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Autore Aspettando Godot... a Torino - Collabora alla realizzazione del film!
MaxJay

Reg.: 24 Set 2006
Messaggi: 1
Da: Torino (TO)
Inviato: 24-09-2006 09:44  
ASPETTANDO GODOT… A TORINO
Scandagliare il significato profondo e il fascino dei luoghi, degli spazi sociali, delle relazioni interpersonali nella città di Torino. È questo il compito che si è posto il nostro “collettivo” cinematografico, usando come strumento uno dei classici del teatro del Novecento, “Aspettando Godot” di Samuel Beckett. Sfruttando le innumerevoli potenzialità artistiche di questo testo, si possono trasferire lo scarno albero e la strada di campagna dell’opera beckettiana, simboli di un “non-luogo” eterno e indefinito, in una vera città: spesso i “non-luoghi” sono più numerosi e vicini di quanto non ci si aspetti. Per questo motivo è forte e rabbiosa la volontà di riappropriarsene, di dare valore e significato al tessuto urbano.

Non sono le location che danno lustro a chi le vive, piuttosto dovremmo accettare che è dovere di ogni cittadino fare del proprio meglio affinché il luogo che abita sia almeno di un poco migliore.

Il compito non è agevole e lo si può affrontare avanzando tra contraddizioni e problemi, come Vladimiro, Estragone, Lucky e Pozzo che sono pervasi da una costante tensione verso ciò che può dare un senso al vivere, ma sembra non arrivare mai. Quel Godot che resta sempre misteriosamente celato, circondato da un alone di desiderio e paura è chi si cerca affannosamente.

Sono sentimenti comuni verso ciò che non si conosce, verso l’Altro: qualcosa che non è Noi, radicalmente e metafisicamente diverso, ma ugualmente necessario per ribadire la propria identità e costruire una vita sociale. La relazione con i numerosi immigrati che popolano Torino, uomini come noi eppure così distanti, implica questa perenne Alterità, una contrapposizione che va affrontata e risolta, affinché finalmente giunga Godot.

Non è un percorso metropolitano facile: si cerca di seguirlo ora con rabbia ora con ironia, proprio come Vladimiro ed Estragone, anime in bilico tra lucidità e follia del vivere quotidiano.

E’ una rabbia che pervade ogni gesto e ogni parola, nasce comunque da un’intima voglia di riscatto, non disgiunta dalla salutare capacità di ridere di sé stessi e degli altri. E’ un’ironia necessaria perché salvifica. Per comunicare con più efficacia concetti e sensazioni, le modalità di realizzazione del film saranno atipiche: più attori impersoneranno i medesimi personaggi e saranno loro stessi a contribuire alla costruzione della scena, scegliendo i ruoli da interpretare e i luoghi in cui girare perché ritenuti più vicini emotivamente. Ogni artista-attore dovrà sentirsi libero di agire, secondo le proprie capacità: allo stesso modo si comporteranno gli altri componenti del “collettivo”, che ricopriranno via via tutti i ruoli necessari a tramutare le idee in pellicola girata. Ognuno cercherà, insomma, di trovare la propria naturale collocazione.

Non sarà una trasposizione cinematografica fedele di “Aspettando Godot”, ma un progetto di ricerca e rielaborazione di significati, idee, concetti fortemente intrecciati con la città di Torino, intesa come realtà in cui il livello della qualità di vita è accettabile anche grazie a ciò che l’Altro potrebbe offrirci.

Il Collettivo cinematografico in transito
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