FilmUP.com > Forum > Critica il critico - Abbiamo davvero bisogno dei critici?
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Autore Abbiamo davvero bisogno dei critici?
AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 13-01-2007 19:46  
quote:
In data 2007-01-13 12:17, ermejofico scrive:
La cinematografia è l'unica arte in cui la critica sia nata quasi contemporaneamente al suo oggetto. Dalle pitture rupestri a, diciamo, Vasari (o Aristotele) passano millenni, mentre dal treno dei Lumiere a Ricciotto Canudo la bagatella di 15 anni appena. Da qui l'influenza enorme del pensiero cinematografico (in questo senso intendo "critica") sulla cinematografia.






Pensa tu come è tuttavia crescita l'arte dalle tombe rupestri fino a.., passando da.., anche senza critica. Grande sfiga è toccata all'arte cinematografica.., ad esclusione dei vari grandi autori anche "critici", e dei grandi "filosofi", letterati, anche studiosi di cinema. Tutto il resto sono insignificanti "ordine del giorno" destinati ad essere rimossi dalla bacheca e dimenticati.
_________________
"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 13-01-2007 21:00  
quote:
In data 2007-01-13 19:35, AlZayd scrive:
La critica, quella seria, di cui ho già detto, raggiunge livelli di poesia solamente sul piano della letteratura, fine autentico ed ultimo del lavoro critico (che di per se, se solo finalizzato alla speculazione di cui sopra, resterebbe limitato/limitante e fallace/relativo, se non anche coercitivo) che in definitiva prende a pretesto il fare critica, così come uno scrittore "normale" prende a pretesto il raccontare una storia (ed è così vero ciò che si possono raccontare le più belle storie del mondo in baniera bestia, e al contrario le più brutte in modo eccelso) per fare arte letteraria (e vale naturalmente anche per l'autore cinematografico: che tristezza il termine filmaker!), dove naturalmente la storia ha il suo rilevante peso/significato.


vabbè, chiudo anch'io allora - ma che apro a fare? - ma non prima di aver detto che questa visione del lavoro del critico mi sembra folle.
anzi no, distorta. anzi, sbagliata.

ho usato il termine filmaker solo per evitare una delle tante ripetizioni. in effetti non entusiasma neanche me.
ma io di fare letteratura me ne sbatto i coglioni.
_________________
Quando mia madre, prima di andare a letto, mi porta un bicchiere di latte caldo, ho sempre paura che ci sia dentro una lampadina.

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 14-01-2007 02:13  
quote:
In data 2007-01-13 21:00, sandrix81 scrive:
quote:
In data 2007-01-13 19:35, AlZayd scrive:
La critica, quella seria, di cui ho già detto, raggiunge livelli di poesia solamente sul piano della letteratura, fine autentico ed ultimo del lavoro critico (che di per se, se solo finalizzato alla speculazione di cui sopra, resterebbe limitato/limitante e fallace/relativo, se non anche coercitivo) che in definitiva prende a pretesto il fare critica, così come uno scrittore "normale" prende a pretesto il raccontare una storia (ed è così vero ciò che si possono raccontare le più belle storie del mondo in baniera bestia, e al contrario le più brutte in modo eccelso) per fare arte letteraria (e vale naturalmente anche per l'autore cinematografico: che tristezza il termine filmaker!), dove naturalmente la storia ha il suo rilevante peso/significato.


vabbè, chiudo anch'io allora - ma che apro a fare? - ma non prima di aver detto che questa visione del lavoro del critico mi sembra folle.
anzi no, distorta. anzi, sbagliata.

ho usato il termine filmaker solo per evitare una delle tante ripetizioni. in effetti non entusiasma neanche me.
ma io di fare letteratura me ne sbatto i coglioni.




La mia visione del lavoro del critico è molto più articolata ed ampia della tua, e della tua miope, monca e tornacontista estrapolazione di una esigua porzione di ciò che ho scritto, ed è comunque argomentata, motivata, cosa che tu non hai fatto, limitandoti allo slogan che fugge evidentemente il confronto. Allo stato a me appaiono deliranti le tue pretese.

Attento ai coglioni.., la letteratura ha il suo notevole peso, non vedi.., sei rimasto in mutande e il negro a nerchia sguainata seguita a starti alle calcagna! haha!


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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 14-01-2007 02:24  
quote:
In data 2007-01-13 12:17, ermejofico scrive:
La cinematografia è l'unica arte in cui la critica sia nata quasi contemporaneamente al suo oggetto. Dalle pitture rupestri a, diciamo, Vasari (o Aristotele) passano millenni, mentre dal treno dei Lumiere a Ricciotto Canudo la bagatella di 15 anni appena.


