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Autore Televisione : guardiamola coi Grandi
VViNks

Reg.: 22 Ago 2003
Messaggi: 2664
Da: milano (MI)
Inviato: 04-12-2003 20:58  
Introduzione

Oggi, mentre girovagavo tra gli scaffali di una libreria, vedo questo libercolo intitolato “Cattiva maestra televisione” (collana RESET edita da Marsilio Editori). Nella prima edizione, risalente al 1994, si leggeva un saggio sulla televisione di John Condry accompagnato da un commento di Karl Popper. Nelle edizioni successive, il progetto, per così dire, ha preso piede e alle succitate opinioni ne sono state aggiunte altre. Partirò con l’esporre il pensiero espresso da Popper e integrerò successivamente con alcune delle altre. In futuro spero d’attingere anche da altre fonti.
Considerato che la televisione è strumento onnipresente e troppo spesso analizzato da un punto di visto esclusivamente televisivo (e, quindi, poco obiettivo), l’idea è quella di confrontarci con prospettive diverse. Pensavo, dunque, di scomodare esponenti di vari campi del conoscere, dalla pura speculazione filosofica alla politica all’arte ecc. (per questo posto in Non solo Cinema) onde analizzarne e commentarne le opinioni e costruire una panoramica il più possibile completa dell’attualissimo caso “televisione”. Vi invito, perciò, a condividere materiale di questo tipo (interviste, documentari, ecc.), specie se in qualche modo legato ai vostri interessi professionali e non (ma ciò, chiaramente, non è esclusivo).

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VViNks

Reg.: 22 Ago 2003
Messaggi: 2664
Da: milano (MI)
Inviato: 04-12-2003 20:59  
Karl Raimund Popper

