gmgregori
 Reg.: 31 Dic 2002 Messaggi: 4790 Da: Milano (MI)
| Inviato: 26-07-2003 11:12 |
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Immaginate di pensare ad un posto e un secondo dopo di trovarvi lì; senza bagliori o strane luci magiche, voglio dire stavo semplicemente pensando, i due scemi litigando e ad un tratto senza nessuna spiegazione mi ritrovo in piena Andalusia.
Intorno a noi andalusi in zahones ma anche attori, uomini politici, televisioni varie e centinaia di persone. Il sole è fantastico il posto mi evoca erezioni. Davanti a me una famiglia Huelva vestita come nel sedicesimo secolo consuma allegramente il pranzo sotto un albero per ripararsi dal sole cuocente.
“Amigos!! “ sento improvvisamente.
“Me digas,“ gli rispondo io col tipico arruffato spagnolo turistico.
“El coche por favor. “
“A si, me scusas, “ gli rispondo. Intendeva la macchina, dava fastidio.
“Dai Pupi, sposta la macchina, non vedi che incasini tutto? “
“Leo!, Leo! “ e poi ancora “ Leooooo!!!! “
“Oh scusate, mi ero addormentato.”
“Mi pareva, “ mi punzecchia Alea.
“Esci dal tuo mondo di sogni, svegliati! “
E già. Sogno troppo. Luoghi incantati, donne eccitanti.
Spesso mi sento una sorta di antropologo curioso di conoscere tradizioni, usi, costumi e altre cose di popoli lontani oppure immagino di essere nello stesso posto duecento anni prima. A volte camminando per Milano mi fermo su un vecchio palazzo e torno indietro nel tempo tentando di immaginare come si svolgeva una cena un paio di secoli fa. Chiudo gli occhi, elimino ogni rumore moderno e faccio sì che gli zoccoli dei cavalli mi rumoreggino nella scatola cranica, quindi immagino come fossero le troie; chiuso nella mia camera spesso ammiro fotografie di dipinti del secolo scorso. Non conosco le storie dei pittori, semplicemente mi limito ad osservare per entrare mentalmente nell’epoca seppur sembri difficile e sulle note degli Enigma corro forte lungo viali, frutteti e deliziosi ruscelli.
Il prete rivoluzionario. E’ il nome di un dipinto di Gioacchino Toma. Solo questo so; viene ritratto l’angolo di una camera, scorci di armi e seduto, appoggiato ad uno scrittoio, un prete. Ciò che mi colpisce è il suo sguardo preoccupato. Cioè, è facile riesumare un’espressione con una macchina fotografica; certo, devi avere una tecnica, una formazione.
Ciò che mi affascina è che il pittore è come una macchina fotografica mentale e se ci pensate è molto difficile far percepire agli altri le tue emozioni e le tue sensazioni attraverso una tela, una scultura o altro; a maggior ragione, a mio parere quando percepisco molto da un dipinto significa che il pittore è riuscito a comunicare con me, non importa cosa; il fatto che ci sia riuscito è splendido, ammaliante.
Mi immergo in canti religiosi e con chierichetti ballo saltando tra le panche della chiesa in chissà quali tempi remoti, facenti parte forse di una mia precedente vita estasiata da arti che andavano oltre il sublime moderno; forse perché qualche cosa mi evoca sensazioni che so di non aver mai provato ma che in qualche modo conosco, malinconicamente. Tutto questo mi porta via fino al dolce sonno della notte dove bellezze eterne amoreggiano con me avvolgendomi come serpenti e procurandomi piacevoli sensazioni.
Mi sveglio come ogni mattina sotto il piumone. A suo tempo squilla il telefono. E’ la mia ragazza. Me ne ero quasi dimenticato, della sua esistenza di quello che sento per lei. La Cri è parte di me, nella sua drammaticità, felicità e nel suo modo di fare piuttosto grottesco; mi contiene e mi completa.
Mi lavo e mi sdraio per riposarmi dal lungo sonno. Alle undici arriva la Cri con tutti i suoi cazzo di piercing; non è che mi diano fastidio ma trovo che sia uno strano modo per adornare il proprio corpo. Comunque è giusto ed è pur sempre una forma d’arte da che mondo è mondo…e in verità anch’io ne vorrei uno.
