> > Attori, Attrici e Registi - L'IMPORTANZA DI UN AUTORE COME TSAI MING LIANG |
Autore |
L'IMPORTANZA DI UN AUTORE COME TSAI MING LIANG |
NancyKid ex "CarbonKid"
 Reg.: 04 Feb 2003 Messaggi: 6860 Da: PR (PR)
| Inviato: 03-12-2005 23:53 |
|
Credo nell'importanza di un autore coi controcazzi come Tsai Ming Liang nel Cinema di oggi.
Così apriamo sto bel thread, magari per farlo conoscere a chi non l'ha mai sentito nominare.
Traggo dal mio articolo QUI
E’ facile misinterpretare il Cinema di Tsai Ming Liang, l’autore che insieme a Hou Hsiao Hsien ed Edward Yang, è riuscito a dare al presente Taiwan una propria identità cinematografica di fronte al pubblico di tutto il mondo.
Il sottoscritto stesso, l’ha odiato dopo una stressante (prima)visione di The Hole- Il Buco, un’opera (che ho) liquidato come un “film dove non succede una cippa”. Una sorta di vuoto dell’estetica, che sottraeva fantasmagoricamente alle bellissime immagini (de)costruite tutto il loro (non)significato esplicito, con lunghissimi piani fissi che, ahimè, io non sopportavo.
Possiamo affermare che non ero mentalmente(e fisicamente) preparato ad accogliere nel mio Olimpo un autore così mainstream come Tsai Ming Liang, alienato e alienante nello stesso tempo, in capo a una tipologia di Cinema che oggi praticamente non esiste più tranne in casi più unici che rari.
L’autore di The Hole, infatti, è il contrario di tutto il Cinema Asiatico che (allora) amavo (e che tutt’ora amo), altrettanti autori come (i primi)John Woo, (il) Wong Kar Wai (urbano) o (yakuza) Kitano.
Rispetto a quest’ultimi, Tsai Ming Liang sembra essersi confinato in una bolla magica, in un incantesimo che lo allontana dall’ondata di Cinema Asiatico post-moderno che stava pian pianino invadendo anche la nostra Italia: il suo è un rifiuto totale di ogni convenzionalità e di ogni enfasi, riprendendo a sé una natura morta dove però risiede la vita essenza del suo ideale di Cinema, in realtà metafisico in quanto senza spazio e senza tempo, e proprio per questo lontano anni luce dal post-moderno.
Arrivo tardi ma arrivo, e solo recentemente ho compreso l’importanza di un urlo come quello di Tsai Ming Liang nel Cinema di oggi, un urlo di silenzio per ritrovare l’equilibrio perduto, ma anche un urlo di incazzatura e di rabbia verso tutto il neo-cinema sbagliato in quanto realmente non-cinema. Tsai Ming Liang è inizialmente fastidioso perché è una sorta di spettro di coscienza, che sembra bastonarci in testa con fastidio affinché gli occhi si aprano, riacquistando quell’innocenza perduta per le immagini, primitive ma proprio per questo pure ed essenziali, vere e vive.
Tsai Ming Liang nasce e cresce in una piccola provincia Malesiana, a Kuching, dove grazie ai nonni, ha la possibilità di passare giornate intere tra le piccole salette di paese che proiettavano film prevalentemente Cinesi, Taiwanesi, Hongkonghesi e Americani.
Arrivato ai 20 anni, lascia Kuching per trasferirsi a Taiwan, dove frequenta la facoltà di Cinema all’università di Taipei.
Qui avrà le prime assimilazioni con gli autori europei come Bresson, Antonioni, Truffaut e Fassbinder, alle quali sarà spesso associato durante la sua carriera.
I particolari sessuali di Fassbinder, l’attenzione asettica per i dettagli di Bresson, l’alienazione modernolatrica di Antonioni, saranno infatti tra le note stilistiche più marchiate del Tsai Ming Liang autore, che arriverà ad omaggiare esplicitamente Truffaut (in particolare, I 400 colpi) in Che ora è laggiù (con tanto di comparsata di Jean Pierre Leaud).
A questi 4 autori, aggiungerei l’influenza più evidente di tutti: Yasujiro Ozu, la cui elaborazione statica(mente) zen e la pulizia (sobrietà / quiete / meditazione) sarà ricostruita da Tsai nella società moderna contemporanea.
Possiamo infatti definire Tsai Ming Liang come completo erede del maestro giapponese nel ricercare un’indagine circolare al ciclo della vita e alle transizioni (in)evolutive dell’esperienza umana di fronte ai suoi sentimenti più primitivi. E’ una messa in scena di piani fissi lunghissimi per denudare l’anima dei suoi personaggi, come frame pittorici di ombre figurative che tramite i loro corpi, ci disegnano senza parole i propri sentimenti più interiori(zzati): tristezza, felicità, noia.
