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Bumblebee

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Francesco Lomuscio13 dicembre 2018Voto: 6.0
 

  • Foto dal film Bumblebee
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Ricordate la Chevy Camaro gialla del 1976 regalata dal padre al giovane Sam Witwicky alias Shia LaBeouf in “Transformers” di Michael Bay, ispirato nel 2007 ai giocattoli trasformabili i cui diritti di commerciabilità vennero venduti nel 1984 all’americana Hasbro dalla giapponese Takara e al quale si sono aggiunti quattro sequel a firma dello stesso regista?

Con l’autore di “Armageddon – Giudizio finale” stavolta relegato al solo ruolo di produttore e il Travis Knight cui dobbiamo il lungometraggio d’animazione “Kubo e la spada magica” posto dietro la macchina da presa, la ritroviamo in scena in quello che si presenta in qualità di vero e proprio prequel del franchise, tanto da non presentare ancora i connotati che ce l’hanno resa familiare e da consentirci di apprendere in che maniera sia stata chiamata Bumblebee. Prequel che prende avvio su Cybertron, dove infuria la guerra tra Autobot e Decepticon e da cui i primi, appunto, inviano la creatura robotica del titolo sulla Terra, alla ricerca del cubo dall’immenso potere che abbiamo imparato a conoscere nel corso della serie approdata nel 2017 al non troppo esaltante “Transformers – L’ultimo cavaliere”.
E, assunte le fattezze di un Maggiolino Volkswagen che non può fare a meno di suggerire nella mente dello spettatore l’Herbie di disneyana memoria, è precisamente nella California del 1987 che la troviamo in azione, anticipando l’entrata in scena del wrestler John Cena nei panni dell’agente Burns del Settore 7, servizio segreto americano creato per intercettare minacce extraterrestri, e della Hailee Steinfeld di “Ender’s game” in quelli della adolescente Charlie Watson.

Adolescente manifestante una certa passione per la meccanica automobilistica e che, proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno, finisce inevitabilmente per instaurare un autentico legame di amicizia con Bumblebee, il quale si esprime simpaticamente attraverso le canzoni alla radio e sulle cui tracce si sono nel frattempo messi i Decepticon, pronti a raggirare addirittura i capi del citato Settore 7 pur di ottenere i loro malvagi scopi.
Perché, come vuole la tradizione della saga di cui è produttore esecutivo Sua Maestà Steven Spielberg, non sono certo gli spettacolari scontri a suon di elaborati effetti visivi tra i colossi metallici alieni capaci di mutarsi in veicoli, mezzi aerei e chi più ne ha più ne metta a risultare assenti nel corso della oltre ora e cinquanta di visione, in questo caso ancor più alleggerita nel tono generale e maggiormente indirizzata al pubblico dei giovanissimi.

Oltre ora e cinquanta la cui ambientazione negli anni Ottanta, tra l’altro, offre a Knight l’occasione di ottenere un insieme volto da un lato ad intrattenere le nuove generazioni, dall’altro a regalare nostalgiche strizzate d’occhio al decennio reaganiano spazianti dal telefilm “Alf” trasmesso in tv a un omaggio al cult “Breakfast club” di John Hughes, fino alla colonna sonora sfoggiante Duran Duran, A-ha e Smiths.
Senza eccellere e con qualche minuto di troppo, ma riuscendo a non far rientrare il tutto tra i meno convincenti appuntamenti transformersiani.


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