Popper trova una prova del peso educativo della televisione nel fatto statistico per cui agli inizi degli anni ’90 i casi di violenza minorile in Gran Bretagna presentavano un carattere nuovo. Mentre in precedenza erano ragazzi cresciuti in famiglie ove erano frequenti episodi di violenza a dare segni di inadattabilità sociale, adesso gli stessi sintomi si riscontrano in soggetti giovani cresciuti in ambienti “tranquilli”. La violenza viene portata nelle case dalla televisione. Ma c’è di più. Popper centra un problema tanto evidente quanto fondamentale. La popolazione usa molto ed in modi diversi il televisore e comunque coprendo un po’ tutto l’arco della giornata. Ora, è molto difficile ideare venti ore di programmi di qualità anziché solo, diciamo, un paio d’ore. Egli, infatti, ricorda come agli esordi delle programmazioni televisive non esistevano i problemi di richiesta da parte dell’utenza e di competizione tra emittenti. In questo modo era facile selezionare buoni programmi e gli psicologi che a quei tempi furono chiamati a valutare l’impatto del nuovo medium sulla popolazione non ne rilevarono elementi dannosi. E qui sorge un’altra questione : cosa distingue un programma buono da uno cattivo ? La base su cui fondare tale valutazione per Popper, come è ovvio per chi ne conosce almeno in parte il pensiero, non può che essere educativa. L’epistemologo (mi scusi chi è disturbato da questo appellativo che gli sto affibbiando) crede nel forte legame tra l’educazione dell’individuo e l’ambiente che lo circonda. Il discorso, quindi, cade necessariamente sul bambino. Questo inizialmente è altamente recettivo e, quindi, è su di lui che l’ambiente ha un maggiore effetto. Essendo la televisione ormai parte integrante dell’ambiente, è essa stessa mezzo educativo, per così dire, forzato, come s’è detto all’inizio. In definitiva, per essere positivamente educativa, la televisione dovrebbe fondarsi non più sull’etica dell’accaparrarsi audience, quanto su quella dell’educare. Popper crede nell’esistenza, ai giorni nostri, di persone che, attraverso lo studio sistematico della psiche umana, sia in grado di stabilire, nonché produrre, programmi educativi.
Un secondo percorso parte dall’idea di democrazia. Popper introduce un aneddoto che svela una drammatica realtà. Da questo si evince come i produttori televisivi confondano il termine “democratico” col termine “popolare”. In pratica molti pensano che sia democratico tutto ciò che soddisfa la richiesta di quella popolazione che si pone nella fascia culturale media di una società. In realtà, come dice Popper, la democrazia non è tendenza al livellamento culturale (forse qualcuno vedrà in questo un legame con l’attuale concetto di globalizzazione), anzi è proprio il contrario. La democrazia è struttura in cui chi è più preparato riversa il suo sapere verso chi lo è meno.
Sommando ora al “popolarismo” di chi fa televisione l’impossibilità sopra espressa di produrre tante ore di programmi di qualità, s’ottiene quello che abbiamo in effetti davanti agli occhi tutti i giorni : programmi dai vuoti contenuti, resi attraenti da spezie (come le chiama Popper) che vanno a stimolare gli istinti comuni a tutti rendendo, quindi, appetibile a tutti il prodotto. Queste spezie sono : il sesso, la violenza, il sensazionalismo. Si viene così a creare un circolo vizioso : i produttori condiscono i programmi con i soliti elementi; gli spettatori vi si assuefanno arrivando a credere che quello sia l’unico modo di fare televisione; i produttori promuovono indagini statistiche che, però, hanno come oggetto quella particolare realtà televisiva e su questa fonderanno le successive scelte; ed il processo ricomincia così daccapo ripetendosi all’infinito… "Ma in questo modo saremo costretti ad andare tutti al diavolo !". Questa è la conclusione di Popper.
Eliminata la censura come possibile via d’uscita (la censura è strumento del totalitarismo), la soluzione che egli propone la leggiamo verso la fine dell’intervista : “La Democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico”. In quest’unica frase è racchiuso tanta parte del pensiero politico del Nostro. Popper, infatti, identifica nella democrazia l’antitesi della dittatura e le dà una connotazione dinamica. È un andare sempre verso il miglioramento delle istituzioni atte a far sì che i governati possano controllare i governanti. Dato che la televisione è divenuto a tutti gli effetti uno strumento politico, questo andrebbe regolamentato e controllato, in modo che gli utenti stessi possano agire contro suoi eventuali usi impropri. Il concetto fondamentale di questo pensiero è, dunque, quello del controllo. Molto semplicemente, come esiste un Ordine dei Medici regolamentato dallo Stato ed in cui gli stessi medici fanno da organo di controllo, dovrebbe esistere un tale ordine anche per i produttori televisivi. A questa categoria, come accade per le altre, ci si iscriverebbe previo corso e successivo esame. Detto corso svilupperebbe una consapevolezza del potere educativo della televisione. Qui Popper fa esplicito riferimento alla “responsabilità educativa” del produttore. Alla fine si conseguirebbe un attestato (lui la chiama patente) che verrebbe ritirata qualora si riscontrassero atteggiamenti non conformi alle regole dell’ordine.

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VViNks

Reg.: 22 Ago 2003
Messaggi: 2664
Da: milano (MI)
Inviato: 04-12-2003 20:59  
Ho già avuto modo in passato di confrontarmi con questo filosofo. Allora, come adesso, lo trovo geniale nelle premesse, ma – ahimè ! - alquanto ingenuo nelle conclusioni. Popper ha influenzato parecchio il modo di fare Scienza nel secolo passato. Potente è l’idea della fede nella ragione, espressione apparentemente contraddittoria (non dimostro col ragionamento la correttezza del principio razionalista), ma che è alla base di tante teorie. L’argomentazione ragionata è l’unica valida, come pure il controllo basato sull’esperienza. Il secondo punto è scientificamente sempre accettabile, mentre il primo è messo spesso in discussione (soprattutto l’inefficacia dell’induzione enumerativa). Questa non è la sede per approfondire l’aspetto epistemologico, però si devono sottolineare i problemi che sorgono quando l’intero apparato logico si applica alla Politica. Di nuovo, accetto questa estensione, perché credo davvero che il procedere scientifico sia realmente procedere umano, ma trovo che, quando ci si scontra con la realtà di alcuni fatti, si debba combattere diversamente. Per fare un esempio, per Popper è irrazionale ogni pretesa autoritaria ; è razionale la democrazia. E ciò dovrebbe essere da tutti facilmente accettabile, perché logico. Chi può negare la validità di questo principio ? E chi, altresì, può negare l’improponibilità di una tale argomentazione a coloro che oggi reggono le fila di una Nazione ? Per esemplificare ulteriormente il mio personalissimo modo di vedere le cose, prendiamo il caso in esame. Le premesse e le prime riflessioni sul fenomeno televisivo sono sicuramente condivisibili e argute. Ma la soluzione della patente ai produttori è utopica o quantomeno inutile. Volendoci avvalere dell’esperienza passata, lo stesso Ordine dei Medici a cui Popper fa riferimento non è certo un buon esempio di istituzione avulsa da speculazioni e irregolarità !

