Non voglio dormire da solo
Kuala Lumpur. Nella grande città malese un ragazzo cinese viene aggredito da un gruppo di malviventi. Pesto e malridotto vaga per le strade finchè non viene aiutato da un giovane del Bangladesh, che lo cura e lo nutre. Tra i due nasce un legame profondo. Quando il cinese si riprende incontra una giovane che di giorno fa la cameriera e nel tempo libero si occupa di un ragazzo ridotto allo stato vegetativo, e di lei s'innamora. Filo conduttore delle vicende dei personaggi è un materasso che alcuni operai del Bangladesh trasportano per la città, e che sembra vivere sentire le emozioni dei protagonisti.
In "Hei yanquan - I don't want to sleep alone", ultima fatica del regista malese Tsai Ming-Liang, ("Il Fiume", "Vive l'Amour") i legami tra le persone sono un punto fondamentale, in particolare l'altruismo e la generosità verso chi è debole e impotente. È come se con l'aiutare gli altri ci si sente meno disperati in una vita che ci sta stretta. Quando il giovane cinese ferito viene aiutato dal duro del gruppo di operai del Bangladesh, Rawang (Norman Atun), non potrebbe essere curato meglio da una madre premurosa. L'operaio lo lava, lo aiuta ad andare in bagno, pulisce i suoi indumenti lerci senza mai provare disgusto per questi atteggiamenti così intimi, e lo fa con una tale naturalezza che disarma. Altrettanto fa la ragazza con il giovane paralitico, che può solo muovere gli occhi, aggiungendo una dolcezza e una cura sorprendenti.
L'altruismo si evolve quando il giovane cinese, (Lee Kang-Sheng, protagonista prediletto presente nella maggior parte dei film del regista), si riprende dalle ferite subite, e si evolve in un rapporto più profondo con il suo soccorritore, un'intesa che li unisce pur non sapendo niente l'uno dell'altro. Il contatto fisico è la chiave di lettura del film, a rappresentare il bisogno di amore, che si vuole ricevere, ma anche dare. Così anche il legame del ragazzo cinese con la ragazza, portato avanti senza una parola ma fatto solo di sguardi e di gesti cresce trasformandosi in amore.
La cosa che colpisce della pellicola di Tsai Ming-Liang, tornato per la prima volta nel suo paese d'origine, è la semplicità dei gesti, fatti di piccole cose, azioni quotidiane che si trasformano in qualcosa di più grande, dando un senso al film quasi privo di dialoghi. La sensualità che scaturisce da quei gesti è coinvolgente, senza mai cadere nella volgarità, persino negli atteggiamenti più espliciti. Ma ciò che più affascina è il modo in cui è raccontata la storia, attraverso il vagare di un materasso vecchio e logoro, che diventa un giaciglio degno di un re, e che quasi ci ipnotizza obbligandoci a seguire quel suo errare, assorbendo emozioni e sensazioni che emana allo spettatore.

La frase: "Un materasso che abbia perso la sua compattezza può essere nocivo alla salute".

Monica Cabras

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