Nessuno mi può giudicare
E’ la voce narrante di Valerio Mastandrea ad accompagnare l’esordio alla regia per Massimiliano Bruno, co-sceneggiatore di tutti i film diretti da Fausto Brizzi, incentrato sulla figura di Alice alias Paola Cortellesi, la quale, antipatica, classista ed abituata a vivere nel lusso in una villetta di Roma nord, si trova costretta a trasferirsi in uno stabile popolare di periferia e ad intraprendere il mestiere più antico del mondo dal momento in cui il marito, imprenditore nel ramo dei sanitari, muore in un incidente lasciandola con un debito fortissimo da saldare ed il timore che i servizi sociali le tolgano il figlio di nove anni.
E, tra un’apparizione di Remo Remotti ed una incredibilmente divertente del cantante Fausto Leali, è il regista stesso a fare un brevissimo cameo all’interno di quello che, se da un lato vede la Anna Foglietta della serie tv "La squadra" nel ruolo della escort di professione Eva, impegnata ad insegnare la squallida attività alla protagonista, dall’altro si concentra sul rapporto di amicizia progressivamente instaurato da quest’ultima sia con Giulio, gestore di un Internet Point interpretato da Raoul Bova, che con i bizzarri personaggi abitanti nel quartiere, a partire dalla coppia di quarantenni formata da Tiziana-Lucia Ocone ed Enzo-Lillo.
Perché, al di là del mai disprezzabile Rocco Papaleo nei panni di Lionello, portiere del palazzo che, affetto da quel certo razzismo italico un po’ qualunquista, ci regala anche un’esilarante citazione-omaggio (o critica?) a "Ecce bombo" di Nanni Moretti, è una comicità tipicamente romana ad attraversare gli scorrevoli e tutt’altro che noiosi 95 minuti di visione.
Minuti di visione che presentano non poche occasioni per spingere lo spettatore a sprofondare in sane risate, dalla sequenza in cui abbiamo Riccardo Rossi nelle vesti di un inviato televisivo "proto-Stranamore" a quella ambientata nel punto vendita "Decathlon", passando per il piccolo exploit di un Edoardo Leo opportunamente fornito di accento burino.
Senza dimenticare un indispensabile pizzico di poesia, proprio come nei film del succitato Brizzi (a quanto pare qui collaboratore alla sceneggiatura), e peccando solo in un certo eccesso di buonismo da favoletta che, nel cinico XXI secolo, rischia di risultare credibile solo finché resta relegato al di là dello schermo cinematografico.
Del resto, la protagonista si chiama come la bambina catapultata nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll.

La frase: "Quando vuoi bene a qualcuno nella vita fai pure le cose che non ti piacciono".

Francesco Lomuscio

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