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Modalità Aereo

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Francesco Lomuscio11 febbraio 2019Voto: 6.0
 

  • Foto dal film Modalità Aereo
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In un sempre più tecnologico terzo millennio in cui buona parte dell’esistenza privata dei comuni mortali sembra essere conservata all’interno di quei più o meno diabolici strumenti di comunicazione chiamati smartphone, cosa accadrebbe se qualche estraneo ne entrasse furtivamente in possesso?

Bello, ricco e famoso, ne sa qualcosa l’imprenditore vinicolo Diego Gardini interpretato da Paolo Ruffini, il quale, imbarcatosi su un volo di ventiquattro ore per Sydney e dimenticato il suo telefono cellulare di ultima generazione in una toilette dell’aeroporto di Fiumicino dopo aver provocato il licenziamento di due addetti alle pulizie del posto, non immagina che siano proprio questi a trovarlo e a sfruttare la situazione in loro favore.
Perché, con le fattezze di Lillo e di Dino Abbrescia, Ivano e Sabino non tardano a metterlo nei guai e a godersi al suo posto un Natale all’insegna di feste esclusive e belle donne, rivelandosi le due fondamentali pedine di un classico rovesciamento di ruoli in fotogrammi dichiaratamente debitore nei confronti di “Una poltrona per due” di John Landis.
Ribaltamento di ruoli destinato a coinvolgere anche il Lorenzo dal volto di Luca Vecchi e il piccolo Luca alias Christian Monaldi, ovvero il cugino e il trascurato figlio del Gardini la cui arroganza, a bordo dell’aereo, viene continuamente fronteggiata dalla hostess Linda, incarnata da Violante Placido.

Nomi che, insieme a Caterina Guzzanti nei panni della moglie di Ivano e a Pablo e Pedro in divise da finanzieri, completano il cast di una circa ora e quaranta di visione non priva di presepi tempestati di Playmobil e di esilaranti affermazioni spazianti da Russell Crowe definito come unica cosa buona in quattrocento anni di Australia ad un’Italia in cui sembra essere una tradizione il fatto che nessuno finisca in galera.
E, se negli anni Sessanta i grassi erano tutti ricchi e i poveri, invece, magri, oggi, a quanto pare, avviene il contrario, come possono constatare i due protagonisti in aria di rivalsa sociale, pronti a cimentarsi perfino in un duetto canoro sulle note di “Amico è” di Dario Baldan Bembo. Duetto che fa il paio con quello che il solo Lillo affronta affiancato da una Sabrina Salerno nel ruolo di se stessa nell’eseguire “Boys”, ma che rientra, forse, tra le surreali parentesi evitabili di una sceneggiatura non eccelsa a firma del già citato Ruffini insieme all’Herbert Simone Paragnani autore di “Una canzone per te” e a Fausto Brizzi, regista del lungometraggio.

Il Brizzi che, nel ricordare che nella vita di ognuno di noi la cosa più importante è la fiducia e che non ti fidi di nessuno se non ti fidi di te stesso, sfoggia i momenti migliori per spingere lo spettatore a sorridere quando tira in ballo almeno un’accoppiata di gag che vedono coinvolti alcuni cinesi.
Accontentandosi, per il resto, di mettere in piedi una sufficientemente divertente operazione romanticomica atta a ribadire che, quando tutto comincia ad andare male, l’unica soluzione è chiedere aiuto ai propri migliori amici.


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