Lavorare con lentezza
"Dare voce a chi non ha voce" era lo slogan di Radio Alice, una delle prime radio private italiane, aperta a Bologna nel 1976. Guido Chiesa con "Lavorare con lentezza", presentato in concorso alla 61° Mostra del Cinema di Venezia, ne racconta la storia narrandoci le vicende di coloro che direttamente o indirettamente vi ruotavano attorno: due giovani di un quartiere popolare Tommaso Ramenghi, Marco Luisi) che ne ascoltano le trasmissioni mentre scavano di notte un tunnel per compiere una rapina in banca, una giovane avvocatessa (Claudia Pandolfi) che svolge volontariato per i ceti più poveri, un tenente dei carabinieri (Valerio Mastandrea) incaricato di vigilarne sulla sua potenzialità eversiva, e tutti gli altri giovani che lavoravano nella radio libera.
Guido Chiesa ("Il partigiano Johnny, 2000) scrive questo film assieme al gruppo dei Wu Ming (quelli di "Q", per intenderci). Il suo intento, parzialmente riuscito, è quello di realizzare un affresco degli anni '70 mostrandocene tutte le contraddizioni ma anche la forza dirompente e motivante di alcuni imperativi volti alla rottura di tutto ciò che era stato prima.
Ci racconta del forte contrasto con le istituzioni ma anche colla principale forza di opposizione, il Partito Comunista Italiano; dell'insanabile frattura generazionale generatrice di conflitti familiari; di concerti nei parchi (riprodotto un concerto degli Area con il mitico Demetrio Stratos); di rapporti sessuali in una Renault 4, di canne a tutte le ore del giorno.
Il film, però, non va molto al di là della descrizione del colore dell'epoca. Può far piacere a noi quarantenni, rivedere i fumetti di Alan Ford o un personaggio che ricorda molto il compianto disegnatore Magnus (al secolo Alberto Raviola), ma se l'intento era quello di fare un film politico, questo è svilito dall'irresistibile attrazione verso soluzioni più semplici, all'insegna della pellicola giovanilistica e soprattutto trovo riduttivo identificare gran parte della ideologia dei movimenti di quegli anni al semplice rifiuto del lavoro e di una vita fatta di sacrifici (da cui il titolo del film tratto da una canzone dei Enzo Del Re che faceva da apertura alle trasmissioni di Radio Alice).
Comunque, l'opera di Chiesa i suoi pregi c'è l'ha. L'operazione di raccontare un'epoca è lodevole ed interessante come tecnicamente valide sono alcune riprese come ad esempio le scene delle cariche all'università di Bologna dove rimarrà ucciso, colpito da un carabiniere, il giovane venticinquenne Francesco Lorusso.
Inchiesta archiviata, come per i fatti di Genova del 2001.

Daniele Sesti

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