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Saint Amour

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato26 ottobre 2016Voto: 6.5
 

  • Foto dal film Saint Amour
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Gustave Kervern e Benoît Delépine, conosciuti per aver diretto tra i tanti Mammuth, sono i registi della commedia con protagonisti Gérard Depardieu e Benoît Poelvoorde, “Saint Amour”. Ogni anno, Bruno, un demotivato allevatore di bestiame, partecipa al Salone dell’Agricoltura di Parigi. Quest’anno suo padre Jean lo accompagna: vuole finalmente vincere la competizione grazie al loro toro Nebuchadnezzar e convincere Bruno a prendere le redini della fattoria di famiglia. Ogni anno, Bruno fa il giro degli stand dei produttori di vino, senza però mettere piede fuori dai padiglioni del Salone e senza nemmeno terminare il percorso. Quest’anno, suo padre lo invita a farlo insieme, ma un vero tour, attraverso la campagna francese. Accompagnati da Mike, un giovane e stravagante taxista, partono alla volta delle maggiori regioni vinicole di Francia. Insieme, non solo andranno alla scoperta delle strade del vino, ma ritroveranno anche quella che porta all’Amore.

Nonostante ci aspettassimo qualcosa di più dai due registi, “Saint Amour” è un film francese ricco di temi importanti. Da sottolineare è quello della ricerca di un dialogo tra padre e figlio. Per i due protagonisti, infatti, il viaggio sarà l’occasione giusta per riuscire a trovare un modo che gli permetta di comunicare e, soprattutto, capirsi. E’ difficile riuscire ad aprirsi con qualcuno in età adulta ed è ancora più complicato quando di mezzo ci sono gli affetti famigliari e il recupero di un tempo che non può tornare indietro. Non manca certo il tema dell’amore: i due infatti non solo troveranno l’uno nell’altro un punto di riferimento, ma conosceranno qualcuno che gli cambierà la vita.

Benoît Poelvoorde, perfetto nel ruolo di un uomo che trova piacere nel bere e che spesso si ritrova coinvolto in situazioni comiche in quanto ubriaco, sembra mantenere le redini della pellicola. Nonostante ciò Gérard Depardieu è riuscito a tenergli testa, risultando a volte più in parte del collega. Questi ultimi interpretano due personaggi dai caratteri decisamente diversi: il primo è colui che regala al pubblico le scene più divertenti, mentre Depardieu gli fa da contraltare dando vita a momenti di forte intensità e riflessione. Vincent Lacoste è invece il tassista che li accompagnerà durante il loro nuovo viaggio insieme. Essendo una parte molto importante, sarebbe stato meglio scegliere un attore più conosciuto per dare un volto a Mike. Lacoste, infatti, è poco convincente nel suo ruolo. Sarà che con due attori del calibro di Depardieu e Poelvoorde è quasi impossibile competere ed essere all’altezza della parte? In ogni caso, avrebbe potuto dare molto di più nell’interpretazione.

Per quanto riguarda la parte più tecnica della pellicola, rispetto ai lavori precedenti dei due registi, la colonna sonora è poco coinvolgente e decisamente sottotono. Il ritmo ha un andamento altalenante, che permette allo spettatore di trovare spazio sia per farsi delle sane risate sia per riflettere su quanto visto. Il film, quindi, nonostante abbia diversi problemi stilistici al suo interno, non è da buttare. Certamente non possiamo definirlo un capolavoro, ma il passaggio dalle scene ‘drammatiche’ e intense a quelle impregnate di umorismo e ironia è un tratto molto interessante.
Il lungometraggio, purtroppo, pecca di prevedibilità. Fin dall’inizio, infatti, è chiaro dove voglia andare a parare il film e quali saranno le tematiche che esso intende affrontare, così come quello che avverrà (a grandi linee) nel corso della proiezione. Ciò che colpisce è l’importanza che i due registi danno agli ambienti che circondano i personaggi con riprese che ben si prestano a sottolinearne la grande bellezza. Il soggetto non è particolarmente originale e - se la pellicola fosse stata affrontata nel modo giusto - sarebbe potuto diventare un buon prodotto.

Sicuramente è consigliabile a un pubblico che ama le commedie francesi perché il lato comico non manca e l’interpretazione dei due protagonisti merita.


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