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Autore The Cream/Disraeli Gears
ilNero

Reg.: 11 Apr 2003
Messaggi: 5388
Da: Napoli (NA)
Inviato: 19-06-2004 18:56  
Mi decido solo adesso a parlare di questo disco che credo sia stato uno dei più importanti della seconda metà degli anni 60' e,con altri quattro o cinque dischi,uno dei più importanti della mia vita.
Forse il suo ri-ascolto,terminato da pochi minuti,mi può tornare utile.

The Cream
Disraeli gears
Durata 34 minuti circa,
Polydor 1967.


Nella breve carriera dei Cream (Eric Clapton,chitarre,voci-Jack Bruce-basso,voci-Ginger Baker-batteria,percussioni,piano,voci)rappresenta sicuramente il lavoro in cui le tre identità diverse che componevano il gruppo si sono espresse in maniera più felice pur restando fedeli a loro stesse e al loro passato,già consolidato e celebrato degnamente dalle rispettive carriere musicali.Spiccatamente blues Clapton, elegantemente pop Bruce,e chiaramente free-jazz Baker.
Nelle 11 tracce di Disraeli Gears le caratteristiche dei tre sembrano fondersi in una magica alchimia,che a un ascolto più attento altro non è che il perfetto connubio dei tre solisti,nè più nè meno come se avessero registrato leggendo la musica da partiture diverse,che magicamente vanno ad incastrarsi come se così fossero state create.
Il concetto di composizione di fondo è quindi,volutamente jazz,ed è questa la grandezza,a mio parere,di quest'album: composizioni blues-rock suonate come jazz,con squisite svisature spichedeliche,il tutto tenuto insieme con una sicurezza derivante dalla padronanza strumentale dei tre,ora giocosa,ora cupa.

Blues-rock,dicevo,eppure non scevro da influenze pop,come in Strange Brew,brano che apre il disco,in cui la linea del basso di Bruce disegna un capolavoro di equilibrio e leggerezza.Così come in World of pain è il gusto psichedelico del wah-wah di Clapton a rendere ondeggiante la melodia.
L'atmosfera si dilata con We’re going wrong,grande,eppur semplice,composizione in cui la matrice jazz del brano si fonde con un cantato etereo e quasi angosciante.
Una menzione a parte merita la "hit" del disco,Sunshine of your love, un riff micidiale ed essenziale servito da Clapton,per quello che diventerà uno dei brani più importante della sua carriera, oltre che dell'intera produzione rock,ed ancora oggi brano basilare per avvicinarsi allo studio della chitarra rock-blues.


Riguardo ai suoni,è difficile trovare pecche di scelta e composizione.La chitarra di Clapton,per l'occasione una Gibson SG (la famosa"Diavoletto con l'angelo")
è satura,grassa di compressione,quasi al limite del sustain,considerando il povero armamentario di effetti dell'epoca,le distorsioni sono piene e calde,peculiarità di "Slow-hand" prima maniera,eppur taglienti ed incisive.La registrazione potrebbe far rabbrividire un musicista di oggi,ma se consideriamo l'anno di incisione (1966- 1967),e l'uso di mixer grandi come una casa ma efficaci e potenti come una calcolatrice tascabile di oggi,si perdona qualche ronzio di fondo e qualche nota sporca,anzi è un piacere andarle e ritrovare e con infinito piacere le si ascolta,come vuole la vera tradizione rock-blues.

In definitiva,consiglio vivamente quest'album a chi ha voglia di conoscere un modo di fare musica rock che, stilisticamente, non ha mai avuto un degno seguito,"un album come si registravano una volta" sarebbe il caso di dire,di una forza e un espressione e di un immediatezza che resta immutata dagli anni.Un album che ti fa sentire subito la sensazione di "essere stato suonato davvero",magnificamente e semplicemente.
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Just a perfect day,
Ma starei meglio se tu non appoggiassi quella mano sulla mia spalla.

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McMurphy

Reg.: 27 Dic 2002
Messaggi: 7223
Da: Verano Brianza (MI)
Inviato: 20-06-2004 00:28  
It’s getting near dawn,
When lights close their tired eyes;
I’ll soon be with you my love,
To give you my dawn surprise.
I’ll be with you darling soon,
I’ll be with you when the stars start falling.
...

credo che forse solo il riff di smoke on the water sia piu' famoso

... la sto riascoltando adesso ... la cosa che mi sorprende ogni volta e' "quanta" musica facciano con solo basso-chitarra e batteria ... la versione sporca e cattiva degli el&p

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Lo stupido è insidiosissimo. L'imbecille lo riconosci subito, mentre lo stupido ragiona come te, salvo uno scarto infinitesimale. Il matto lo riconosci subito. E' uno stupido che non conosce i trucchi. Lo stupido la sua tesi sbilenca cerca di dimostrarla.

