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Autore Fratelli Coen
Nietzsche

Reg.: 03 Ago 2007
Messaggi: 2264
Da: smaramaust (BZ)
Inviato: 25-02-2008 18:21  
ho visto 3 film

il grande lebowsky
l uomo che non c era
non è un paese per vecchi

non ho amato nessuno dei tre.

però: il grande lebowsky in certe scene mi ha fatto letteralmente rotolare dalle risate.

non è un paese per vecchi ha i suoi meriti

l uomo che non c era insopportabile, ero al cinema all aperto e ho corso il richio di andarmene (cosa che mi è successa solo con altri 3 film in tutta la mia vita : pinocchio, the aviator e dreamgirls)

no non li amo proprio,
cmq se lo trovo noleggio fratello dove sei?

non sono il mio genere di registi.
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sloberi

Reg.: 05 Feb 2003
Messaggi: 15093
Da: San Polo d'Enza (RE)
Inviato: 25-02-2008 19:02  
quote:
In data 2008-02-25 18:21, Nietzsche scrive:

non sono il mio genere di registi.




davvero? dai tuoi post di oggi sul forum non l'avevo capito...
_________________
E' ok per me!

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Nietzsche

Reg.: 03 Ago 2007
Messaggi: 2264
Da: smaramaust (BZ)
Inviato: 25-02-2008 19:05  
quote:
In data 2008-02-25 19:02, sloberi scrive:
quote:
In data 2008-02-25 18:21, Nietzsche scrive:

non sono il mio genere di registi.




davvero? dai tuoi post di oggi sul forum non l'avevo capito...



ci tenevo a esser chiara: facciamo spiccare la mia disapprovazione in questo coro di consensi!


i miei registi preferiti sono ben altri; per restare fra i "giovani", shyamalan su tutti.
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sloberi

Reg.: 05 Feb 2003
Messaggi: 15093
Da: San Polo d'Enza (RE)
Inviato: 25-02-2008 19:23  
quote:
In data 2008-02-25 19:05, Nietzsche scrive:

i miei registi preferiti sono ben altri; per restare fra i "giovani", shyamalan su tutti.




nooooo... davvero??? e chi l'avrebbe mai detto...

ma allora questo è davvero il topic delle tue rivelazioni!
_________________
E' ok per me!

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Jourdain

Reg.: 21 Set 2007
Messaggi: 179
Da: Vignate (MI)
Inviato: 25-02-2008 19:29  
quote:
In data 2008-02-25 08:15, gatsby scrive:
quote:
In data 2008-02-24 22:47, Jourdain scrive:

Dei tre, quello che più mi è piaciuto è stato "Fratello, dove sei?".




Il mio preferito (non dei Coen, ma in assoluto)




Visto che, se ho capito bene, "Fratello, dove sei?" è il tuo film prefetito in assoluto, sapresti indicarmi siti, articoli, discussioni (magari anche di FilmUp) saggi o libri, in cui venga fatta della buona critica del film in questione???

Ti ringrazio in anticipo
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gatsby

Reg.: 21 Nov 2002
Messaggi: 15032
Da: Roma (RM)
Inviato: 25-02-2008 19:33  
Ti ho mandato un pvt, qui la recee di escobar di Il sole24 ore


