dipendente dall'amore.

Ha rinunciato altre offerte di produzione di Hollywood?
Werner Herzog: Sono quarant'anni che rifiuto offerte anche quella di Richard Gere che mi voleva come suo regista personale per "Pretty Woman". Giuro che è vero! Ho lavorato con grandissime star come Christian Bale, Donald Sutherland, Claudia Cardinale, voglio lavorare con i migliori che ci siano anche se non sono star e in questo film volevo Eva Mendes. Sono stato io a dire che soltanto lei poteva fare questo film.

Ogni volta che il personaggio di Cage fa del bene poi gli torna del bene e inoltre c'è un personaggio chiamato "Big Fate" cioè "Grande destino". C'è un elemento cristiano in questo film?
Werner Herzog: No, non vedo valori cristiani o forme di redenzione in questo film. C'è solo la gioia del male, ma che non ha nulla a che fare con la cristianità.

Come mai il ruolo di Val Kilmer è così limitato?
Werner Herzog: Mi piace molto Val Kilmer, è una persona che stimo e con cui adoro passare del tempo, ma non avevo un grosso ruolo da offrirgli e gliel'ho detto subito. Lui ha ugualmente accettato di partecipare al film con entusiasmo.

Come definirebbe il suo film come genere visto che parte come un poliziesco, noir e poi ha elementi di comicità?
Werner Herzog: Se vuole una classificazione dovrà farlo lei perché penso che sia un po' una malattia quella di oggi di classificare tutto e non voglio partecipare a questa attività.
Eva Mendes: Per me è una fiaba forse anomala o deformata, ma una fiaba.

Sig. Herzog lei vive ora in America e ha scoperto la capacità dell'America di rinascere e rinvigorirsi, ma dall'America come vede l'Europa? Vede nel complesso dell'Europa una capacità di rinnovarsi?
Werner Herzog: Ora vedo l'Europa da una certa distanza, ma sono molto regionale, non penso nemmeno in termini europei. Sono ancora molto bavarese è per questo che indosso la mia giacca bavarese, nel mio cuore sono ancora bavarese.

Come avrebbe interpretato questo ruolo Klaus Kinski? Come ha visto l'America attraverso gli occhi del suo tenente e in particolare New Orleans?
Werner Herzog: Lasciamo che Kinski riposi in pace. Il film mi ha permesso di acquisire un'altra prospettiva sugli Stati Uniti, mi ha permesso di vedere il suo lato oscuro molto più affascinante di Disneyland. La prospettiva di New Orleans la preferisco a quella di Disneyland. Non sarò mai così vicino all'America, anche se mi piace altrimenti non ci vivrei, però non potrei mai diventare cittadino americano per una semplice ragione: non sarei mai cittadino di un paese che ancora accetta la pena capitale, così come non lo potrei essere russo, nigeriano, giapponese perché nei loro paesi vige la pena di morte.

Sig. Herzog lei oltre che regista è anche scrittore, ha un nuovo libro in uscita? Come configura le immagini rispetto a quando scrive e quando fa il regista, inoltre sta per uscire al Festival di Toronto il suo film prodotto da David Lynch come si può raffrontare questa nuova pellicola con il suo "Cattivo tenente"?
Werner Herzog: Grazie per la domanda, adesso gli americani mi stanno scoprendo in veste di scrittore. Sicuramente i miei libri "La conquista dell'inutile" e "Sentieri nel ghiaccio" sopravvivranno a tutti i miei film. Negli ultimi undici/dodici mesi ho girato 3 film, allestito un'opera e aprirà domani la mia scuola di cinema. Qui al Festival di Venezia oltretutto potrete vedere un mio corto intitolato "La Bohème" girato nel Sud dell'Etiopia e forse ci sarà la proiezione del mio nuovo film: "My Son, My Son, What Have Ye Done". Non so paragonare i due film fra di loro, non saprei cosa dire.

Cosa l'ha convinta a scegliere Nicolas Cage per questo ruolo, inoltre il suo film ricorda lo scrittore americano di polizieschi James Ellroy lo conosce? Che genere di libri legge?
Werner Herzog: Non leggo polizieschi nemmeno Ellroy, li legge mia moglie che li ama moltissimo. Leggo altre cose come "Le Georgiche" di Virgilio. Per quanto riguarda Nicolas Cage, non c'è stata una scelta né da parte mia né da parte sua, semplicemente abbiamo sentito l'esigenza e necessità di lavorare insieme.

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