Sopra e sotto il ponte
"Io ho le palle!! Tu le hai?". Questo si chiedono e si ripetono continuamente tutti i protagonisti di "Sopra e sotto il ponte", film italiano passato in concorso al festival di Montreal. E' una necessità di affermazione e di forza quella che cercano, un successo facile e immediato quello che sognano.
Deborah, quindici anni, incitata dalla madre, vagheggia i lustrini della tv ("Voglio fare l'attrice. (…) Ma che teatro! Quei quattro morti di sonno. L'attrice in tv o al cinema. Farò tanti calendari".) mentre suo fratello Valerio, diciassettenne, spera nel superenalotto, nel guadagno senza fatica e magari poco pulito. Due adolescenti cresciuti in un quartiere popolare alla periferia di Roma con la madre Roberta, una donna che sbarca il lunario come può e a volte vende il proprio corpo per guadagnare i soldi necessari ad assicurare una vita confortevole per sé e i due figli.
Sempre insieme a loro Alessandro, figlio di Andrea, un ricco commerciante di articoli sacri che non esita a comprare anche l'armeria di fianco al negozio ("Nelle crociate sarei stato fornitore totale").
Quanto Alessandro è introverso, introspettivo e riflessivo tanto suo padre è logorroico, superficiale e qualunquista. Il desiderio di comunicare che Andrea ostenta nei confronti del figlio cela la sua paura di invecchiare, sente minacciata la propria virilità dalla gioventù di Alessandro. Il suo atteggiamento amicale nasconde una profonda frustrazione. Solo quando troverà una nuova compagna giovane, quasi quanto il figlio, riuscirà a placare le sue ansie.
L'incapacità di comunicare, di costruire dei rapporti porterà Alessandro e Deborah sopra un cavalcavia con un sasso in mano, in attesa della macchina di Andrea.
"Se continuiamo a dare ai nostri figli un mondo di frasi fatte e valori fintamente forti, come il successo, i nostri figli finiranno con il tirarci le pietre in testa" da questa riflessione è partito Alberto Bassetti, regista indipendente romano, per scrivere la pièces teatrali di "Sopra e sotto il ponte".
Il testo è potente, inquadra una realtà difficile e molto attuale, ma la sua trasposizione su grande schermo perde di efficacia. Avrebbe avuto bisogno di un regista esperto, capace di osare, invece Bassetti, alla sua prima prova registica, si limita a pedinare i protagonisti, imponendo un ritmo blando alla narrazione che risente della sua origine teatrale.
I giovani attori protagonisti non hanno quella profondità drammatica necessaria ad esprimere il disagio sociale e personale che assilla i loro personaggi, in particolare Lorenzo De Angelis, Alessandro, più che un giovane tormentato sembra un ragazzo autistico, mentre Davide Rossi, Valerio, ha movenze e toni troppo teatrali.

La frase: "Questa casa è una gabbia".

Elisa Giulidori

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