Il campanello del citofono fa il suo dovere.
“Si? “ rispondo in tono ironico.
“Dai apri che si viaggia, “ mi dice.
Apro, sale e si siede sul divano con le gambe incrociate, i capelli corti biondi e il naso alla francese.
“Cos’hai in testa? “ le chiedo incuriosito.
“Non so bene, qualcosa di demenziale, comico. “
“Si, si, si,” rispondo io esaltato, facendo strani movimenti da teen ager col corpo.
La Cri: senza di lei sarei nella più profonda disperazione.
Mi dice: “facciamo qualcosa tipo break dance, free style, rap oppure suoniamo! “
“Ma sei scema, passa oltre. “
“Guardiamo Go Fish, il film sulle lesbiche? “
“E’ qui che mi spaventi. “
La Cri è un pozzo di idee, il fatto è che certe volte esagera veramente!
E ancora riparte: “ascoltiamo i Massive Attack, ci baciamo, ci baciamo, ci sdraiamo, ci baciamo e ci lasciamo andare sulle note di una accattivante fusion. “
“Pass over.”
“Ray Liotta: Quei bravi ragazzi.”
“Nada.”
“Storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi,” sgranando gli occhi per la sua furba trovata.
“Bello, però….”
“Però cosa?” mi risponde un po’ incazzata.
“Troppi ricordi, brutti voti, capisci?”
“Studiamo per l’esame?”
“Che esame sarebbe?” dico io.
“Sociologia.”
“No, mi spiace. Bella fino a quando non la studi, troppa teoria. Sta diventando come la matematica.”
E lei continua: “un’orgia astrale di capitomboli seguita da una sexy action live con videocamera e poi ci guardiamo. Che ne dici?”
“Hai i neuroni a pezzi!”
Ad un certo punto esordisco io:
“sul serio, ascolta….perché non andiamo a Telc, in Moravia; sarebbe nella Repubblica Ceca. E’ un posto straordinariamente storico, costruito in stile rinascimentale e barocco; le case sono tutte perfettamente allineate; dammi retta…..viaggeremo nel tempo.”
“Piantale di sognare, Leo!”
“Già, non si perdona mai al sognatore. Grazie comunque.”
E lei continua:
“snow board?”
“Vuoi una sberla?”
“Calcoliamo l’indice di correlazione tra la bellezza fisica e la riuscita nella vita degli abitanti del quartiere?”
“No!!!!”
“E’ se andassimo al Museo di Antropologia Criminale di Torino?”
Non ho il tempo di rispondere perché sta entrando Alea, stupida ochetta. Ormai è ora di pranzo.
Decido di agire:
“con chi ti farai la tua sveltina quotidiana, cara sorellina?”
“Guarda che sto scoppiando, prima o poi te la farò pagare.”
Non avevo voglia di romperle oltremodo le palle ma quando vidi spuntare l’ennesimo idiota con il solito libro di diritto penale sotto le ascelle, le scoppiai a ridere in faccia.
“Ciao, io sono Leo,” con tono cinico.
“Piacere, Paolo.”
E io subito: “dov’è Pupi? No perché ha chiamato prima che ti cercava; dice che stasera avete il tavolo allo Juppiter. Non dimenticartelo, mia dolce Femme Fatale.”
Io e la Cri scoppiammo in una fragorosa risata incontrollabile tipo liceo mentre Alea e quel tipo, Paolo, irrigiditi come due cocainomani all’ultimo stadio non sapevano cosa dirsi.
Dolce far niente resuscita da buchi infuocati del terreno dei troppo facenti e fatti sentire. Ti ho chiesto di farti sentire, sento che Alea sta scoppiando…aiuto!
Incazzata come un bisonte la sorellina mi guarda e…: “tu si che sai essere pulp!!”
Smetto improvvisamente di ridere. Brutta scemetta, cosa voleva dire?
Vuole sfottermi. Mi sono offeso.
Guardo la Cri:
“dai andiamo in camera a farci una cassetta.”
La Cri ancora in fase impossibilità di trattenere una risata tipo liceo si ricorda della sua ultima proposta.
