Les Choristes - I ragazzi del coro
Meno male che tra un blockbuster e l'altro il cinema d'autore di questo inizio stagione dà ancora segni di vita parlando soprattutto transalpino: dopo Rivette ed Ozon adesso è la volta di "Les Choristes" di Christophe Barratier, candidato all'Oscar per la Francia e ribattezzato in italiano "I Ragazzi del Coro" come il film di Aldrich del 1977.

E allora, voilà: Clement Mathieu è un musicista senza lavoro.
Rassegnato e senza speranza, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per ragazzi difficili dal nome poco rassicurante, "Le Fond de l'Etang" ovvero "Il Fondo dello Stagno".
Mathieu scopre subito che nell'Istituto ben altro fondo è stato già toccato a causa del sistema repressivo del direttore Rachin che crea solo insofferenza e ribellione e con cui entra presto in disaccordo.
"Azione-Reazione" è la tesi di Rachin ma il nuovo sorvegliante ha ben altro in testa e, superata pazientemente la diffidenza dei ragazzi, riesce ad avvicinarsi a loro fino a conquistarli con il Canto.
Farà di loro un vero e proprio Coro e quando sarà costretto da Rachin a lasciare l'istituto, la sua vita e quella dei suoi allievi saranno cambiate per sempre.

Il factotum Barratier (sceneggiatore, regista e anche autore delle musiche insieme a Bruno Colais) per il suo "Les Choristes" si ispira ad un altro film francese del 1945, "La Cage aux rossignols" di Jean Dreville, mantenendone l'ambientazione nel dopoguerra e sottolineandone gli aspetti narrativi che gli stanno più a cuore: l'infanzia, l'Arte che trasforma la realtà, un Perdente che vince la partita più importante diventando un grande Maestro.

Forse tutto già visto e sentito, ma Barratier, nonostante sia al suo primo lungometraggio, è bravo a non strafare, non cede alla tentazione del sentimentalismo e ci porta con grande equilibrio drammatico, sequenza dopo sequenza, a tu per tu con l'umanità del Clement Mathieu interpretato dallo straordinario Gerard Jugnot.
Un' umanità calda e compassionevole, goffa ed ironica, che contrasta con la luce fredda e tagliente dell'Istituto e che ne fa il cuore pulsante della storia, il Deus Ex-Machina che esce vincitore dallo scontro con Rachin / Francois Berleand e che regala alla solitudine dei suoi allievi (tutti bravissimi e naturalissimi piccoli attori non professionisti) la bellezza della Musica e l'opportunità di un'esistenza diversa.
Come quella di Pierre Morhange per esempio, la voce solista del coro, attraverso i cui ricordi, in un lunghissimo flash-back lo spettatore vive le emozioni di un film intenso: dal suo presente di musicista famoso torna indietro nel tempo per rivedere la sua infanzia e dire grazie ad un altro musicista, il suo "sorvegliante" Clement Mathieu.

Max Morini

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