L’essere cresciuto in un piccolo paese come Kuching gli permetterà di isolarsi spiritualmente dai bombardamenti di luci e suoni delle grandi metropoli, assimilando ed osservando la quiete della natura con metabolismo. La riflessione assume dunque un ruolo importantissimo nel suo Cinema, dove (in realtà) non persiste, come definito (sbagliatamene) in precedenza, un vuoto dell’estetica, bensì un’estetica del vuoto, dove il non-essere sta nei protagonisti e nelle loro emozioni, veri fantasmi isolati in luoghi che non appartengono a loro. Vengono osservati nella loro quotidianità, studiati, talvolta con surrealismo.
Vivono di quiete e di silenzi, proprio come Tsai a Kuching. La metropoli diventa quindi luogo di condanna, come un grande cimitero dove i (non) vivi camminano alla ricerca della pace, destinata ad essere trovata solo con il completamento dell’Amore.
In fondo tutte le opere di Tsai Ming Liang sono film d’amore, di quell’amore truffautianamente in fuga che separa (ma unisce ed incatena) tutto il vuoto dell’esistenza (e dell’essenza).
Come dichiarato in un’intervista recente a Filmtv: “L’amore è il centro dei miei film. L’amore corporeo fatto di bisogni carnali, fisiologici, che a loro volta scatenano reazioni a livello emozionale, sentimentale. Non m’interessa raccontare lo sviluppo dei rapporti amorosi da un punto di vista narrativo, ma come urgenza, necessità, e quindi talvolta fallimento, scacco”.
Quello di Tsai Ming Liang non è quindi un Cinema narrativo, ma neanche psicologico. E’ invece un Cinema intro-emotivo ed estro-spirituale, derivante da pulsioni profondissime, come un urlo espressionista che però non ha nulla dell’ espressionismo, perché nel Cinema odierno, la poetica di Tsai Ming Liang è un caso singolare, e proprio questa sua singolarità lo colloca tra i migliori cineasti viventi di oggi. Ma anche di ieri, e del domani.
_________________ eh? |
|
kagemusha
 Reg.: 17 Nov 2005 Messaggi: 1135 Da: roma (RM)
| Inviato: 04-12-2005 09:13 |
|
Aggiungerei che senza Tsai Ming Liang gentucola come Kim ki duk non sarebbe mai esistita e senza vive l'amour filmetti come ferro3 non saprebbero dove rubare le idee.
E chi crede il buon Kim un genio dovrebbe prima di tutto guardarsi Ming Liang per capire dove sta la vera creatività e originalità. |
|
stetosk
 Reg.: 25 Dic 2005 Messaggi: 9 Da: parma (PR)
| Inviato: 26-12-2005 14:18 |
|
Sono D'accordo è un grandissimo."Vive l'amour" è stata una scoperta,ma "The Hole" è una conferma strepitosa e attualmente il mio preferito,in attesa di vedere "Il gusto dell'anguria" |
|
Kieslowski
 Reg.: 09 Mag 2005 Messaggi: 1754 Da: Reykjavik (es)
| Inviato: 26-12-2005 15:02 |
|
L'importanza c'è ed è rilevante nel panorama cinetografico mondiale (senza limitarsi al taiwan) per un uomo che da qualche anno confeziona film di maestoso impatto visivo e profonda ricchezza emotiva celata sotto un apparente (non) uso del simbolismo. Le sue vicende, il suo cinema che si snoda in tanti direzioni, ha avuto personalmente il suo culmine massimo in quel capolavoro denominato "Ni neibian jidian" (Che ora è laggiù?) nel quale questo Maestro contemporaneo (che reputo tra i 4-5 registi più importanti, promettenti e che abbiano davvero qualcosa da dire al momento) ci scaglia in una realtà alienata che ha come vertici estremi due incantevoli città, che sono in realtà due punti astratti nella mente-gioco del regista. Il risultato è il piacere che l'occhio trae da quelle due ore emotivamente distruttive, nelle quali la mdp si posa sulle vite (già) segnate dei protagonisti, ritrendoli nella loro spiazzante quotidianeità. Con il successivo "Il gusto dell'anguria", la percezione del capolavoro è simile al precedente, ma la mia modesta unica visione non mi permette di esporre al meglio gli istintivi pensieri e le (ir)razzionarie percezioni che la pellicola mi ha dato. Per quello che invece sento dire da molti essere il suo vero capolavoro, "Il fiume", ammetto di non aver mai avuto il piacere di goderne la visione, ma rimedierò al più presto, perchè credo sul serio che questo talento meriti in generale più considerazione in un panorama che potrebbe imparare molto da egli.
_________________
|
|
|
|
 |
0.005019 seconds.
|