“Stavamo parlano del Museo di Antropologia Criminale, potremmo andarci domani!”
“No non è il caso,” le rispondo io.
E ancora mi sveglio. Sono le tre di notte. Mi dirigo verso stati lontani, cioè la cucina.
Nutella.
Ne mangio tanta, ne ho sempre mangiata tanta, troppa. Sedermi in cucina e pensare che il fascismo ci ha fatto cadere in una tomba-asse-tangente e il comunismo nel fanatismo ideologico mi farebbe passare la mia fame e proprio per questo non ci penso. Anche se devo dire che non è assolutamente facile. Cazzo, il fascismo è parte della nostra storia, è qualcosa che indirettamente ci ha formati; e lo stesso vale per quell’altra strana parola: comunismo. Non si capisce mai il suo vero senso e non si capirà mai, perché è comodo pensare io sono comunista quindi sono buono. Ho conosciuto comunisti che avrebbero fatto volentieri a fette donne e bambini in nome di Marx. Però è anche sbagliato vederla solo da questo punto di vista. I comunisti di buona fede credono veramente in una società diversa meno meschina e competitiva e loro stessi sono ineccepibili, affabili e generosi.
Comunque smetto di pensarci. Incomincio a contemplare i self service che si incontrano lungo le autostrade. Credo che quando si parte per un posto lontano, per divertirsi la cosa più affascinante è relegata al fatto che spesso ci si ferma per fare benzina e a rifocillarsi di birra, merendine e fumetti. E’ in quei momenti che colgo il
Senso del viaggio, il momento più splendente, l’odore della benzina in terra straniera; ovviamente odora come la nostra, ma per me è diverso. Quando cambia uno stato d’animo, cambia tutto il resto, tutto è percepito in modo più libero; parola insufficiente ma molto efficace.
Sto entrando nel corridoio del mio gioco preferito: passa pensiero che tanto non dormo.
Spesso io e la Cri ci giochiamo per ammazzare il tempo. Si tratta di una performance
che individua un giornalista che interroga un personaggio chiedendogli posizioni, giudizi e idee sulle cose del mondo e della vita.
Solitamente la Cri interpreta il giornalista; in questo caso mi arrangio da solo.
“Buon giorno Mister Facilitiamo la Cosa,” dice il Biagi della situazione.
“Salve!”
“Cosa pensa del vento delle scarpe pulite?”
“Vuole dire il Phone?”
“Esattamente.”
“E’ una buona cosa perché porta un po’ di calduccio nei lunghi inverni.”
“Cosa pensa dell’inverno?”
“Assolutamente niente.”
“Che ha nel cervello?” mi dice Biagi un po’ stizzito.
“A me lo chiede?”
“Che pensa dell’embargo Usa per Irak e Fidel?”
“Credo che non sia la soluzione migliore anche se non del tutto sbagliata. Dico che non tutti in Irak sono fanatici islamici e ammiratori dell’annullamento di ogni diritto umano e nello stesso tempo non tutti a Cuba si pappano i bimbi a cena. La colpa…. la colpa credo stia nel vertice politico e non nella sudditanza obbligata.”
“Come è stata la sua infanzia?”
“Non lo so, ci sono ancora dentro, forse.”
“Che vuoi dire?”
Biagi incomincia a darmi del tu.
“Voglio dire quello che ho detto.”
“Cosa pensi di Jim Morrison?”
“Penso che abbia fatto bene a morire, piuttosto che vivere in un mondo restrittivo che non lo apprezzava e in uno sedicente aperto che fingeva di capirlo.”
“Cioè?”
“Vada oltre, non è un problema.”
“Cosa sono secondo la tua opinione i fenomeni di fanatismo di massa?”
“Vuol dire quelli stile mi strappo i capelli per gruppetti musicali o bei cantanti senza cervello?”
“Più o meno.”
“Penso che il fanatismo esista da quel dì. Non so se è più pietoso vedere stupide grasse ragazzine che stramazzano o più grave vedere islamici che ti affettano la gola.
Ad ogni modo il fenomeno ragazzine è molto innocente e, se vogliamo, anche bello e spontaneo. Questo è un punto di vista che si allontana un po’ dal mio. E’ più oggettivo.”