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ilNero

Reg.: 11 Apr 2003
Messaggi: 5388
Da: Napoli (NA)
Inviato: 20-06-2004 00:48  
Sapevo di beccarti qua
E' vero,non l'avevo mai considerato,ma il paragone con i primi EL&P calza...e poi..
Ok McMurphy..lasciamo che questo topic faccia il suo corso e poi combiniamo qualcosa anche sull'altro geniale trio.
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ilNero

Reg.: 11 Apr 2003
Messaggi: 5388
Da: Napoli (NA)
Inviato: 20-06-2004 01:01  
quote:
In data 2004-06-20 00:28, McMurphy scrive:

la cosa che mi sorprende ogni volta e' "quanta" musica facciano con solo basso-chitarra e batteria ... la versione sporca e cattiva degli el&p





Soprattutto se consideri che la maggior parte dei pezzi sono stati registrati,mi pare di capire,in presa diretta:tutti e tre musicisti che suonano insieme in studio e la chitarra solista sovraincisa successivamente sulla prima registrazione.Se aggiugiamo la scarsezza dei mezzi tecnici a disposizione e la già semplice struttura dei brani e gli arrangiamenti ridotti al minimo,non possiamo fare altro che glorificare i suoni meravigliosi usati,l'unico elemento capace di tenere insieme i pezzi e riempire tutti i vuoti.
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malebolgia

Reg.: 15 Gen 2003
Messaggi: 2665
Da: matelica (MC)
Inviato: 20-06-2004 19:02  
ma cos'abbiamo qua? non avevo notato.
ottimo.

quote:
In data 2004-06-19 18:56, ilNero scrive:
....il perfetto connubio dei tre solisti,nè più nè meno come se avessero registrato leggendo la musica da partiture diverse,che magicamente vanno ad incastrarsi come se così fossero state create.



questo è sacrosanto.
alle volte sembra che stiano suonando tre solisti impegnati a rubarsi la scena principale. probabilmente è la verità.
i tre agiscono completamente liberi dai canonici schemi, seguendo (come scrive ilnero), con un intesa e un feeling perfetti, la partitura che essi hanno in testa, per deliziarci e, allo stesso tempo, stupirci.
profonda conoscenza dello strumento, grande orecchio, gusto ed eleganza e la voglia di prevalere, permettono al trio di sfornare questo "masterpiece", un'ottimo esempio di come si possa reinventare il blues a proprio piacimento.

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l'oligofrenia dovrebbe essere un diritto di tutti

[ Questo messaggio è stato modificato da: malebolgia il 20-06-2004 alle 19:03 ]

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Marxetto

Reg.: 21 Ott 2002
Messaggi: 3954
Da: Milano (MI)
Inviato: 20-06-2004 21:08  
Nero,sei fantastico...

E che mi dici invece di "Wheels of Fire",dell'anno immediatamente successivo?

Io lo trovo altrettanto entusiasmante...


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ilNero

Reg.: 11 Apr 2003
Messaggi: 5388
Da: Napoli (NA)
Inviato: 21-06-2004 00:36  
Vero,Wheels Of Fire è un grande album,che a tratti sembra riprendere e confondersi con lo stesso Disraeli Gears,anzi,dovrebbero essere analizzati insieme,poichè l'uno è parto dell'altro e viceversa.
La pubblicazione ravvicinata dei due,appena un anno,come ricordava Marxetto,lascia intuire che la maggior parte dei pezzi fosse stato composto,o almeno abbozzato,già durante il periodo di Disraeli Gears.
Una certa continuità sembra essere evidente nella maggior parte delle 13 tracce,come se(ora lavoro di pura fantasia)il gruppo avesse già a disposizione i pezzi prima della pubblicazione di Disreali Gears e avesse deciso di inciderne alcuni e rivederne e riarrangiare altri.
Pezzi come "Those were the days" sembrano ricalcare le stesse atmosfere di "Dance the night away",riportando la linea rock-blues psichedelica,fatta di chitarre ritardate e caldi delay,che a mio parere,è stato il parto meglio riuscito del gruppo.
Nelle tracce spiccatamente rock però,si ha l'impressione che la vena compositiva tenda impercettibilmente a sciogliersi.La stessa "White room",pezzo godibilissimo e trascinante,contiene,a mio parere,qualche ingenuità melodica tipicamente pop,perdendo quell'immediatezza e quell'incisività nel suono di Disraeli Gears.Pur restando un pezzo dalla melodia meravigliosa..
Menzione speciale per "As you said".Un evoluzione,forse poco battuta,per quella che poteva una nuova linea melodica del gruppo.

