Hotel Rwanda
Paul piange perché mentre si toglie la giacca e la cravatta e rinuncia al suo impeccabile look di manager, sa di dover rinunciare anche alla sua identità occidentale, quella per cui ha sempre vissuto.
Gli Occidentali gli hanno regalato una tranquilla vita borghese e un lavoro, e che lavoro, quello di Direttore del lussuoso Hotel "Mille Collines" di Kingali.
Gli hanno fatto credere di essere uno di loro, ma non è così, non può essere più così:
Paul è un nero, è africano e soprattutto è un Hutu e gli Hutu in Ruanda stanno massacrando l'etnia rivale, i Tutsi.
E se gli Occidentali vogliono stare alla finestra a guardare, lui non può permetterselo.
Potrebbe salvare solo se stesso e la sua famiglia, ma l'amore e la compassione per il suo popolo lo porteranno invece, barricato nel "Mille Collines", a salvare più di 1200 persone.
Paul Rusesebagina non vuole che lo si chiami lo "Schindler africano", ma la sua storia vera ed incredibile non può ricordarci ancora una volta come il coraggio di un solo uomo ( e la sua intelligenza e la sua abilità a muoversi tra violenza e corruzione ) possa cambiare il Destino di molti altri uomini e, superati gli steccati dell'odio, interagire con il corso della Storia.
Quella con la S maiuscola, quella che il buon Terry George aveva già attraversato parlandoci dell'Irlanda in "Scelta d'amore" e che adesso cerca di raccontarci mettendo il dito su una ferita ancora non completamente richiusa, la guerra civile in Ruanda degli anni Novanta, un genocidio consumato nell'indifferenza del mondo.
Fatti, vicende e colpi di scena scorrono sullo schermo e si accavallano in due ore di pellicola ( forse troppe, ma tanto ormai è inutile aspettarsi film che durino meno ) con una bella andatura drammatica, solo a tratti compromessa da inevitabili sprazzi di retorica antioccidentale e antimilitarista.
Le star Nick Nolte e Joaquin Phoenix più Sophie Okonedo ( "Piccoli affari sporchi" ) sostengono un gigantesco Don Cheadle ( non ve lo ricordate? Rivedetevi "Boogie Nights " o "Traffic") finalmente in un ruolo da protagonista, che aldilà dell'aspetto quasi superoistico del suo personaggio ( mai stanco, mai impaurito in mezzo a tensioni impossibili da sostenere ) riempie lo schermo con l'umanità del suo Paul.
Non so quanti di noi, bravi cittadini occidentali abituati a spettacoli televisivi a base di Reality e Calcio, sanno che il Ruanda è un piccolo stato circondato dalla Tanzania, il Burundi, il Congo e l'Uganda dove, prima che si chiudesse per sempre il "secolo breve", si è consumato lo sterminio di un milione di persone in soli cento giorni.
Speriamo che qualcuno, dopo aver visto lo spettacolo di "Hotel Rwanda", cominci a ricordarlo.

Max Morini

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