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Mr Cobbler e la bottega magica

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato14 luglio 2016Voto: 4.0
 

  • Foto dal film Mr Cobbler e la bottega magica
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Max Simkin è un calzolaio, come il resto della sua famiglia da quattro generazioni a questa parte nel Lower East Side newyorchese. Max, uomo di mezza età che vive con la madre, non ha una vita entusiasmante: si occupa della gestione del negozio di calzature che suo padre gli lasciò quando scomparve misteriosamente molti anni prima. Uno dei pochi amici su cui può contare è il suo vicino di casa, il barbiere Jimmy. L'unica macchina per la cucitura delle suole a sua disposizione a un certo punto si rompe, proprio mentre sta terminando un lavoro importante per un malvivente locale. Max è costretto ad usare un antico cimelio di famiglia scovato in cantina: non gli ci vuole molto per capire che non si tratta di un macchinario qualunque e che lui non è un calzolaio come tutti gli altri. La vita di Max si trasforma irrimediabilmente, facendogli perdere il controllo. Grazie all'amicizia e all'aiuto di Carmen, una donna dedita alla denuncia sociale, Max si farà forza, risolverà il suo problema e affronterà la magnate Elaine Greenawalt, diventando un piccolo eroe nella sua cittadina.

Incredibile, ma vero: non c’è mai fine al peggio e Adam Sandler ormai lo sa bene. “Mr. Cobbler e la bottega magica”, un flop senza precedenti in America - tanto che l’attore ha ottenuto il Razzie Award per la sua interpretazione di Max Simkin - non ha prodotto l’effetto sperato neanche il Italia. Thomas McCarthy (reduce dal successo di Spotlight) e Paul Sado hanno diretto una ‘dark comedy’ che scivola incessantemente nel ridicolo, trovando il suo apice nel finale a dir poco scontato e banale. Già dopo la prima mezz’ora, infatti, lo spettatore comprende dove la pellicola voglia andare a parare, senza lasciare spazio all’immaginazione, aspetto che non dovrebbe mancare in un progetto basato su una storia per famiglie. Tra l’altro, risulta difficile pensare che possa essere guardato da bambini, in quanto si passa dal dramma alla commedia, dal sentimentalismo all’illegalità e all’’horror’ (alcune scene possono spaventare chi guarda, altre sono decisamente macabre). La commedia, che poco si presta al genere di appartenenza, è un agglomerato di generi molto diversi tra loro. Ciò rende difficile seguire con semplicità la storia in quanto appare confusionaria. Il soggetto in sè poteva anche essere interessante e intrigante, ma è stato gestito davvero male, in particolare nella scelta del cast.

Adam Sandler, che qui è affiancato da un cast d’eccezione, è poco incisivo e mantiene la stessa espressione (da tonto per intenderci) per tutta la durata del film, come se ormai non fosse più in grado di cambiarla in base alle circostanze. Eppure, per un attore la mimica facciale, lo sguardo e la gestualità dovrebbero essere tutto ciò che serve per donare emozioni a chi guarda. Ovviamente, come è facile immaginare, qui l’attore non c’è riuscito. Rispetto al resto del cast, Dustin Hoffman e Dan Stevens hanno avuto parti minori, ma il primo ha regalato al pubblico l’unico momento emozionante della pellicola, donandogli la prova che l’amore vero esiste e che può durare in eterno. La vera sorpresa, però, è stata la performance di Method Man, interprete del malvivente Ludlow e il solo che appare credibile, senza nulla togliere a Steve Buscemi (Jimmy), qui relegato in un ruolo che non gli ha permesso di esprimere tutto il suo talento.

Nonostante il flop, vengono trattati alcuni temi importanti, ma molti in maniera superficiale: dalla denuncia sociale alla volontà di cambiare vita e di affermarsi, per poi passare dal valore degli affetti familiari al dolore causato dalla perdita di qualcuno e dalla crescita interiore alla consapevolezza dei propri limiti. Se l’intento dei registi era quello di voler sorprendere lo spettatore, possiamo dire con fermezza che il risultato - in realtà - è stato a dir poco deludente, soprattutto nel finale in quanto prevedibile e troppo veloce per essere apprezzato a pieno. Inoltre, molte scene sembrano non avere senso, come se fossero state inserite senza un fine preciso e un nesso logico, ma semplicemente per riempire la pellicola. Per tutti questi motivi sconsigliamo la visione del film, anche se la scelta spetta al pubblico.


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