È stato forse un miracolo a salvare il collo di Everett Ulysses (George Clooney), Pete (John Turturro) e Delmar (Tim Blake Nelson)? Prima che un’ondata li trascinasse via dal capestro, Everett questo ha invocato dal cielo: un miracolo. È la macchina da presa e sembrata prestargli ascolto. Partendo dal suo sguardo impaurito, ha compiuto un quarto di giro sul proprio asse orizzontale, e intanto - dio eventuale e leggero – s’è alzata verso il cielo, arrivando così a inquadrarlo ben sotto di se, in preghiera. In seguito, riemergendo dall'acqua, Everett torna laico. Al suo compagno Pete, entusiasta e riconoscente, fa un discorso zeppo d'ottimismo illuministico. A liberarli, dice, è stato il progresso. Presto, spiega, da una grande diga l'energia elettrica si diffondere ovunque, collegando casa a casa con un lungo filo di luce. Insomma: s’avvicina il trionfo della Ragione, come già in Francia tanto tempo fa... Siamo verso la fine del raffinato, lieve, splendido Fratello, dove sei?. "Ispirandosi" all' Odissea - ossia: dichiarandolo in apertura, a riprova d'una geniale improntitudine -, Ethan e Joel Coen ci hanno portato lungo le miserie polverose dell'America depressa degli anni Trenta. Tuttavia, nello spirito del Preston Sturges di I dimenticati (1942), invece di documentarcene la tragedia, ce ne hanno inventato la commedia e anzi la ballata popolare. Non per niente, all'inizio del loro cammino i tre evasi incontrano uno strano nero, vecchio e cieco come, nel mito, l'antico Omero. Non ha nome il nero. E come potrebbe? Le ballate popolari non sono che narrazioni a lungo rinarrate, storie che passano di luogo in luogo, di pubblico in pubblico, senza che alcuno possa dirsene autore. Nel loro cammino, dunque, Everett, Pete è il frastornato Delmar incontrano creature fantastiche, un po' demoni e un po' gaglioffi, come se Odisseo, tornato sui propri passi, si trovasse a fare i conti con un nuovo tempo, certo gramo come il suo, ma anche - così si dice - molto meno eroico. Non c’è motivo di dubitare che davvero, incontrandolo in piena notte nel luogo deputato d'un certo incrocio sperduto tra i campi, Tommy (Chris Thomas King) abbia venduto l'anima al diavolo in cambio d'una chitarra. Non occorre insistere per convincerci che George "Babyface" Nelson (Michael Badalucco) sia un Achille o forse un Aiace. La sua furia eroica niente ha da spartire con la cupidigia. Quel che cerca e alla fine trova è la fama (infatti, nulla aborrisce più di quel volgare, meschino nomignolo di Babyface). Basterebbero già solo i colori inventati dai Coen per il loro Tennessee, basterebbero gli sconfinati paesaggi vuoti, dolci e desolati insieme, per convincerci della straordinarietà dell'uno e dell'altro, del musicista e del guerriero. Allo stesso modo, non esitiamo a cadere, anche noi, tra le braccia di tre tenere sirene o - perché no? - di tre voluttuose Calypso intente a sciacquar panni nel fiume. Anche a rischio d'esser tramutati in rospi (così come, per un po', s'immagina capiti a Pete), con piena soddisfazione ce ne dichiareremmo vinti. Meno entusiasmo, per la verità, ci suscita l'enorme, monocolo Big Dan Teague (John Goodman). A trattenerci non c’è tanto la sua violenza proditoria, quanto una parlantina inusitata e imprevista, soprattutto se lo confrontiamo con il suo modello mitico, Polifemo l'idiota, personificazione del disumano e del mostruoso.
Ma, appunto, i Coen sanno il fatto loro. Così, presto ritroviamo il gaglioffo proprio nel mezzo d'un linciaggio rituale, mescolato ad altri gaglioffi incappucciati. Li guida, vestito di rosso, il più gaglioffo, Homer Stokes, maestro e duce della diffusa abitudine umana di degradare e straziare il colore, il viso, il cuore di chi, isolato e debole, non possa difendersi. Insomma: per quanto usi parole forbite e complesse, anche il Polifemo dei Coen lo è, mostruoso e disumano e idiota. E così siamo, di nuovo, al miracolo. Sconfitti i loro mostri, i tre ulissidi s'interrogano: è un miracolo, la loro vittoria, o non lo è? Diamo pur retta a Everett l'illuminista. Se davvero il progresso è la ragione fossero lì lì per vincere idioti e gaglioffi - secondo lo slogan Power and Light che compare su un grande cartello pubblicitario -, ebbene, non sarebbe questo il vero, grande, improbabile miracolo? In ogni caso, per quanto scettici convenga essere, un miracolo c’è di sicuro, in questo film raffinato, lieve, splendido. Per quasi due ore - dio leggero ed eventuale "ispirato" dal vecchio cieco - è il cinema luminoso, libero, vitale dei fratelli Coen che l'ha voluto e compiuto, immagine dopo immagine.
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Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà di un solo momento : quello in cui l'uomo sa per sempre chi è

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Jourdain

Reg.: 21 Set 2007
Messaggi: 179
Da: Vignate (MI)
Inviato: 25-02-2008 19:52  
quote:
In data 2008-02-25 19:33, gatsby scrive:
Ti ho mandato un pvt, qui la recee di escobar di Il sole24 ore


