Tutti insieme inevitabilmente
A tutti sarà capitato di sentire, da un amico, un parente, se non detto da noi stessi, che il Natale si è trasformato ormai in una grande festa consumistica, una fiera ipocrita del dono materiale, a scapito della sacralità. A festeggiare dovrebbe essere, senza dubbio, anche il cinema. Questo evento istituzionalizzato infatti impone riunioni di famiglia e quindi un ottimo pretesto per tante storie da grande schermo. In America per anni si finiva sempre con la solita morale sullo spirito di Natale: bontà, comprensione reciproca, vecchie crepe risanate, baci, abbracci e amore. Il tutto, sotto una spessa coltre di neve. Da qualche tempo la tendenza si è un pò spostata: il finale è sempre lo stesso, ma per almeno metà del film (la prima), si riesce persino a scherzare, a desacralizzare, a prendere le distanze dal rito. Ecco allora: Nightmare before Christmas, Il grinch, Babbo bastardo, Fuga dal Natale e, ora, per l’appunto, Tutti insieme inevitabilmente.
Diciamolo subito: si tratta di una commedia che non ha nulla di particolarmente originale, ma che diverte e non scade mai nella banalità, neanche nella sua prevedibile coda finale. Divisa in quattro atti, come forse avrebbe fatto Dickens se ne fosse stato lui l’autore, "Tutti insieme inevitabilmente" utilizza il pretesto natalizio per lasciare che una coppia di fidanzati scavi sul proprio rapporto. Figli entrambi di genitori separati, lui e lei si trovano a dovere visitare ognuna delle quattro famiglie dopo aver perso un volo che li avrebbe dovuti portare alle Fiji, lontano da cenoni e fratture d’infanzia. Padri, madri, sorelle, fratelli e nipoti mostreranno ai due quali siano le strade della vita cui potranno andare incontro se decideranno di dare una svolta alla loro relazione, e cioè diventare loro stessi l’inizio di qualcosa. I bravi Vince Vaughn (ma quanto si è ancora ingrassato da quando ha girato Fred Claus?) e Reese Witherspoon dimostrano il giusto affiatamento (strano se si pensa che lui è il doppio di lei), ben scambiandosi di volta in volta il ruolo di spalla e protagonista (a seconda della casa visitata, uno è vittima e l’altro spettatore). La regia dell’esordiente Seth Gordon segue il tutto senza strafare, ma limitandosi a portare a termine il compito, dirigendo diligentemente il tutto. Ne esce un prodotto godibile che riesce comunque ad arrivare a conclusioni conosciute (la bellezza dell’avere una famiglia), senza prendere il solito percorso (neanche tutt’altra strada, ma quasi).

La frase:
- "Certo che le ho dato una bella botta alla bambina!"
- "E’ la figlia di mio fratello, il suo quoziente d’intelligenza non si può abbassare"

Andrea D’Addio

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