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Titolo film:    1997: fuga da New York
Opinioni presenti:    54
Media Voto:    9 - Media Voto: 9


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Il parere di Marco Bacca, 27 anni, Perugia (PG)
Il trionfo dei bassifondi
Voto 8 di 10 Voto 8di 10
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Il film di Carpenter è da considerarsi davvero un miracolo di ricostruzione dei bassifondi sub-urbani come pochi di uguale intensità. Il carcere nell'isola di Manhattan, idea narratologica brillante, è un vero contenitore di inquietudine e adrenalina a sfondo nero, dove l'immoddizzia e le scritte sui muri rendono naturalmante consequenziale l'apparizione dei suoi bizzarri abitanti. L'apocalisse di Carpenter stà nel circondare di mura invalicabili la porzione più rappresentativa del mondo occidentale, e lasciarla al suo destino, come in un esperimento, dove gli uomini hanno libero sfogho a tutte le loro più profonde pulsioni, creando mondi distini, seguendo le proprie leggi, correndo all'impazzata verso il massacro. La violenza del micromondo carpenteriano è nelle strade buie illuminate a tratti dalla luce bianca struggente dei lampioni, negli edifici diroccati, nel degrado urbano che ricorda così tanto molti dei nostri quartieri. L'apocalisse del film è diventata così di culto perchè vicina a noi. Un grade successo con un così piccolo impiego di soldi e di spazio, tale che il set veniva addirittura smantellato durante il giorno per essere ripristinato la notte, unico momento delle riprese, anch'essa protagonista di spicco del film, non sarebbe stato altrimenti. Solo un antieroe come Snake, o Iena per gli affezzionati italiani, poteva scendere in quest'antro metropolitano del suburbio dagli uomini stessi crato, una Suburbia che si erige ad una Sodoma di fine millennio dove la sua civiltà, con i suoi valori e i suoi sentimenti sono andati dritti al collasso. Solo un uomo già provato dal dolore e disilluso dalla legge alla quale aveva creduto, poteva entrare nella tana dell'anarchia senza perdere niente di quanto non avesse già perso. 1997 o 2007 fa poca differenza. Negli anni ottanta Carpenter pareva leggere un futuro possibile, dove la differenza tra il mondo al di qua e quello al di là della cinta muraria è estremamente sottile. Il mondo selvaggio e spietato è sempre più incontrollato, reclamato dal potere esercitato da uomoini che si dicono presienti...Ma Presidenti di che? (per dirla alla Iena)

Questa opinione è stata scritta da:
Marco Bacca
27 anni
Perugia (PG).
(13 Luglio 2008)






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