È stato forse un miracolo a salvare il collo di Everett Ulysses (George Clooney), Pete (John Turturro) e Delmar (Tim Blake Nelson)? Prima che un’ondata li trascinasse via dal capestro, Everett questo ha invocato dal cielo: un miracolo. È la macchina da presa e sembrata prestargli ascolto. Partendo dal suo sguardo impaurito, ha compiuto un quarto di giro sul proprio asse orizzontale, e intanto - dio eventuale e leggero – s’è alzata verso il cielo, arrivando così a inquadrarlo ben sotto di se, in preghiera. In seguito, riemergendo dall'acqua, Everett torna laico. Al suo compagno Pete, entusiasta e riconoscente, fa un discorso zeppo d'ottimismo illuministico. A liberarli, dice, è stato il progresso. Presto, spiega, da una grande diga l'energia elettrica si diffondere ovunque, collegando casa a casa con un lungo filo di luce. Insomma: s’avvicina il trionfo della Ragione, come già in Francia tanto tempo fa... Siamo verso la fine del raffinato, lieve, splendido Fratello, dove sei?. "Ispirandosi" all' Odissea - ossia: dichiarandolo in apertura, a riprova d'una geniale improntitudine -, Ethan e Joel Coen ci hanno portato lungo le miserie polverose dell'America depressa degli anni Trenta. Tuttavia, nello spirito del Preston Sturges di I dimenticati (1942), invece di documentarcene la tragedia, ce ne hanno inventato la commedia e anzi la ballata popolare. Non per niente, all'inizio del loro cammino i tre evasi incontrano uno strano nero, vecchio e cieco come, nel mito, l'antico Omero. Non ha nome il nero. E come potrebbe? Le ballate popolari non sono che narrazioni a lungo rinarrate, storie che passano di luogo in luogo, di pubblico in pubblico, senza che alcuno possa dirsene autore. Nel loro cammino, dunque, Everett, Pete è il frastornato Delmar incontrano creature fantastiche, un po' demoni e un po' gaglioffi, come se Odisseo, tornato sui propri passi, si trovasse a fare i conti con un nuovo tempo, certo gramo come il suo, ma anche - così si dice - molto meno eroico. Non c’è motivo di dubitare che davvero, incontrandolo in piena notte nel luogo deputato d'un certo incrocio sperduto tra i campi, Tommy (Chris Thomas King) abbia venduto l'anima al diavolo in cambio d'una chitarra. Non occorre insistere per convincerci che George "Babyface" Nelson (Michael Badalucco) sia un Achille o forse un Aiace. La sua furia eroica niente ha da spartire con la cupidigia. Quel che cerca e alla fine trova è la fama (infatti, nulla aborrisce più di quel volgare, meschino nomignolo di Babyface). Basterebbero già solo i colori inventati dai Coen per il loro Tennessee, basterebbero gli sconfinati paesaggi vuoti, dolci e desolati insieme, per convincerci della straordinarietà dell'uno e dell'altro, del musicista e del guerriero. Allo stesso modo, non esitiamo a cadere, anche noi, tra le braccia di tre tenere sirene o - perché no? - di tre voluttuose Calypso intente a sciacquar panni nel fiume. Anche a rischio d'esser tramutati in rospi (così come, per un po', s'immagina capiti a Pete), con piena soddisfazione ce ne dichiareremmo vinti. Meno entusiasmo, per la verità, ci suscita l'enorme, monocolo Big Dan Teague (John Goodman). A trattenerci non c’è tanto la sua violenza proditoria, quanto una parlantina inusitata e imprevista, soprattutto se lo confrontiamo con il suo modello mitico, Polifemo l'idiota, personificazione del disumano e del mostruoso.
Ma, appunto, i Coen sanno il fatto loro. Così, presto ritroviamo il gaglioffo proprio nel mezzo d'un linciaggio rituale, mescolato ad altri gaglioffi incappucciati. Li guida, vestito di rosso, il più gaglioffo, Homer Stokes, maestro e duce della diffusa abitudine umana di degradare e straziare il colore, il viso, il cuore di chi, isolato e debole, non possa difendersi. Insomma: per quanto usi parole forbite e complesse, anche il Polifemo dei Coen lo è, mostruoso e disumano e idiota. E così siamo, di nuovo, al miracolo. Sconfitti i loro mostri, i tre ulissidi s'interrogano: è un miracolo, la loro vittoria, o non lo è? Diamo pur retta a Everett l'illuminista. Se davvero il progresso è la ragione fossero lì lì per vincere idioti e gaglioffi - secondo lo slogan Power and Light che compare su un grande cartello pubblicitario -, ebbene, non sarebbe questo il vero, grande, improbabile miracolo? In ogni caso, per quanto scettici convenga essere, un miracolo c’è di sicuro, in questo film raffinato, lieve, splendido. Per quasi due ore - dio leggero ed eventuale "ispirato" dal vecchio cieco - è il cinema luminoso, libero, vitale dei fratelli Coen che l'ha voluto e compiuto, immagine dopo immagine.




La recensione-critica è molto bella!!!

Le affinità con l'Odissea le avevo intuite, durante la visione, anche io;
e poi, anche se dovrei rivederlo un'altra volta per poter argomentare, avevo notato qualcosa che richiamava il Faust di Goethe...

Però ridurre "Fratello, dove sei?" a semplici richiami letterari, credo sia limitante per il bel film che è.

Ciao!
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Nietzsche

Reg.: 03 Ago 2007
Messaggi: 2264
Da: smaramaust (BZ)
Inviato: 25-02-2008 20:46  
quote:
In data 2008-02-25 19:23, sloberi scrive:
quote:
In data 2008-02-25 19:05, Nietzsche scrive:

i miei registi preferiti sono ben altri; per restare fra i "giovani", shyamalan su tutti.




nooooo... davvero??? e chi l'avrebbe mai detto...

ma allora questo è davvero il topic delle tue rivelazioni!



vabbeh che io adori shyamalan lo sanno anche i sassi, faccio un tifo spietato per lui!


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EricDraven

Reg.: 02 Lug 2005
Messaggi: 22547
Da: genova (GE)
Inviato: 25-02-2008 21:27  
Dei fratelli Coen li ho visti tutti a parte "Non è un paese per vecchi" che conto di vedere questo fine settimana.

Sul podio (in ordine sparso) metto:

Il grande Lebowski
Fargo
Barton Fink

Tre perle!

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