Panic Room
Nella scena iniziale, quella in cui a Meg Altman (Jodie Foster) e sua figlia (Kristen Stewart) viene mostrato l' "immobile" (così lo chiama l'impettito agente immobiliare) a Manhattan dove andrà prossimamente a vivere, si percepisce dalle espressioni del suo volto e dal tono della voce quanto quella sinistra stanza posta nel cuore delle casa non le piaccia e quali funeste sensazioni le rimandi.
Quando, durante la prima notte di permanenza, assistiamo ad un lungo ed emozionante piano sequenza con il quale vengono ripresi le manovre dei tre malviventi che penetrano nell'abitazione, controllati dai monitor che seguono i loro spostamenti, ci rendiamo conto, istigati a ciò dai movimenti avvolgenti della macchina, che quella torva ed inquietante stanza, dalle pareti scarne ed illuminata come il bagno di una stazione della metropolitana di Harlem, costituisce l'unica isola di salvezza per Meg e sua figlia. E allora via, rapide e silenziose a gettarsi verso l'entrata e a rinchiudersi violentemente dietro le spalle la pesante porta d'acciaio.
La Panic room è una stanza blindata posta al centro delle case di coloro che si vogliono difendere dai ladri che penetrano nelle loro abitazioni. È dotata di un circuito interno di video che permettono di controllare i movimenti dei malviventi, di generi alimentari di conforto e di una linea telefonica protetta che permette di mettersi subito in contatto con le forze di polizia. Sennonché, Meg, appena trasferitasi non ha fatto in tempo ad attivare questa linea telefonica. E questo non indifferente particolare è il punto di partenza di un gioco crudele che inizierà tra la Foster (mostra un fisico da ginnasta ed espressioni sempre fortemente convincenti) e i tre banditi, tra i quali solo Burnham - criminale per bisogno - , interpretato dal bravissimo Forest Whitaker ("La moglie del soldato") riesce a sostenere le mosse dell'astuta mammina.
David Fincher architetta un altro film dove la sfida e il gioco diventano protagonisti. Sulla scia dei suoi precedenti lavori ("Seven", "The game", "Fight Club") anche in "Panic room" si racconta di una partita, condotta su una scacchiera dove il confine tra il gioco e la vita è una linea sottile e il varcarla può risultare fatale. Il regista è abilissimo nel raccontare le mosse e le contromosse degli sfidanti, le diverse gerarchie psicologiche che sostengono l'agire dei due contendenti. E finché la partita si gioca nel campo delle idee, la tensione permane altissima e coinvolgente. L'opera mostra pecche quando la tenzone dal campo delle idee si trasferisce in quello dell'azione. E qui, nonostante il ritmo rimanga sostenuto, le soluzioni narrative scelte non convincono del tutto, lasciando un pò di amaro in bocca per quello che si era visto fino a quel momento.
Film comunque girato benissimo da Fincher che mostra una sensibilità straordinaria nei movimenti della macchina, ora acrobatici ora morbidi come una barchetta su un lago dalle acque placide. Forte di una solida sceneggiatura coglie quel bisogno di assoluta sicurezza, di protezione dal resto del mondo, così agognato soprattutto dalle famiglie americane. Ne sminuisce però il valore raccontandoci un finale dove sono solo i sentimenti, umanissimi, di solidarietà e compassione, a fuoriuscire irrefrenabili in barba a qualsiasi congegno elettronico o diavoleria ingegneristica.

Das

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