Da qui l'influenza enorme del pensiero cinematografico (in questo senso intendo "critica") sulla cinematografia.






Però sulla chiosa e su "(in questo senso intendo "critica")", concordo. Il pensiero cinematografico non è la spicciola, o anche approfondita, analisi strutturale di un film, cosa alla portata di tutti, e ha bisogno per essere espresso di una solida ed articolata base letteraria ed umanistica. Temo che si possa parlare di "pensiero cinematografico", senza conoscere, inoltre, anche le altre arti, i vari ed ampi contesti culturali.

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"Bisogna prendere il veleno come veleno e il cinema come cinema" - L. Buñuel

[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 14-01-2007 alle 02:25 ]

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 15-01-2007 14:58  
Intervengo per dire la mia opinione.
Parto da questa premessa: per me il Cinema è un'arte come La Letteratura, La Musica la Pittura. L'Arte con la A maiuscola riflette l'intuizione artistica del singolo e non posso pensare che non corrisponda a verità.
Il regista-artista o il pittore-artista producono la loro opera su delle basi intuitive, a volte poggiondale su un background già esistente, a volte inventandosi una nuova corrente, a volte solo per placare un bisogno interiore.
Ma quello che producono non è un falso d'autore, è il vero.

Bene adesso trasliamo la categoria della Critica (letteraria, cinematografica, musicale) e portiamola a un livello diverso (attenzione non ho detto più basso, ho detto solo diverso), quelli che scrivono di Cinema, di arte, di Letteratura, di Musica.
Cosa fanno queste persone? Cercano di analizzare il testo, l'opera, il quadro, il film e cercano di oggettivare un percorso tipicamente soggettivo. Cercano di trarre, attraverso gli strumenti in loro possesso, un discorso coerente che possa portare il particolare alla dimensione universale, cercano un senso (ma anche la negazione del senso) in un materiale informe e magmatico, cercano un codice cifrato che possa svelare il noumeno dal fenomeno.
La differenza con l'Arte è che questo tipo dioperazione corrisponde sempre a una parte del Vero ma non lo rappresenta nella totalità.
A volte leggendo certe recensioni ho pensato: cazzo il tizio che scrive dice cose apparentemente improbabili ma non impossibili...E se avesse ragione anche lui? L'artista non ha sempre in mente ben chiaro quello che è il prodotto finale della sua mente, e c'è sempre uno scarto tra l'idea in potenza e l'atto che la realizza?
E se il recensore si fosse intrufolato in questo segmento che dalla potenza va all'atto e ci avesse azzeccato?
E' vero che bisognerebbe evitare coinvolgimenti personali nel giudizio di un'opera d'arte. Ma è anche vero che l'atteggiamento empatico (ma non troppo) avvicina molto l'artista al recensore e lo stesso recensore potrebbe divenire artista creatore. Se una certa parte di persone leggendo una recensione vi si immedesima e ne condivide senso e contenuti, forma e sostanza, non è possibile che in quel momento il recensore abbia anche lui reso oggettiva, una sensazione soggettiva?

So che è un discorso da Schizo, ma è quello che penso.

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vietcong

Reg.: 13 Ott 2003
Messaggi: 4111
Da: roma (RM)
Inviato: 15-01-2007 15:27  

dovrei leggermi Il Critico come Artista di Oscar Wilde, per rispondervi. ma l'ho lasciato a metà da un anno. anzi leggiamocelo tutti e stiamoci zitti.

_________________
La realtà è necessaria a rendere i sogni più sopportabili

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 15-01-2007 17:07  
Stare zitti?
Ma anche no....

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 15-01-2007 19:34  
quote:
In data 2007-01-15 15:27, vietcong scrive:

dovrei leggermi Il Critico come Artista di Oscar Wilde, per rispondervi. ma l'ho lasciato a metà da un anno. anzi leggiamocelo tutti e stiamoci zitti.





Il fatto è che si fa presto a dire "critica"... Sicuramente non riferito a Wilde che infinitamente stimo. Il suo punto di vista sulla critica parte da un concetto/approccio "letterario", ed artistico in senso lato, della stessa.

Tanto per non confondere, tornando al cinema, e non solo, i recensori con i critici. Nel passato i veri grandi critici erano gli artisti stessi. Ma benvenuta anche la "demograzia"...