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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
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Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 04-12-2003 21:59  
Non ha la portata del pensiero filosofico,ma la riflessione di Pasolini su questo media è secondo me geniale visti i tempi in cui venne scritta.

Prima o poi ne parlerò.....
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sono un bugiardo e un ipocrita

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VViNks

Reg.: 22 Ago 2003
Messaggi: 2664
Da: milano (MI)
Inviato: 05-12-2003 08:54  
Sì, dai sean. Quando hai due minuti, esponi un po' quel pensiero. Come dicevo, la "portata" delle opinioni può essere di varia entità. É interessante sentire il parere di coloro che vengono considerati geni nel loro campo. La condizione del "genio", infatti, fa sì che la persona in questione abbia generalmente un atteggiamento distaccato dalle cose di tutti i giorni, come la televisione appunto. In tal modo, quando uno di questi cervelloni viene chiamato a indagare sul fenomeno, è un po' come se partisse da zero. E riesce anche meglio ad individuare l'influenza che ha il mezzo televiso sulla sua stessa professione. Diventa un'analisi doppia : andata e ritorno. Ad esempio, scaricai qualche tempo fa un doc sul rapporto Godard-televisione. Questo andrà sicuramente inserito nel thread (anche se preferirei lo facesse qualcun altro).

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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
Messaggi: 8105
Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 06-12-2003 14:27  
Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi.[...]Le varie culture particolari continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli.
Oggi,al contrario,l'adesione ai modelli imposti dal Centro è totale e incondizionata.La tolleranza dell'"ideologia edonistica"...è la peggiore delle repressioni della storia umana.Come si è potuta esercitare tale repressione?[...]Per mezzo della televisione,il Centro ha assimilato a sè l'intero paese,che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali.[...]L'antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era,come si sa,la religione:infatti era formalmente l'unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani.Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale che è l'edonismo di massa.[...]
Non c'è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione.
Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo[...]Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello[...]ma sono davvero in grado di realizzarlo?
[...]i sottoproletari,fino a pochi anni fa,rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza.Anzi erano fieri del proprio modello di analfabeti.
Guardavano con un certo disprezzo i figli di papà[...]Adesso,al contrario[...]cancellano sulla carta d'identità il nome del proprio mestiere per sostituirlo con la qualifica di "studente"
(i ragazzi,ndr) Nel tempo stesso,il ragazzo piccolo borghese,nell'adeguarsi al modello "televisivo" diviene stranamente rozzo e infelice. La responsabilità della televisione in tutto questo è enorme.Non certo in quanto mezzo tecnico,ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa.Essa non è soltanto un luogo dove passano i messaggi,ma è un centro elaboratore di messaggi.E' il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare.
Non c'è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo.Il giornale fascista e le scritte di slogans mussoliniani fanno ridere come(con dolore)l'aratro rispetto a un trattore.Il fascismo,non è stato sostanzialmente in grado di scalfire l'anima del popolo italiano:il nuovo fascismo,attraverso i nuovi mezzi di comunicazione(specie,appunto,la televisione)non solo l'ha scalfita,ma l'ha lacerata,violata,bruttata per sempre...


