Litigi d'amore
L'inizio non appariva dei migliori: un funerale, una mamma abbandonata dal marito scappato con una segretaria svedese e quattro figlie con età compresa fra i quattordici e i venticinque che cercano di salvare una certa normalità familiare. Insomma, il timore (personale) che si fosse di fronte ad una sorta di Piccole donne aggiornata al nuovo millennio (con tanto di sviluppi drammatici strappalacrime), sembrava essere lì per avversarsi.
Quando però arriva l'invadente (e sbronzo) vicino di casa Kevin Costner che con smorfie degne dell'orso Yoghi cerca di insinuarsi in quella che potrebbe essere la casa del guardaboschi, non si può non sorridere nel vedere uno dei più celebri sex symbol degli ultimi vent'anni in una versione tanto buffa e dimessa. E così le paure iniziali di vedere: a) un bel drammone familiare b) una banale storiella d'amore tra cinquantenni (come la pessima traduzione del titolo faceva presupporre), lasciano ben presto il posto ad una piacevole e profonda commedia sull'abbandono e la capacità di guardare avanti nonostante tutto e tutti.
Perno della vicenda è Terry (Joan Allen), donna tanto forte quanto arrabbiata al cui intorno, o meglio, alle cui radici, si muovono le quattro figlie e le rispettive problematiche. A loro si accosta Danny (Kevin Costner), un ex giocatore di baseball ora deejay radiofonico, che da sempre attratto dalla bellezza della mamma, si fa ben più esplicito quando il marito di lei va in fuga. Il momento però non è dei più adatti per un corteggiamento...

Mike Binder (Una moglie perfetta) firma una bella produzione indipendente all'interno della quale oltre a ricoprire i ruoli di regista e sceneggiatore si riserva anche una simpatica particina (è Shep, un demenziale amico di Danny). Vera star della pellicola è però Joan Allen, un'attrice che nonostante sia stata nominata già tre volte all'Oscar non ha mai raggiunto apici di popolarità. Qui si dimostra, oltre che bella, anche un'interprete dai perfetti tempi, all'occasione, comici e/o drammatici. Spesso i suoi sguardi comunicano molto più di qualsiasi parola o discorso. Kevin Costner le si affianca con quella bravura da attore consumato che ci farebbe piacere vedere sempre più sul grande schermo (purtroppo le conseguenze del flop di Waterworld ancora gli ostacolano un ritorno alla grande nel mondo di Hollywood).
Un film al quale, se non fosse per quella voce fuori campo a chiusura del tutto che sa tanto di morale della favola, sarebbe stato difficile trovare sbavature.

La frase: "- Sii gentile. - Non è nella mia natura".

Curiosità: terzo ruolo da giocatore di baseball per Kevin Costner dopo Bull Durham e Gioco D'amore. Se poi aggiungessimo anche le parti sempre da sportivo interpretati in Tin Cup e Il vincitore, potremmo un po' obiettare sulla mancanza di originalità nelle scelte dell'attore californiano...

Andrea D'Addio

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