Orphan
L’inizio shock in sala parto ci presenta immediatamente i coniugi Kate (Vera Farmiga) e John (Peter Sarsgaard), i quali, devastati dal dolore per la tragica perdita del bimbo che la donna portava in grembo, decidono di adottare una ragazzina da porre accanto ai figli Daniel (Jimmy Bennett) e Max ("Aryana Engineer"): la piccola Esther (Isabelle Fuhrman) che, trovata in un orfanotrofio, si rivela ben presto non essere dolce e angelica come sembrerebbe.
Quindi, a quattro anni dal riuscito "La maschera di cera" (2005), il secondo lungometraggio diretto dallo spagnolo Jaume Collet-Serra per la Dark Castle di Joel Silver – che qui si avvale perfino di Leonardo Di Caprio nelle vesti di produttore – si riallaccia in maniera evidente al filone dei killer in miniatura, segnato sia da titoli noti quali "Il giglio nero" (1956) di Mervyn LeRoy e "L’innocenza del diavolo" (1993) di Joseph Ruben che da pellicole poco conosciute come "Mikey" (1992) di Dennis Dimster e "Milo" (1998) di Pascal Franchot.
Ma, con uno scontro corpo a corpo sul ghiaccio che, tra i diversi momenti memorabili del film, rimanda in un certo senso a una sequenza de "La maledizione di Damien" (1978) di Don Taylor, è soprattutto la saga de "Il presagio" a tornare in mente durante la visione; anche se la bella sceneggiatura dell’esordiente David Johnson, a sua volta ricavata da un soggetto di Alex Mace (anch’egli alla sua prima prova), riesce sempre a depistare lo spettatore e a sorprenderlo, mentre costruisce a dovere i vari personaggi, nonostante il clima generale di citazionismo che non esclude un’efficace ambientazione nevosa proto-"Il respiro del diavolo" (2007).
E Collet-Serra, che ricorre agli spargimenti di liquido rosso solo quando veramente necessari, confeziona il tutto sfoggiando una notevole conoscenza della macchina da presa, abile sia nel generare l’attesa che nel gestire la violenza e la tensione, come già lasciò intuire tramite il succitato slasher interpretato da Paris Hilton.
Fino a una tanto inaspettata quanto inquietante trovata finale dal sapore vagamente polanskiano che, molto simile anche all’dea di base della storia a fumetti "Fame d’amore" apparsa nel maggio del 1990 sul glorioso comic-book "Splatter", ci spinge ancor di più ad annoverarlo tra i giovani talenti dell’horror su celluloide d’inizio XXI secolo.

La frase: "Tra tanti ritardati, i tuoi hanno pescato proprio la più scema".

Francesco Lomuscio

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