In definitiva,stiamo parlando di due album indispensabili e imprenscindibili,per chi segue un certo filone,e penso che il giudizio e le eventuali differenze sui due lavori,può essere riassunto prendendo in prestito una frase di Satriani commentando Are you Experienced? di Hendrix:
"Ci sono dei pezzi che sembrano semplicemente provenire da un altro pianeta.Il resto è normale genialità".
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ilNero

Reg.: 11 Apr 2003
Messaggi: 5388
Da: Napoli (NA)
Inviato: 24-06-2004 11:19  
Da "Wheels of fire" in avanti,il trio sembrerà avvertire un rapido declino(il loro lavoro cronologicamente inzia nel 1966 e termina nel 1969)in cui è netta la sensazione di avere esaurito le spinte creative che erano alla base delle loro composizioni.
O meglio,l'ingranaggio comincia a mostrare segni di cendimento,che si ripercuotono in modo evidente ed inesorabile nei successivi lavori del gruppo.Forse per l'acuirsi di rivalità interne fra i componenti,forse per le disinvolte collaborazioni di ognuno dei tre in altri lavori discografici,forse semplicemente perchè la loro interazione aveva smesso di produrre frutti.
O forse per tutti e tre i fattori insieme.
Le tre "primedonne" cominciano ad aver bisogno d'altro per stuzzicare la propria genialità.

Nel 1969 verdrà la luce "Good Bye",preludio del loro scioglimento imminente.A parte considerazioni di ordine emotivo,si tratta di un album che scivola addosso e va via,non c'è il nervosismo dei precedenti lavori,semmai un disfacimento in chiave pop del Cream sound,trascurabile.
Seguirà una raccolta live:"Live Cream Vol.I e II",contenente materiale registrato in una esibizione al Royal Albert Hall nel 1968,segnalarei una magnifica esibizione di Sunshine of your love,leggeremente accellerata e con un lungo assolo centrale.

La storia dei Cream finisce qua.

Jack Bruce(basso,voce)continuerà la sua sperimentazione del solco del rock/be-pop,alternando,nel corso dei successivi trent'anni,una serie sconfinata di partecipazioni ad album altrui,(da bassista e curatore del suono)ad una carriera solista che,con alterne fortune commerciali,dura fino ad oggi.More Jack Than God,suo ultimo album,è del 2003.

Ginger Baker(batteria,percussioni,voce)intraprenderà un'infinita carriera da session-man,registrando una quantità sconfinata di album,dal pop al jazz,dal rock al blues,sempre con un'occhio,o meglio,con una bacchetta,a servizio della sperimentazione più pura.E' da citare un ritiro di alcuni anni in Nigeria,al fine di conoscere ed approfondire le percussioni africane a cui seguì,dopo qualche anno,una gratificante opera di insegnamento di dette percussioni agli stessi musicisti nigeriani....

E Clapton(chitarre,voci)passerà i successivi trenta anni vagando fra tutti i generi affini al rock:country,blues,jazz,e tanto,tanto,pop.Tra indubbie cadute di stile e buoni riscontri commerciali,sempre alla ricerca di qualcosa che non sembra disposto a farsi prendere.Ma ormai l'iconografia pubblica lo ha santificato da anni,è un intoccabile e non risente degli strepitii dei critici qua sulla terra che ne evidenziano i momentanei vuoti e la sempre presente assenza della sua chitarra.

La storia della musica ci ha spesso messo di fronte a collaborazioni improbabili(ma commercialmente produttive),fusioni di genere diversi tra loro che si allargano,si restringono e si coagulano;non credo sia il caso,almeno in questa sede,di aprire un dibattito sulla "fedeltà alla linea".Ma in musica tutto si può traformare,e pur rimanendo identico a se stesso,può essere fuso nel crogiolo della creatività.Il risultato potrà essere solo determinato dal grado di solubilità degli elementi,e dalla perizia dei buoni artigiani.
Con i Cream,e non credo di sbagliarmi,questo lavoro è stato naturale come in pochi altri casi.
Non parlo di assoluta superiorità del tutto,nè di azzardo nel concepire un album tra generi distanti migliaia di miglia e migliaia di anni fra loro.I Cream hanno fatto rock-blues,semplice e fedele rock-blues,sperimentando scientificamente nello stesso campo,mostrandone nuove potenzialità e spostandone i confini molto più in là da dove la musica a loro contemporanea li aveva fissati,in una storia di piccole e grandi rivoluzioni ed evoluzioni del conosciuto che,grazie a due album in particolare,Disraeli Gears e Wheels of fire,ha conosciuto e ci ha permesso di conoscere uno dei più formidabili esempi di creatività musicale.Nuda e pura.


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Just a perfect day,
Ma starei meglio se tu non appoggiassi quella mano sulla mia spalla.

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