Scheherazade, Tell me a Story
Negli ultimi anni, soprattutto in Italia a seguito di drammatici fatti di cronaca, la stampa e il mondo intero ha rivolto la sua attenzione sulla vita delle donne, sul loro quotidiano, sulle loro necessità, doveri e speranze e soprattutto sui loro diritti e sulle violenze domestiche e non, che molte di loro subiscono ogni giorno.
Le donne di oggi, come quelle di ieri, sono madri, figlie, sorelle, amanti, amiche, confidenti, sono la spalla su cui l’uomo piange e da cui cerca la forza per affrontare le difficoltà della vita, ma a volte sono anche vittime dell’ingiustizia, del tradimento, delle passioni incontrollate dell’uomo, che da compagno si trasforma in un animale e in una bestia. "Ehky ya Shaharazad (Sheherazade tell me story)", presentato nella sezione "Fuori Concorso" alla 66a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, cerca di documentare il dramma e la sofferenza di queste donne che nella vita ricoprono diversi ruoli. A raccontare questi soprusi, a dare la voce a queste donne è stato uno dei più grandi registi egiziani di questo periodo Yousry Nasrallah, che ha deciso di dar vita e un volto ad una moderna Sheherazade, protagonista della sceneggiatura propostagli da Waheed Hamed, già autore di numerosi e importanti "copioni" cinematografici. La pellicola è l’adattamento e la rivisitazione della protagonista di "Le mille e una notte", una ricca raccolta di novelle orientali, di varia ambientazione storico-geografica e di differenti autori e originariamente tramandate oralmente. Ad incarnare questa eroina delle fiabe è Hebba, interpretata da Mona Zakki, una donna di origine araba e presentatrice di un apprezzato talk show televisivo di un’emittente privata che cerca di aiutare e sostenere la carriera del marito Karim (Hassan El Raddad). Karim, infatti, è il vicedirettore di un quotidiano statale che aspira alla promozione, ma alcuni importanti esponenti del suo partito lo invitano a moderare l’interesse politico della moglie, perché questo potrebbe compromettere la sua carriera all’interno della testata giornalistica. Hebba si lascia convincere e per amore rinuncia a trattare temi politici e decide di rivolgere il suo sguardo verso il mondo femminile e i suoi problemi intervistando donne forti che raccontano la propria storia. Il film, così come la raccolta di "Le mille e una notte", è caratterizzato da una cornice narrativa solida e ben strutturata, che permette al regista di narrare la storia di tre donne vittime di abusi, repressione sessuale, religiosa, sociale e politica che porta le protagoniste a compiere scelte estreme o atti violenti. Tutto scorre con un ritmo pacato e tuttavia stimolante, che riesce a catturare l’attenzione dello spettatore, ma improvvisamente anche la stessa "cornice" si spezza, vittima della violenza bruta, dell’arrivismo e delle convenzioni sociali entrando a far parte della storia. Sono dunque quattro storie, dotate di una forte carica provocatoria a contenuto sociale, che danno voce al mondo sommerso e invisibile in cui vivono le donne egiziane. Le protagoniste del film sono donne pure, che dopo anni di rispetto, osservanza e sottomissione alle regole sociali improvvisamente si ribellano ritrovandosi sole e con una vita distrutta. Non sono personaggi postivi anche loro hanno vizi, virtù, pregi e difetti, sono viziate, piene di desiderio sessuale e soprattutto rabbia per la condizione di sudditanza all'uomo da cui vogliono e cercano di fuggire reclamando la loro dignità. Sono donne reali.
I personaggi maschili d’altra parte sono tutti negativi e considerano la donna come un mero giocattolo sessuale con cui appagare i propri istinti, uomini che non si mettono in discussione, che non hanno dubbi, ma che agiscono semplicemente secondo le norme sociali imposte. Sono uomini a metà, a loro non viene data alcuna possibilità di cambiare, di redimersi dalla violenza, cosa che li rende quasi degli stereotipi senza vitalità. E’ una pellicola interessante che colpisce e cattura l’attenzione, che stimola lo spettatore a ragionare e a pensare su ciò che viene detto, ma soprattutto su quello che viene taciuto, il "non detto".

La frase: "Per ogni uccello il proprio nido è bello".

Federica Di Bartolo

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