Crank
Per molti erede del Bruce Willis d'azione, per altri reincarnazione del defunto machismo reaganiano che nei gloriosi Anni Ottanta aveva i volti ed i muscoli di Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone, il corpulento Jason Statham, tra due "Transporter" (2002/2005) ed un "Cellular" (2004), è ormai entrato a far parte dell'immaginario collettivo quale forzuta figura impegnata in imprese senza tregua.
Non fa eccezione "Crank", scritto e diretto dagli esordienti Mark Neveldine e Brian Taylor, in cui concede anima e corpo al killer Chev Chelios, il quale, intento ad abbandonare il mondo del crimine per dedicarsi alla fidanzata Eve, interpretata da Amy Smart ("Non dire sì"), si ritrova nel sangue un veleno iniettatogli dal gruppo malavitoso per cui lavora.
L'azzeccato pretesto, quindi, per dare il via ad una frenetica corsa contro il tempo che vede Chev intento, contemporaneamente, a trovare un antidoto, a portare in salvo la ragazza ed a mantenere alto il flusso corporeo di adrenalina per evitare che il veleno fermi il suo cuore, mentre provvede anche a difendersi da chi vuole eliminarlo.
Una corsa all'interno di cui ci troviamo coinvolti già a partire dai titoli di testa, con tanto di musica hard rock a fare da commento, sfoggio di virtuosismi tecnici a tutti i costi (vi è perfino il dettaglio del cuore che batte all'interno del torace del protagonista) e dialoghi che finiscono per assumere sempre meno importanza, lasciando a Statham non poche occasioni di manifestare tutto il suo "apprezzabile" orgoglio coatto.
E l'impressione generale, tra inseguimenti e sparatorie, è quella di assistere ad un eccitante videoclip di oltre un'ora e venti, derivato in maniera evidente dalla tradizione action orientale che ha fatto la fortuna di autori del calibro di John Woo, Tsui Hark e Ringo Lam, il quale, grazie ad una grottesca caratterizzazione dei personaggi ed al più volte sfruttato stratagemma della divisione di quadro, appare fin troppo vicino al fantasioso universo dei fumetti.
Anche perché il mai banale script, infarcito di ironia e spruzzate di splatter, si costruisce per intero su una sequela di situazioni ed idee talmente folli che la pellicola non avrebbe certo sfigurato né tra le produzioni della trashissima Troma, né tra i divertenti lavori del sottovalutato Michael Davis di "100 ragazze" (2000) e "Monster man" (2003); curiosamente omonimo di uno dei produttori del film.

La frase: "Se ti fermi sei morto"

Francesco Lomuscio

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