“Hai mai posseduto un binocolo nero 7x50?”
“Certo che si!”
“Che uso ne hai fatto o ne fai?”
“Guardo le vecchiette che si spogliano.”
“Non scherzare….siamo seri!”
“Lei che uso ne farebbe?”
“Non so,…..guarderei le stelle.”
“Con un 7x50? Mi faccia domande più intelligenti Biagino!”
“Cosa mi dici delle donne?”
“A parte la Cri sono come la mantide: ha dei movimenti rapidi e coordinati, ti fa e poi ti stacca la testa…..insomma qualcosa del genere.”
Il sole sta salendo e una nuova giornata sta sorgendo oppure il sole sta sorgendo e una bella giornata sta salendo. Stiamo per morire per colpa delle bombolette.
E’ una nuova mattina fresca di primavera; mi do una stirata e scendo in cucina per bere qualcosa. Sulle scale incontro la mia bella sorella Alea impegnata ad aggiustarsi i capelli. Le sbadiglio in faccia e lei mi dice:
“ti devo chiedere un favore.”
“Dimmi pure cara,” le rispondo io col solito tono ironico.
Alea: “oggi Pupi sta male e mi chiedevo se volevi venire con me a trovarlo, in fondo ti considera un amico.”
“Non ci penso proprio.”
“Ma si che sei buono, io lo so e so anche che verrai.”
“No! Io sono cattivissimo e non vengo.”
Alle fine non è poi un così brutta idea e insieme ci dirigiamo verso la sua grande casa.
Con noi c’è anche la Cri. Per andare a casa di Pupi non è necessario prendere mezzi perché abita a pochi isolati da noi. Ci incamminiamo su un lungo viale alberato che parte dalla piazza dello stadio; tutti e tre camminiamo in linea.
Alea e la Cri parlano di cose loro e non mi dispiace affatto. Ad Alea non è mai piaciuta la Cri per via dei piercing, della sua aria svanita e del suo modo di vestire.
Ad un certo punto ci fermiamo all’altezza delle strisce pedonali a poche centinaia di metri dalla casa di Pupi e in un attimo ci troviamo testimoni di un incubo.
In lontananza, lungo il viale, in avanti vediamo una grossa macchina sul nero metallizzato che accosta su marciapiede di destra; nel frattempo continuiamo a camminare. Siamo ad una cinquantina di metri dalla casa di Pupi che si trovava in giardino a prendere aria.
La tensione è altissima, le gambe mi tremano e così anche tutte le schifezze che ha in faccia la Cri; Alea è bianca come un cadavere. Tutto fa pensare ad un agguato e infatti lo è. Il conducente esce dalla macchina correndo e in men che non si dica la rapisce. Poi si dilegua.
Arrivati al portone vediamo Pupi piangente accasciato a terra.
E’ disperato, le sue lacrime si confondono con la rugiada del suo praticello all’inglese. Il suo dolore è così grande che esce dalla sfera dell’astratto e diventa tangibile.
“Necroscope,” dico io. “Ti hanno rapito Loretta!”
Loretta era, cioè è il suo barboncino bianco di razza; Pupi ci è così affezionato da averle dedicato un sito Web. Chi vuole può sapere tutto sul suo cane semplicemente digitando www.loretta.it.
Ti si apre una pagina oserei dire folgorante, piena di colori vivaci e informazioni di ogni tipo che fa trasparire senza alcun dubbio il grande amore di Pupi per il suo cane.
Passano due giorni e la troviamo morta su di un marciapiede poco lontano. Come un’eroina degna di rispetto, Loretta aveva tentato usando le unghie delle sue dolcissime ditina di segnare su un muretto il nome del suo assassino. Si leggevano chiaramente due parole: “the man.”, l’uomo.
Come facesse Loretta a saper scrivere, ma soprattutto a saper scrivere in inglese è un mistero che solo Pupi può conoscere ma in cuor mio credo che il fagottino di merda ci voglia tener qualcosa nascosto, qualcosa di veramente inquietante.
