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Titolo film:    In the mood for love
Opinioni presenti:    32
Media Voto:    8.5 - Media Voto: 8.5


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Il parere di Livio, 26 anni, Bari
Cronaca di un amore perduto.
Voto 8 di 10 Voto 8di 10
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Il settimo lungometraggio del regista cinese Wong Kar-wai (dopo il pluripremiato "Happy Together" del '97) è un'opera di straordinaria raffinatezza stilistica che ha concluso il Festival di Cannes di quest'anno diventando il vincitore morale di critica e pubblico..Ambientato nella Hong Kong degli anni '60, il film è una di quelle storie d'amore eternamente irrisolte ed estremamente pudiche, ma non per questo vissute senza passione ed erotico desiderio..Su Lizhen (interpretata con mirabile dolcezza da Maggie Cheung, attrice che in Oriente è più famosa di Gong Li) e Chow (l'inaspettata Palma d'Oro come miglior attore Tony Leung) diventano casualmente vicini di casa e scoprono dopo qualche incontro che i rispettivi consorti (sempre all'estero per motivi di "lavoro") hanno una relazione segreta..<br>Da questo semplice nucleo della sceneggiatura, si dipana un rapporto che, pian piano, attraversa le fasi canoniche di conoscenza, frequentazione, amicizia, intimità e amore. Un amore talmente puro e struggente da rimanere platonico e mai consumato veramente, se non attraverso i fuggevoli sguardi, gli ammiccamenti, lo sfiorarsi delle mani: l'abilità di Wong Kar-wai è costruire e raccontare una storia passionale senza baci e senza sesso, mostrando una complicità nascosta, difficilmente rivelata, fatta di continue sottrazioni e privazioni affettive..<br>Lo sfondo della vicenda è, come detto, la Hong Kong anni '60 (in cui Wong Kar-wai si trasferisce sin dall'infanzia), dipinta in tutto il suo splendore di tipica colonia britannica di quegli anni, frenetica e immersa negli affari (Su Lizhen è la segretaria tuttofare di un'efficiente ditta import-export). E la magia di un film del genere nasce anche dalla cura maniacale dei dettagli: una luminosissima fotografia, dedita ai primi piani insistiti e compiaciuti dei particolari "ambientali", alterna i toni verde pistacchio di lampadari, tazze e fioriere (e per giunta dei taxi!) a quelli rossastri e accesi delle sequenze più drammatiche (sin dal loro primo appuntamento in cui scoprono l'adulterio dei rispettivi coniugi)..Fedele testimonianza di quegli anni sono i tubini attillatissimi e damascati (con tanto di inseparabile pistagna) di lei e dei completi elegantissimi e incravattati di lui, per non dire delle rispettive acconciature: perennemente raccolta e pudica quella di Maggie Cheung e avvolta di brillantina quella di Tony Leung..<br>La perfezione è anche nel taglio delle inquadrature "corporee": i protagonisti sono ripresi sempre a partire dai fianchi, da piedi, mani o caviglie e gli spazi vengono compressi da improvvisi "frames" rallentati e ristretti dalle linee verticali delle pareti domestiche, metafora del senso di inavvicinabilità, dell'innamorarsi a distanza e dei baci desiderati e mai concessi..<br>La colonna sonora la fa da padrona rivelandoci i gusti insospettabili di quegli anni nelle canzoni in versione spagnola di Nat King Cole ("Qui sas") e nel suadente tema violoncellistico di Michael Galasso, una linea musicale che si rigira su se stessa come il loro amore rimasto inespresso. Nella bellissima sequenza finale dell'intimo racconto di Chow dei suoi segreti alle colonne di un immaginario tempio greco, il tema musicale cambia timbro: il violoncello diventa un contrabbasso scuro e nostalgico che conduce lo spettatore, in preda all'immaginazione su tutto ciò che poteva essere e non è stato, alla nostalgia finale di Su Lizhen: "Il passato è come un vetro impolverato, è qualcosa che si può vedere ma non si può toccare, e in cui tutto quanto è sfuocato"..Un film che colpisce alla distanza, da decantare nella propria mente, da vedere e rivedere..

Questa opinione è stata scritta da:
Livio
26 anni
Bari.
(9 Novembre 2000)






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