PIER PAOLO PASOLINI:"Acculturazione e acculturazione"(9 dicembre 1973-Corriere della Sera) pubblicato in "Scritti Corsari"(ed.Garzanti)


Beninteso,questo è solo uin piccolo stralcio,ci sarebbe altro ancora da riportare.
Per domande,spiegazioni o richieste,chiedete pure.
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sono un bugiardo e un ipocrita

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FabryGiuly

Reg.: 01 Nov 2003
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Da: Milano-Padova (es)
Inviato: 13-12-2003 20:26  
In effetti il saggio sull'acculturazione è uno scritto stupefacente:Pasolini intuisce sull TV(nel 1975!) molto più di certi contemporanei che si fanno bellamente infinocchiare da quello che anch'io considero il mezzo di comunicazione più degradato e degradante,instrumentum regni e filtro di tutti gli avvenimenti che accadono nel mondo.Non avrei mai immaginato che già negli anni 60-70 si manifestasse questo fenomeno (phainomenos...oggi è talmente palese da essere ridicolo).Di quegli anni ho una fugace visione di Gigliola Cinguetti e Claudio Villa che si esibiscono in canzoncine ingenue e innocenti...lo scopo naturalmente era quello di inculcare alla meglio la dottrina della DC negli spettatori ed elettori.
Molto interessante inoltre l'affermazione sulla crescita dei giovani in una società così oppressa e stereotipata,sebbene oggi per fortuna non ci sia una così netta distinzione tra proletari e borghesi:i primi si borghesizzano,i secondi si proletarizzano...
Geniali,profetici e dissacranti,si può forse intuire perchè finora questi Scritti siano rimasti nell'ombra...
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Bizio ti voglio bene...............

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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
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Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 13-12-2003 21:19  
quote:
In data 2003-12-13 20:26, FabryGiuly scrive:
In effetti il saggio sull'acculturazione è uno scritto stupefacente:Pasolini intuisce sull TV(nel 1975!) molto più di certi contemporanei che si fanno bellamente infinocchiare da quello che anch'io considero il mezzo di comunicazione più degradato e degradante,instrumentum regni e filtro di tutti gli avvenimenti che accadono nel mondo.Non avrei mai immaginato che già negli anni 60-70 si manifestasse questo fenomeno (phainomenos...oggi è talmente palese da essere ridicolo).Di quegli anni ho una fugace visione di Gigliola Cinguetti e Claudio Villa che si esibiscono in canzoncine ingenue e innocenti...lo scopo naturalmente era quello di inculcare alla meglio la dottrina della DC negli spettatori ed elettori.
Molto interessante inoltre l'affermazione sulla crescita dei giovani in una società così oppressa e stereotipata,sebbene oggi per fortuna non ci sia una così netta distinzione tra proletari e borghesi:i primi si borghesizzano,i secondi si proletarizzano...
Geniali,profetici e dissacranti,si può forse intuire perchè finora questi Scritti siano rimasti nell'ombra...


bene...son contento...naturalmente tu sai che Pasolini è morto ammazzato in una maniera orribile(come altrimenti poteva morire uno così?)
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sono un bugiardo e un ipocrita

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FabryGiuly

Reg.: 01 Nov 2003
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Da: Milano-Padova (es)
Inviato: 14-12-2003 09:26  
già...ma è stato ucciso dal suo boy-friend o da qualcun altro?non mi ricordo bene...
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seanma

Reg.: 07 Nov 2001
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Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 14-12-2003 18:48  
naturalmente non si sa chi l'abbia ucciso...tante le ipotesi:ragazzi di borgata,Pelosi stesso(che non era il suo boyfriend)e ,tesi sempre in voga,un complotto ordito dal PCI.
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FabryGiuly

Reg.: 01 Nov 2003
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Da: Milano-Padova (es)
Inviato: 14-12-2003 19:04  
che tipo di problemi aveva avuto col PCI?
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seanma

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Da: jjjjjjjj (MI)
Inviato: 14-12-2003 19:23  
era scomodo e in gioventù a Casarsa(Friuli)ne era stato anche espulso..diceva cose che per quei tempi non sarebbero andate giù nè a sinistra nè tantomeno alla borghesia.....
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