Decisi di risolvere il mistero ma prima di tutto avevo bisogno di buon Jin per rinfrescarmi il cervello e mettere assieme tutti i pezzi del puzzle; sembrava una pazza idea soprattutto se non mi si piazzava davanti un bicchiere.
“Barman!”
“Che vuoi straniero?”
“Del buon Jin, devo risolvere un mistero.”
“Ah….quindi devi mettere assieme tutti i pezzi del puzzle.”
“Come fai a saper queste cose Jon?”
“E tu come fai a sapere che mi chiamo Jon?”
Bando alle ciance presi la mia Buick, ingranai la prima e incominciai a vagare per le campagne di quel fottutissimo Missouri, poi andai a Menphis in cerca di qualche indizio che mi portasse all’assassino.
Mi ero addormentato come al solito e la Cri non si era neppure sognata di svegliarmi perché sa che rovina i miei viaggi mentali, le mie illusioni.
Alea dice che mi sono accasciato sul divanone di Pupi subito dopo pranzo; solitamente non mi addormento così presto. Penso che sia stata la ottima sinergia tra la musica che stavo ascoltando e il mio stato psicologico. La mia mente era assorta e lontana. Posta in luoghi e situazioni strane come appunto quella di improvvisarsi investigatore privato, o meglio improvvisarsi lo stereotipo pulp dell’investigatore di Bukosky.
E’ molto stravagante il mondo e tutte le idee che fanno in modo che noi esseri umani si possa andare avanti. Gente pensa che senza il lavoro materiale, la spregiudicatezza, la prevaricazione e il valore del danaro insieme all’apparenza siano i principi unici e inconfutabili dell’arrivare.
“Hai visto, sta macchina tira che è un piacere.”
“Cazzo!…….Veramente bella, non c’è che dire!”
“Si, adesso corro e la faccio vedere alla mamma.”
C’è gente invece che ritrova il suo senso rispettando regole che una qualche entità avrebbe dettato come unità di comportamento basilari per un vivere sano e moralmente accettabile. Pensate che nella villetta accanto alla mia vive una coppia di signori anziani del genere zoccoli duri della Fiamma che ogni volta che la Cri viene a trovarmi si barricano in casa pensando di aver visto il demonio per via dei piercing credo.
“Hai visto quella balorda Ericle?”
“L’ho vista eccome, quella balorda. Appena tornano parlo con i genitori di Leo e Alea…non mi va affatto che quella strana drogatella frequenti la zona. Non mi meraviglierei affatto se fosse coinvolta negli ultimi furti.”
Prendo il telefono e chiamo la Cri. Vorrebbe che andassimo a una festa dove c’è uno strano gruppo che suona. Sono amici suoi.
Dico di si; non del tutto volentieri però. Mi troverò in mezzo a sinistrorsi sedicenni ubriachi e a destrorsi alternativi al loro ceto sociale che fumano e urlano senza neanche sapere se la musica che acclamano tanto li piaccia o meno.
Tutto fa branco.
Parcheggiamo la vespetta davanti al numero civico 14 di una via del centro storico.
Com’è contenta la vespetta. Piangeva olio da tutte le parti quando sono sceso in garage.
La Cri si fa spazio in mezzo ai fumi dell’hascisc salutando valanghe di scemetti
che sbraitano come vichinghi ubriachi.
L’appartamento è completamente senza mobili tranne qualche tavolo qua e là. Fiumi di tequila scorrono come il Gange in piena.
“Perché no,” dico tra me e me.
Potrei bere litri di quella roba e associarmi a qualche pirletta che frequenta il mio corso. Vedo che ci sono il Renti e Phil Monti….loro sono simpatici.
Il punto è che sono un po’ restio a lasciarmi andare troppo al desiderio.
Lascio perdere Siddharta Gotama e mi tuffo.
Dopo la settima tequila vedo la punizione del suddetto.
Mi dirigo barcollando verso la finestra con l’intento di pisciare in testa a qualcuno e mi accorgo che la vespa non c’è più. Stavolta no sto sognando.
