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Autore Jean Vigo
sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 07-11-2006 19:04  
non so se si stimavano, certo è che Vigo schifava le avanguardie. di surrealista non ha alcunchè.
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Quando mia madre, prima di andare a letto, mi porta un bicchiere di latte caldo, ho sempre paura che ci sia dentro una lampadina.

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Marienbad

Reg.: 17 Set 2004
Messaggi: 15905
Da: Genova (GE)
Inviato: 07-11-2006 20:08  
Mi fate sorridere voi due.
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Inland Empire non l'ho visto e non mi piace

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 07-11-2006 20:39  
quote:
In data 2006-11-07 19:04, sandrix81 scrive:
non so se si stimavano, certo è che Vigo schifava le avanguardie. di surrealista non ha alcunchè.




Di sicuro Bunuel lo amava: "Ho amato l'Atalante di Jean Vigò. Sono andato a trovare Vigo durante le riprese. Il ricordo di un uomo molto debole fisicamente, giovane e cortese." (da I miei sospiri estremi - L. Bunuel)

Si registrano affinità tra i due autori, anche perchè Bunuel non era "avanguardista", era un caso a se stante. Come Vigo, che, morto troppo in fretta, non potremo mai sapere se il suo cinema avrebbe preso, anzi, se avrebbe conservato, la stessa piega "autonomista" che contraddistinse il cinema di Bunuel. Non parlavo di surrealismo nel senso stretto e "tecnico" del termine, bensì, associandolo non a caso alla parola anarchismo - il che sposta leggermente le significaZioni... -, intendevo riferirmi alla dimensione poetica della sua opera. In Vigo sono innegabilmente riconoscibili molti tratti di surrealità (non di surrealismo per farti stare tranquillo), a partire da A propos de Nice, così intriso di sogno e sur-realtà, di un nudo "sognato", anche se rappresentato con un approccio "documentaristico".

Non essere così legato alle etichette, all'ortodossia cattedratica. Anche perchè schifando le avanguardie Vigo avrebbe dovuto schifare se stesso. Le classificazioni servono sui banchi di scuola per sintetizzare meglio l'apprendimento, dopodichè bisogna elaborare, elasticciare la nozione sul piano del vissuto vero che non è mai tutto bianco o tutto nero.


[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 07-11-2006 alle 20:41 ]

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 07-11-2006 20:42  
quote:
In data 2006-11-07 20:08, Marienbad scrive:
Mi fate sorridere voi due.




De 'sti tempi micragnosi.., te pare poco?
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"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 07-11-2006 23:46  
ma infatti, io non vedo nulla di surreale in alcun fotogramma di Vigo.
ci vedo invece un occhio spietatamente iperrealistico, una riproduzione della realtà "talmente reale da", da risultare grottesca, tragica nell'incombere dei suoi tratti malsani. La realtà Vigo (e Kaufman) la colgono sul fatto, la osservano (e riproducono) nel suo essere, e riproducendola meccanicamente ottengono l'effetto straniante, scuotono gli spettatori; per citare Vigo stesso, «andare verso il "cinema sociale" [è Vigo stesso che per primo pone tra virgolette la sue espressione] vuol dire essere d'accordo, pretendere, permettere, che il cinema dica qualcosa e svegli altre eco oltre ai rutti di quei "Signore e Signori!" che al cinema ci vanno per digerire».
Immergere il cinema nel tessuto sociale significa non solo svincolarsi dal baraccone di un cinema dominato da "leggi di mercanti da fiera", ma anche rinunciare agli eccessi scellerati del cosiddetto "cinema puro" avanguardistico.
Il cinema non deve tradire sè stesso, ma non deve neanche "tradire il reale", pretendendo di distribuire verità ideologiche immediatamente stampate sulla pellicola.
Per questo non ci può essere surrealismo, ma solo iperrealismo nel cinema vigoliano.
Ti dirò anzi, che non mi stupisce affatto che Bunuel adorasse L'Atalante e Vigo. molti di questi tratti infatti si ritrovano nel bunuel messicano (e a seguire); che, senza entrare nel merito, a me pare decisamente più efficace e funzionale di quello della trilogia surrealista.
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Quando mia madre, prima di andare a letto, mi porta un bicchiere di latte caldo, ho sempre paura che ci sia dentro una lampadina.

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Marienbad

Reg.: 17 Set 2004
Messaggi: 15905
Da: Genova (GE)
Inviato: 07-11-2006 23:49  
Ma infatti si. Le vostre discussioni mi fanno felice. Discussioni da veri cinefili, altro che quelle pippe che di solito si leggono in codesti lidi.
Prego continuate.
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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 08-11-2006 02:26  
quote:
In data 2006-11-07 23:46, sandrix81 scrive:
ma infatti, io non vedo nulla di surreale in alcun fotogramma di Vigo.
ci vedo invece un occhio spietatamente iperrealistico, una riproduzione della realtà "talmente reale da", da risultare grottesca, tragica nell'incombere dei suoi tratti malsani.




