Piccola pesca
In momenti tragici come quelli che stiamo vivendo con la guerra, la celebrazione ostinata del potere, il menefreghismo della gente, deve esistere un cinema (ma si può parlare di tutte le altre forme d'arte) politicamente schierato. Se in Italia, fino agli anni settanta questo tipo di cinema esisteva (basti ricordare Elio Petri o Francesco Rosi), bisogna dire che negli ultimi vent'anni film socialmente o politicamente impegnati bisogna cercarli col lanternino. Per cui ben venga il nuovo film di Enrico Pitzianti (già regista di un altro film del genere con "Un anno sotto terra"). "Piccola pesca" è un documentario che parte dalla nascita di una consapevolezza in un paese di pescatori ed arriva fino alla rivolta finale. In mezzo, la cosa più importante, le storie di tante persone "comuni" che devono lottare ogni giorno contro la prepotenza delle cariche istituzionali.
Dagli anni cinquanta ad oggi sono stati attribuiti al Genio militare, per i suoi giochi di guerra, ben 7500 ettari della Sardegna meridionale. Per la gente che abitava, e ancora abita lì, questo ha voluto dire l'abbandono delle proprie case, il sottostare a delle regole che ogni giorno diventavano e diventano più opprimenti, la frustrazione di essere nel posto in cui si è nati contando meno dei forestieri (la base militare di Capo Teulada, luogo in cui si svolge il film, è una base NATO). Oltre che della terra, la forza militare si è appropriata ingiustamente anche del mare, sottoponendo a forti restrizioni la possibilità di pescare. Luciano Marica e la gente del suo paese hanno deciso di ribellarsi a questo stato di cose e lo stanno facendo da otto anni.
Ma quant'è la gente che sa di queste cose (ammetto che anch'io prima del film ne ero all'oscuro)? Sicuramente poche. Questo perché forse il nostro Stato non ha nessun interesse a far sì che si sappia. Così come pochi sanno che un anno fa sembra che un sommergibile a propulsione nucleare abbia impattato nei fondali della Maddalena facendo muovere la terra per cento chilometri. La gente non sa queste cose però sa chi ha vinto "L'isola dei famosi" (per l'appunto un non famoso), o che cosa ha mangiato oggi Costantino (mi pare si chiami così 'sto personaggio). Invece di bearci a guardare gente che ha scelto volontariamente di andare su un'isola deserta (?), o dentro una casa dove tutto è permesso solo se non urti la sensibilità popolare (è stato fatto fuori uno per una bestemmia, ma la gente non bestemmia nelle proprie case?), bisognerebbe essere informati su ben altro. Tutta questa finta reality (?) ci ha un po' rotto le palle, perché c'è un'altra reality, anzi realtà, che è quella che non passa davanti le telecamere dove la gente deve rinunciare a mangiare non perché lo ha scelto ma perché glielo hanno imposto. Una realtà dove è permesso che mezza regione sia militarmente "occupata" in tempi di pace (ma forse è ora di capire che siamo in guerra).
L'informazione ci vuole ignoranti, così non disturbiamo. Ricordiamoci che in Inghilterra i film di Ken Loach (alcune parti di "Piccola pesca" ricordano "Paul, Mick e gli altri") vengono prodotti dalla BBC, qui invece chi vuole dire qualcosa che vada controcorrente non trova neanche un soldo. Ma vi sembra possibile una cosa del genere in un paese che si reputa libero?
Quante sono le cose che cose che non sappiamo e che proprio in questo momento, magari, ci stanno togliendo la nostra dignità di esseri umani. I potenti fanno la guerra per arricchirsi ma ogni attimo che passa affamano la gente che la guerra non la vuole (nel caso di Capo Teulada c'è in più l'aggravante della pericolosità dell'uranio impoverito dei proiettili e delle centinaia di mine inesplose in fondo al mare). E noi invece di combattere stiamo appresso alle gesta di uno che ha trovato la ragazza in una trasmissione televisiva (che bello!).
Se solo sapessimo ritrovare la dimensione che ci fa sentire esseri umani senza dover apparire alla televisione che è sempre più prepotente, allora forse riscopriremmo la poesia (perché poesia è!) di un uomo che stanco dice: adesso mi alzo in piedi e combatto per la mia vita, anzi per la nostra vita. Questo è Luciano Marica. Altro che Costantino!

Renato Massaccesi

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