Speranzoso guardo a destra e a sinistra e scruto due stronzetti che si vantano di qualcosa con degli amici; sono davanti al portone pieni di birra. Altrettanto pieno ma di rabbia e tequila corro come un pazzo fino a pian terreno esco e incomincio a guardali in cagnesco sgranando gli occhi e aspettando che facciano il passo falso, quello che gli avrebbe fatto saltare tutti i denti. So benissimo che mi hanno nascosto la vespa e loro forse non sanno che per me è come una figlia.
“Cazzo hai da guardare?” mi dice uno sbarbatello.
“Tira fuori la vespa o ti strappo lo scroto!!” gli rispondo io svegliando tutti i casa e chiesa di Milano.
“Deficiente ti ammazzo.”
Questa è stata la sua ultima frase prima di riaver la mia vespa.
Gli ho fatto veramente del male, mi rendo conto. Penso di avergli rotto il naso, una costola e lo zigomo destro. Questo lo farà star calmo per un po’.
Camminando sui cuscini risalgo e mi godo la festa come è giusto fare, ubriacandomi e consumando oltraggioso sesso con una sconosciuta.
E la Cri, non ci pensi a lei?
Troppo tardi; apre la porta del bagno e mi vede con i pantaloni calati intento in un rapporto anale, tra l’altro tutt’altro che facile, con la sua grande amica Giudi, detta anche la Monaca di Monza. Da questo punto in poi smetto di ridere, c’è poco da scherzare. Ma si può essere così stronzi, nel senso che ho tutto con la Cri.
Disperato scendo di nuovo al piano terreno ma di lei nessuna traccia.
Avrà chiesto un passaggio a un amico, speriamo si consoli con testa.
“Cri, apri ti prego.” Sono io disperato che all’alba delle tre del mattino busso come un forsennato alla sua porta. Sto male e lei più di me.
Mi fossi fatto prete non avrei avuto di questi problemi. Mi sarei limitato a guardare sotto le gonne e frequentare periferici cinema a luci rosse.
Mi sono sempre considerato rispettoso nei confronti di tutte le mie donne cioè la Cri.
Le donne hanno sempre avuto ruoli importanti in questo secolo: si veda Madame de Pompadour, le troie, Golda Meir in Israele, Indira Gandhi in India o la Thatcher in Inghilterra.
Eppure non riesco ancora a spiegarmi perchè l’ho fatto.
“Sigmund, dove sei?”
“Sono qui non urlare!”
“Mi viene voglia di piangere.”
“Non ti preoccupare. E’ tutto perfettamente normale. Hai semplicemente completato il tuo Essere richiamando il tuo spirito di autodistruzione( vedi rapporto sessuale con altra donna facendoti del mal psipologico) e nello stesso tempo hai soddisfatto una tua inconscia forte voglia sessuale, incontrollata per la notevole quantità di alcool ingerita. Mi sembra semplice.”
“Dal punto di vista scientifico potrebbe anche essere vero ma ho la sensazione che alla Cri non basterà questa spiegazione”
“Niente è mai sicuro!”
“Grazie Sigmund, sei sempre il più grande!”
Come immaginava la scusa freudiana non bastò assolutamente a placare l’animo stordito, intorpidito e ormai a pezzi della mia amata.
Passano giorni e io faccio di tutto per riagganciarmi a lei senza alcun risultato concreto.
Domenica 23 marzo.
Esco di casa di prima mattina per fare un giro con il mio rampichino. Grande bicicletta fatta per farsi del male, perché il ciclismo fa solo male. Non capisco che gusto ci provano. Forse è qualcosa di freudiano, cioè è il loro modo di autodistruggersi. Comunque dopo qualche centinaio di metri vedo la Cri che esce dal suo stabile in compagnia di Phil Monti.
Brutto figlio di puttana e amico dei miei cazzi.
Brutta stronzetta ti consoli col mio amico. Vi faccio vedere io.
Per tutto il resto della giornata non riuscii a fare niente di niente tranne che pensare a quanto spesso piccole cose del destino che noi creiamo ci possano completamente sconvolgere la vita. Cambiarla in bene e in male. Non devo troppo fare la vittima visto che me la sono cercata, ma questo destino mi ha anche aperto gli occhi sulla Cri, che consideravo sicuramente abbastanza intelligente da evitare la solita consolazione scopando con un altro, tipico atteggiamento da troietta finta sensibile.