E infatti, come in Las Hurdes di Bunuel, che non a caso chiude la trilogia surrealista, il "realismo" è così spinto e... come dici tu, che diventa sur-reale, o iper-reale, tale da... trascendere, in quanto realtà pura e spietata, "inaudita", la realtà stessa, che è pure grottesca, tragica, ecc... Ci sono infinite risposte che infrangono le regole le etichette,le classificazioni. Le parole significano e non significano, i concetti sono più stabili...

quote:
[i]La realtà Vigo (e Kaufman) la colgono sul fatto, la osservano (e riproducono) nel suo essere, e riproducendola meccanicamente ottengono l'effetto straniante, scuotono gli spettatori; per citare Vigo stesso, «andare verso il "cinema sociale" [è Vigo stesso che per primo pone tra virgolette la sue espressione] vuol dire essere d'accordo, pretendere, permettere, che il cinema dica qualcosa e svegli altre eco oltre ai rutti di quei "Signore e Signori!" che al cinema ci vanno per digerire».




"Non c'è nulla di più reale del "fantastico". Breton (vado a memoria)

Tutta la vera arte non tradisce mai il reale, anche quando la rappresentazione è iper o sur-reale. In A propos de Nice, le donne vestite/spogliare, l'iperbolicizzazione dello sguardo, del guardare/vivere come esperienza sel sè e dell'es, sono una espansione, diciamo così, della realtà. Dunque, non è nella meccanicità l'estraniamento, ma nella deformazione e negazone della stessa, che non per questo è meno reale della realtà stessa, pur non essendolo... Il compito dell'arte è trasfiguare la realtà. Cosa che ad esempio non fa Allen... (dai, non mi rispondere, era solo per farti un esempio calzante, esplicativo...)

E a Propos... di rutti e digestioni, una citazione di Ado Kyrou, tratta da un suo bellissimo e illuminante scritto su Un Chien Andalou e L'Age d'or, circa il mordace ed iconoclastico humor "negro" di Don Luis Buñuel: “... questa volontà di scandalizzare era talmente spinta che andò oltre il suo scopo. I borghesi, masochisti famosi, applaudirono dopo essere stati disturbati nella digestione. Fortunatamente i loro applausi erano accompagnati dallo stridore dei loro denti ..."

quote:
[i]Immergere il cinema nel tessuto sociale significa non solo svincolarsi dal baraccone di un cinema dominato da "leggi di mercanti da fiera", ma anche rinunciare agli eccessi scellerati del cosiddetto "cinema puro" avanguardistico.
Il cinema non deve tradire sè stesso, ma non deve neanche "tradire il reale", pretendendo di distribuire verità ideologiche immediatamente stampate sulla pellicola.



Essì.., ma l'"avanguardia" annovera tra le sue fila autori immensi quali Claire, Renoir, Cavalcanti, Man Ray, Cocteau, Epstein, ecc.., oltre che i fautori del "cinema puro" - fine a se stesso? - che pure ci dovevano essere e che sono serviti, in quell'epoca di febbrili "scoperte", a mettere a punto il linguaggio, le tecniche, ma anche un certa buona, se non eccelsa, estetica. Tutto è così relativo nella vita, come nell'arte, che non appena conseguito il diploma di perito tecnico industriale (peggior scuola non potevo sceglieremi, che anzi mi fu quasi imposta) decisi che era molto meglio mandare a cagare gli studi e andarmi a guadagnare la vita...

quote:
[i]Per questo non ci può essere surrealismo, ma solo iperrealismo nel cinema vigoliano.
Ti dirò anzi, che non mi stupisce affatto che Bunuel adorasse L'Atalante e Vigo. molti di questi tratti infatti si ritrovano nel bunuel messicano (e a seguire); che, senza entrare nel merito, a me pare decisamente più efficace e funzionale di quello della trilogia surrealista.



Dunque è vero tutto e il contrario di tutto. Nel cinema di Vigò c'è la surrealità del sogno (aripreciso, non il surrealismo), come già detto nell'altro post. Dimensione questa del mondo onirico che ha come indiscusso, paradigmatico e germinale "inventore" Luis Bunuel. Il quale ha forse influenzato Vigo, come Vigo potrebbe aver presumibilmente influenzato il Bunuel messicano. In "La ilusion viaja en travia", del '53, un film anch'esso sul "viaggio", "movimento", sugli incontri, cambiamenti, fughe, ritrovamenti, realtà e sogno, amore/eros, un film sociale, quasi neorealista che: "... si apre come un'opera realista e diventa immediatamente, attraverso una costante negazione della normalità, lo specchio di quella "realtà seconda" , o surreale, che svela l'autentica natura delle cose e degli uomini - cit. Bernardi", vi sono delle assonanze, "ideali", con l'Atalante.

Il Bunuel messicano non può essere più efficace del Bunuel della trilogia surrealista, primo perchè Bunuel è sempre surrealista, fino all'ultimo film; secondo perchè parliamo di due epoche diverse, non paragonabili tra loro non sotto l'aspetto efficacia e funzionalità (qui hai un po sbracato..), fattori relativi, legati alla contigenza, al momento storico, dunque modificabili, superabili; terzo perchè la trilogia surrealista rappresenta i pilastri su cui si fonda tutta la cinematografia moderna del fantastico, o dell'es, o dell'onirismo, o di quel "genere" lì.., dunque lo stesso Bunuel messicano.



[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 08-11-2006 alle 02:34 ]

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AlZayd

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Da: roma (RM)
Inviato: 08-11-2006 02:41  
quote:
In data 2006-11-07 23:49, Marienbad scrive:
Ma infatti si. Le vostre discussioni mi fanno felice. Discussioni da veri cinefili, altro che quelle pippe che di solito si leggono in codesti lidi.
Prego continuate.




Ho continuato.., ma mi si è anchilosata la mano...
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