Lo dico qui.., non sono pertanto d'accordo con Schizo sulla non consapevolezza dell'artista del suo processo creativo.., ma, ora non posso, dirò magari in segito perchè. _________________
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[ Questo messaggio è stato modificato da: AlZayd il 15-01-2007 alle 19:40 ]

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 15-01-2007 19:44  
Ma credo di averlo già detto...
_________________
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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 15-01-2007 20:09  
quote:
In data 2007-01-15 14:58, Schizobis scrive:
L'Arte con la A maiuscola riflette l'intuizione artistica del singolo e non posso pensare che non corrisponda a verità.

mi spieghereste questo concetto come se avessi sei anni? perché non riesco proprio non solo a condividerlo, ma proprio a concepirlo.
in particolare, non capisco la prima parte della frase ("l'intuizione artistica" che minchia sarebbe?), e poi non capisco a che vi riferite quando parlate di verità. cos'è che è vero?
_________________
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Ahsaas

Reg.: 18 Apr 2006
Messaggi: 779
Da: Parma - India (es)
Inviato: 15-01-2007 20:36  
quote:
In data 2007-01-15 20:09, sandrix81 scrive:
quote:
In data 2007-01-15 14:58, Schizobis scrive:
L'Arte con la A maiuscola riflette l'intuizione artistica del singolo e non posso pensare che non corrisponda a verità.

mi spieghereste questo concetto come se avessi sei anni? perché non riesco proprio non solo a condividerlo, ma proprio a concepirlo.
in particolare, non capisco la prima parte della frase ("l'intuizione artistica" che minchia sarebbe?), e poi non capisco a che vi riferite quando parlate di verità. cos'è che è vero?




Penso sia così:

Intuizione artistica = Idea

Arte con la A maiuscola = Messo in atto dell'Idea

Singolo = L'Artista. O meglio: l'ideatore
_________________
"E' FINITA" SI DICE ALLA FINE

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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 15-01-2007 21:03  
parafrasando dunque sarebbe "La messa in atto dell'idea riflette l'idea dell'ideatore".
Minchia!
no dai deve pur essere qualcos'altro
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Ahsaas

Reg.: 18 Apr 2006
Messaggi: 779
Da: Parma - India (es)
Inviato: 15-01-2007 21:05  
allora che se ne vada a farsi fottere
_________________
"E' FINITA" SI DICE ALLA FINE

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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 16-01-2007 00:30  
quote:
In data 2007-01-15 20:09, sandrix81 scrive:
quote:
In data 2007-01-15 14:58, Schizobis scrive:
L'Arte con la A maiuscola riflette l'intuizione artistica del singolo e non posso pensare che non corrisponda a verità.

mi spieghereste questo concetto come se avessi sei anni? perché non riesco proprio non solo a condividerlo, ma proprio a concepirlo.
in particolare, non capisco la prima parte della frase ("l'intuizione artistica" che minchia sarebbe?), e poi non capisco a che vi riferite quando parlate di verità. cos'è che è vero?




Perchè una volta tanto non sei tu a spiegare cosa non è vero? Domandi domandi.., ma non dici.., ma non ti bastano i corsi.., vuoi pure i ricorsi?

Onorevole trombetta: "ma perchè mi tocca!?"

Totò: "e lei perchè mi fa il ritocco!!?!!


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AlZayd

Reg.: 30 Ott 2003
Messaggi: 8160
Da: roma (RM)
Inviato: 16-01-2007 00:40  
Per riassumere: l’arte senza poesia non è tale. E la migliore analisi critica di un’opera d’arte, se non raggiunge lo stato di poesia attraverso il mezzo letterario, non potrà mai essere arte. L’artista è sempre consapevole della portata estetica e del valore della sua ispirazione, anche se, e questo è ovvio, gli effetti della sua arte, nel sociale e nell’ambito culturale, non dipendono da lui. Il critico può circostanziare ed evidenziare l’influenza di ciò, ma resta sempre un impiegato della penna.., un notaio blasonato, di casta.., al massimo un ricercatore/scienziato, mai – o non necessariamente, tout court, solo per questo – un poeta, e dunque un artista.

Il critico creatore, anch’egli artista, è colui che è già impegnato nel processo creativo, in qualsiasi campo manifesti il suo genio o talento. A me francamente fa sganassare dalle ristate l’idea che uno sviscera, per esempio, l’opera di John Huston e poi si mette in collo il cartello dell’artista. La critica non è ancora l'ottava arte. E' una branchia della letteratura. Punto.

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