Uno psichiatra diceva che le storie d’amore sono solo scherzi crudeli che alimentano la fantasia della gente.
Non decido niente di troppo grave, semplicemente metterò alla prova Phil e se avrà i coglioni potrà tenersi la Cri mentre al contrario me la riprenderò senza alcun problema perché so che la colpirò dritto al cuore.
“No Leo, non starai pensando a quel racconto,…….come si chiamava?”
“Si, si, sto proprio pensando a quello: La scommessa di Dahal. Si tratta di una scommessa in cui è d’obbligo accendere l’accendino dieci volte di seguito; se ciò non accade un macete ti taglia il dito mignolo.”
“Ciao Phil, ciao Cri.”
“Leo che ci fai qui, non avrai intenzione di supplicarmi ancora; dopo quello che hai fatto sento che non potrò più stare con te. Capisci, è questione di rispetto!”
“Hai perfettamente ragione mia amata, ma dopo quello che accadrà nei prossimi dieci minuti cambierai idea perché sono pronto a giocarmi un dito per te.”
La Cri è sempre impazzita per queste cose la sola idea la faceva eccitare; praticamente l’avevo già riconquistata ma volevo andare fino in fondo per salvarmi le palle.
Ed ecco che io Phil e la Cri ci incamminiamo verso il parco Sempione per eseguire il macabro gioco che avrebbe deciso il mio destino e quello dello stronzetto.
Ci sediamo su una panchina:
“allora Phil, mettiamola in questo modo. Io tenterò di far funzionare l’accendino dieci volte di seguito e sai quanto è difficile; al primo sbaglio tu userai questo macete che ho comprato personalmente per tagliarmi il mignolo.”
“Ci sto, ma a me cosa viene in tasca?”
“Il fatto che potrai avere la Cri per il resto della tua vita senza che io ti martelli quotidianamente di scherzi maniacali o ti sostituisca negli esami facendoti bocciare oppure ancora potrei avvelenare il tuo cane o tua nonna.”
“Quindi se io vinco tu perderesti la Cri e un dito?”
“Esattamente, mentre tu non hai niente da perdere; qui se c’è uno con le palle sono io!”
Lei mi guarda con gli occhi sbarrati e lucidi. Sta piangendo di felicità. Sono sicuro che è proprio pazza, ancora più di me. A me non frega niente se rimango senza un dito, lo riattaccherò, però la Cri ha le palle anche lei e vuole andare fino in fondo.
Diceva un poeta:
Voi
Io non vi guardo
La mia vita non vi riguarda più
Io amo ciò che amo
E questo solo mi riguarda
E mi concerne
Io amo coloro che amo
E io li guardo
Essi me ne danno il diritto.
“E io ti guarderò cara Cri, mentre l’accendino scintillerà dieci volte di seguito. Ti guarderò e tu me ne dai il diritto!”
Phil mi passa il mezzo; l’osservo per assicurarmi che sia perfettamente carico e in comincio la mia sequenza, lentamente una dopo l’altra vedo le fiamme della riconquista.
Cristina attonita con le gambe incrociate mi guarda fissa come se vedesse in me il suo personale Dio e Phil si era rimpicciolito a tal punto da scomparire.
Tutto andò bene e lei mi saltò addosso con tutto il suo peso d’amore e d’energia.
Rimanemmo ore sotto l’albero della rappacificazione guardandoci senza dire parole. Non c’era alcun bisogno di parlare perché eravamo musica e certa musica si ascolta soltanto senza disturbarla.
“Non hai avuto paura di perdere il dito?” mi domanda improvvisamente.
FABIENNE
I’m sorry.
BUTCH
Don’t be. It just means I won’t be able to eat breakfast with you.
FABIENNE
Why does it mean that?
BUTCH
Becouse I’m going back to my apartment to get my watch.
Butch rischiava la vita per un orologio, io ho rischiato il dito per una donna.
_________________ la bruttura del vuoto è tanto profonda fin quando, cadendo, non ti accorgi di poterti ripigliare. I ganci fanno male, portano ferite, ma correre e faticare per poi giorie è un obbiettivo per cui vale la pena soffrire.
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