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L'Angelo sterminatore

Opinioni presenti: 5
Media Voto: Media Voto: 8 (8/10)

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una tematica molto interessante...il resto è il nulla

(1/10) Voto 1di 10

Come tantissimi suoi"illustri colleghi"(osannati immeritatamente da intere generazioni)anche Luis Bunuel merita un posto speciale nell'eterno angolo dei cialtroni. Anche più di altri,forse,il suddetto cineasta spagnolo è specializzato nel creare veri e propri"concentrati"di VUOTO e NULLA:perchè è del nulla che si autoalimenta il suo cinema. Scene statiche senza significato alcuno si mescolano alla più totale assenza di colonna sonora(particolare devastante in un film già distrutto di suo)inducendo lo spettatore a un farsi buon sonno. L'idea di base,ottima,era quella di satirizzare la classe borghese del proprio tempo,come da regola nel suo cinema...e,come da regola,il regista ha miseramente fallito. Pur restando narrativamente,di appena mezza tacca,superiore all'impresentabile IL FASCINO DISCRETO DELLA BORGHESIA,L'ANGELO STERMINATORE rimane un inarrivabile modello di mediocrità idiota a suo modo senza tempo. Assurda la trama:un pugno di cialtroni ben vestiti non riesce a uscire di casa ne al di fuori di essa riescono a entrare:cosa starà succedendo?...l'unico cosa chiara è che tra loro iniziando odi e conflitti,culminanti infine nella perdita totale della dignità. Tra pantere sbucate fuori dal niente,demenziali manine semoventi(idea sottratta direttamente alla famiglia Addams)il povero Bunuel rasenta il delirio...per non parlare del finale in chiesa ove i c*** reclusi,salvatisi alla prima clausura,raddoppiano e,come dice la didascalia finale,rimarranno prigionieri"per sempre". P.S:Il titolo non ha alcun senso,non c'è nessun angelo killer nella vicenda.



Barbara, 44 anni, Umbria.




la nona essenza del surrealismo!!!

(10/10) Voto 10di 10

Questo film si potrebbe (secondo me!) tranquillamente classificare come la nona essenza del surrealismo cinematografico, insieme con il fascino discreto della borghesia (capolavoro dello stesso regista) e riesce a distruggere "passo per passo" le meschinita della borghesia. il film è circondato da un forte alone di pessimismo (soprattutto nelle scene finali, dentro la chiesa)amalgamato alla critica sociale e ne scaturisce un grande gioiello cinematografico.



Alessandro, 19 anni, Umbria (PG).




irriverente e spietato

(10/10) Voto 10di 10

L'ironia corrosiva di Bunuel ha percorso la storia del cinema come un brivido,gli effetti si sono propagati lontano e in fondo lo stesso Almodovar gli deve molto...Viridiana per esempio potrebbe essere un personaggio perfetto per il monellaccio di Madrid... L'angelo sterminatore con quel confine invisibile e invalicabile lascia gli spettatori increduli ma anche atterriti ...un thriller che potrebbe sembrare una commedia, ma che in fondo è un horror perchè tratta il tema della paura...sicuramente è un film drammatico ed è così che Bunuel tocca tutti i generi! Il minimo comun denominatore è dunque la paura oltre alla satira sociale. La paura degli altri e di tutto ciò che è al di fuori di noi ...la paura di un castigo...e la miserabile fine di tutte le filosofie, religioni e superstizioni di fronte all'abbacinante semplicità della realtà...il confine però è superabile, accessibile...solo non vogliamo accettare probabilmente che l'angelo sterminatore non ci sia...



Alessandro, 32 anni, Cuneo (CN).




Alta borghesia parassitaria

(9/10) Voto 9di 10

Don Luis Bunuel firma uno dei suoi film più neri e geniali, una parabola apocalittica violentissima che prende di mira i pregiudizi (estetici e morali) della classe borghese (come più tardi farà di nuovo nel «Fascino discreto della borghesia»). Sorretto da una sceneggiatura formidabile, piena di trovate grottesche e grondante di una satira feroce, "El Angel Exterminador" rimane nel novero dei film più interessanti del maestro di Città del Messico, e uno dei massimi capolavori della Settima Arte. Con in più alcune sequenze indimenticabili in classico stile surrealista (so veda l'arrivo dell'orso o la fuga delle pecore nel finale, o ancora di più la mano che cammina). Splendido.



Stefano, 23 anni, Torino (TO).




SURREALISMO E LIBERTA'

(10/10) Voto 10di 10

Troppo spesso ultimamente siè scomodato a sproposito il termine capolavoro per film inutili destinati fra qualche tempo all'oblio o per kolossal/fumettoni alla "Signore degli AnelLi".Eppure per questa opera del 1962 del grandissimo maestro spagnolo LUIS BUNUEL non posso trovare altre definizioni più calzanti.L'esimio cineasta,sfruttando il linguaggio a lui caro del surrealismo firma una perfetta regia illuminata da una sceneggiatura di lucidissima intelligenza per analizzare con spietatezza la condizione di prigionia ed impotenza che affligge l'uomo.La storia,molto semplice,tratta di un gruppo di raffinati borghesi ed artisti che dopo una cena ed una gradevole serata,restano imprigionati per un misterioso incantesimo in una stanza della villa.In questa paradossale situazione la loro educazione,i loro atteggiamenti cortesi,le loro buone maniere,subiscono un profondo mutamento,una degradazione.La loro falsa personalita',acquisita nel corso della loro vita e le loro certezze,crollano come castelli di carta,facendo emergere l'istintualità primaria,il disordine dell'inconscio,la perdita del controllo e del ritegno,l'aggressività.Bunuel evidenzia come in un teatro delle marionette mistico,la ripetitività dei gesti,delle situazioni,dei vincoli che ci imprigionano e l'impotenza dell'uomo a spezzarli,demolendo peraltro con la sua impietosa analisi della borghesia,ogni differenza di classe sociale.Semplicemente fantastico come il maestro spagnolo indaga per mezzo della telecamera nell'inconscio dei personaggi e nei loro deliri onirici,evidenziando perfettamente come l'uomo menta a se stesso,giustificando o rimuovendo quello che riguarda la sua prigionia e la sua impotenza giungendo così ad accettarla in maniera naturale,senza porsi fastidiose domande.In quella stanza c'e' il mondo,microcosmo e macrocosmo dove le leggi son sempre le stesse e gli attori/uomini "recitano" con i loro incubi ed istinti ancestrali e bestiali.Altri simbolismi biblici e non permeano l'opera,come l'orso che si aggira per la casa pronto a cibarsi dei borghesi o gli agnelli che entrano nella stanza e,alla fine,nella cattedrale.Illuminante la sequenza finale dove il regista sottolinea l'inutilità del moderno rito cattolico e della morale della Chiesa con l'ennesimo meccanismo d'imprigionamento.La ripetività della vita.Si aspetta con ansia la ristampa S.PAOLO.Altamente fondamentale!



ALBERTO, 30 anni, Sesto S.Giovanni.





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