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Cose nostre - Malavita











Il cinema non è solo emozione creativa e ispirazione geniale. Il più delle volte, anzi, non lo è per nulla. Se si prende una storia solida, tratta magari da un libro come "Malavita" di Tonino Bonacquista, lo si affida a mani esperte, come quelle di Luc Besson, che si occupa di scrivere la sceneggiatura e dirigere il film, potete stare tranquilli che il film probabilmente sarà appetitoso.
Aggiungete un cast di alto calibro, De Niro, Pfeiffer e Lee Jones, e il gusto sarà più che appetitoso. Nei titoli appare anche il nome di Scorsese (come poteva mancare in questo film?) e il gioco è fatto. Così è in realtà: "Cose nostre - Malavita" scorre tra le immagini liscio come l’olio, con i tempi giusti, i dialoghi forti, le anse del plot che avanzano sinuose e calamitanti. Trattandosi di una commedia, magari colorata da qualche sprazzo di azione e di tinte fosche, ci si trova spesso e volentieri a ridere di gusto; e questo è esplicitamente il suo fine, fortunatamente. La bravura di registi come Besson è anche la semplicità e la franchezza con cui si affronta una trama: Luc non perde tempo a inseguire chissà quale sfumatura noir, o chissà quale approfondimento psico-sociologico, qualcosa da dare in pasto alla critica per procacciarsi omaggi intellettualistici.
Ha lavorato, sodo e bene, per dare a questo film i colori di una commedia scanzonata e leggera, che si fonda sulle semplici basi di un conflitto stridente: una famiglia mafiosa, con la cultura che si ritrova – violenta ma leale, istintiva e sapiente – come vive in uno sperduto paesino in Normandia? A ognuno le sue stranezze allora; Luc Besson si diverte a prendere in giro le due culture che meglio conosce, la francese e l’americana, che si stuzzicano a vicenda in un divertentissimo gioco delle parti dove la macchietta è il timbro stilistico più spietato: i francesi sono così provinciali da essere detestabili dopo cinque minuti, ma gli americani sono così mafiosi da non poter proprio essere giustificabili, anche se, infine, non si può far altro che gioire con loro. Robert De Niro e Michelle Pfeiffer girano per la prima volta insieme (sullo stesso set era capitato, ma non nella stessa scena) e prendono entrambi il meglio dal partner; è da notare inoltre che entrambi hanno fatto fortuna proprio con ruoli simili ("Goodfellas" e "Married to the Mob") e questo a Besson non sarà sfuggito di certo... Tommy Lee Jones dà il suo tributo al film con poche ma ottime battute, seguite da occhiatacce memorabili.
Per gli amanti dell’azione, inoltre, con Besson non ci si annoia mai e c’è da godere anche di scene movimentate, con ottima scelta di tempi, di spazi e giusta dose di suspense. Onore al merito allora, per un film che già dai titoli si annuncia di ottima fattura, e merita l’attenzione nel panorama attuale.

La frase:
"La gente mi chiedeva: 'Com'é essere intoccabili?'".

a cura di Matteo Brufatto

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