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L'Ape Maia - Il film











Chi non è cresciuto ascoltando almeno una volta il motivetto della sigla del 1980 “L’Apemaia” di Katia Svizzero? Nonostante l’unica stagione da 52 episodi da 22’ prodotta “L’Ape Maia” resta uno degli anime di maggior successo in Europa e dopo tanti anni vede la luce il progetto di un lungometraggio sul simpatico insetto. Dopo “Captain Harlock” e “Belle & Sebastien” il 2014 si conferma l’anno del ritorno sul grande schermo di leggendarie serie televisive, ma soprattutto il trend delle poche novità che il mercato è in grado di offrire.
E’ difficile trovare un soggetto inedito, ma ancora più difficile ridare vita a personaggi storici senza incappare nell’errore della banalità e in questo caso l’operazione miele può considerarsi dolcemente riuscita. In “L’Ape Maia – Il Film” i valori dell’amicizia, della natura e della libertà sono gli stessi dell’anime originale, ma la computer grafica riesce a regalare 90’ piacevoli agli spettatori grandi e piccini. Maia è una piccola ape che non riesce a vivere all’interno dell’alveare, come un pesce fuor d’acqua, che vuole vivere libero nel mare del mondo. Nel prato, sinonimo della società, trova un amico sincero nella cavalletta Flip.
La diversità aiuta la protagonista a completarsi e sbocciare definitivamente acquisendo man mano nel corso dell’intreccio la consapevolezza delle proprie qualità. L’amico Willy e il calabrone Pungolo rappresentano come, in realtà, due eterni nemici possano essere amici se solo aprono a un confronto sincero. Le scene e i dialoghi spesso sono ripetitivi, ma non poteva essere altrimenti per una pellicola che punta tutto sull’effetto nostalgia, nel tentativo di costringere i grandi a tramandare la passione per l’apetta giapponese ai figli. Dopo il mezzo flop di “Bee Movie” (2007) le pelosette gialle a strisce nere tornano nel cinema d’animazione, ma questa volta dalla porta principale con un franchising dal marchio garantito e con 260 licenze nel mondo. Maia prende il volo con la voce della doppiatrice originale, Antonella Baldini, e questo non fa che rafforzare il rapporto tra quest’opera e la serie cult.
Sconcertante la scelta di produrre il film senza l’ormai onnipresente tecnologia 3D, spesso purtroppo abusata, ma che in questo caso sarebbe stata in grado di garantire scene splendide all’interno degli ambienti naturalistici. Gli insegnamenti morali e sociali tramite l’animazione trovano sempre terreno fertile nei giovani, che troppo spesso sono privi di una guida, un po’ come la nostra simpatica Maia.
Il coraggio di un essere tanto piccolo è la speranza di ognuno di trovare un luogo in cui condividere amicizia e serenità, uno spot per tutta la famiglia.

La frase:
"Fuori dal tuo alveare c’è un mondo".

a cura di Thomas Cardinali

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