Qualcosa di speciale
Con il libro "Survivor" Chuck Palahniuk è stato uno dei primi scrittori americani a parlare di quelle strane figure, i predicatori di massa, anche chiamati guru, che sempre più successo troviamo negli Stati Uniti da una quindicina d’anni. La sua critica era impietosa, come sempre. Pendere dalle labbra di qualcuno non è mai una buona idea, soprattutto quando la persona in questione non si rivolge a te in particolare, ma a masse di persone tutte convogliate nello stesso luogo. Possibile che un film, oltretutto una commedia, scelga come personaggio protagonista proprio uno di questi "santoni"? Insomma, "Love Happens" parte sbagliato fin dall’inizio: un uomo del genere è difficile che piaccia. E questo anche se il suo nobile scopo è alleviare il dolore di famigliari a cui è morto prematuramente un marito, una moglie, un figlio. Lui stesso è vedovo. Insomma, il tema non é affatto semplice, ma la contestualizzazione dozzinale annulla qualsiasi proposito positivo.
E’ vero, sono pochi i film americani con grandi case distributrici alle spalle, che parlano della rielaborazione di un lutto. Del recente passato, il più riuscito è senza dubbio "Moonlight Mile" del già lontano 2002. I drammi così vicini alla vita degli spettatori normalmente non portano tanta gente al cinema ed é questa forse la ragione per cui "Love happens", sia nel titolo che nella locandina che nel trailer, fa di tutto per sembrare una commedia romantica come tante altre. Dopotutto la presenza di Jennifer Aniston normalmente è una garanzia per chi è in cerca di sorrisi su cuori teneri. Il pubblico americano che ha già visto il film (qui esce a distanza di qualche mese) sembra non esserci cascato e gli incassi non sono stati dei migliori, ma questo non è motivo sufficiente per bocciare il film. I motivi sono altri (oltre a quelli sovraesposti) e risiedono in una caratterizzazione superficiale e spesso contraddittoria dei personaggi. Se da una parte abbiamo la bella fioraia Eloise che non sbaglia mai una parola, ma è simpatica e fa sempre tutto per il bene di lui, nonostante lei si sia lasciata con il suo partner il giorno prima (con l’improbabile prova schiacciante del rossetto su un bicchiere), dall’altra Aaron Eckart veste i panni di un uomo dai tanti, incredibili, passati. Ha o no, superato il lutto della moglie tanto da aver scritto un libro sopra? Capiamo un ritorno degli incubi (anche se non tre flashback uguali), ci mancherebbe, ma non la totale rielaborazione del lutto. Il resto sono una serie di pensieri new age propinati come se fossero cure miracolose e un amore fatto di tante cose studiate per essere carine, buffe, piccole e divertenti come la decima replica consecutiva del sorriso di Amelie Poulain.
P.S. Vanno bene le esigenze di sceneggiatura, ma pensare che una donna, al primo appuntamento, porti un vedovo al cimitero a vedere la tomba di Bruce e Brandon Lee non è proprio concepibile.

La frase: "I funerali sono rituali importanti, non servono per ricordarci che una persona è morta, ma che quella persona ha vissuto".

Andrea D'Addio

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