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La Forma dell'Acqua - The Shape of Water

Opinioni presenti: 9
Media Voto: Media Voto: 6.5 (6.5/10)

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Capolavoro

(10/10) Voto 10di 10

Una storia di incredibile bellezza. La particolarità (propria a Guillermo del Toro), l'interpretazione di ciascun attore, la splendida mimica dell'attore che interpreta la creatura... Tutto perfetto. Questo amore è un connubio tra diversità, il non essere considerati e compresi, il coraggio e la determinazione. Erano anni che non mi commuovevo e questo film mi ha profondamente colpita e commossa.



Silvia, 56 anni, Massa (MI).




non sempre il cattivo di turno è il mostro

(10/10) Voto 10di 10

Come in tanti film fantasy, non sempre l'essere che di aspetto appare orripilante è quello cattivo. Il mostro di del Toro ha dei sentimenti veri e fà di tutto per salvare l'unico essere, che al di là dell'aspetto, sarà in grado di provare simpatia e poi amore per lui. Il film riserverà, a chi lo vedrà, una bella sorpresa finale. Storia non originale, ma che inserita nel contesto di un periodo particolare della storia americana riesce ad attirare l'attenzione dello spettatore. Non mancheranno infatti i richiami al cambiamento razziale di quel periodo in America, la guerra fredda con relativa corsa allo spazio e la caccia alle spie, che fanno di contorno ad una storia d'amore tra due esseri soli, ma che non hanno bisogno della parola per volersi bene.



Andrea, 52 anni, Cagliari (CA).




Il senso dell'amore

(8/10) Voto 8di 10

Bellissimo film che prende e cattura fin dalla prima scena, complice l'ambientazione volutamente "vintage" anni 50. Bello e originale l'omaggio al famoso mostro della laguna comparso in tanti fumetti e film di quegli anni.La storia non é forse originalissima nella trama, ma tutta la costruzione attenta della sceneggiatura nonché gli effetti visivi sono vincenti. I personaggi sono ben delineati e ritraggono bene la categoria dei cosídetti "outsider" che faticano a vivere in una realtà troppo dura e insensibile : dallo scienziato sovietico,l'amico emarginato di Elisa, la collega di colore, fino ad Elisa, muta e in grado di comunicare solo con i gesti. Qui chi non ha voce e sente di "non essere niente" finalmente può agire e trovare il suo posto. L'amore é la risposta. L'amore che ascolta e comprende davvero, che accoglie in maniera autentica e completa. Ció che non ha senso, o addirittura viene disprezzato, trova il suo significato nell'amore, nell'incontro con l'altro: ecco allora che quelle cicatrici che impedivano ad Elisa di parlare, diventano nella splendida scena finale, le branchie che le permetteranno di congiungersi per sempre al suo amore.



Nicoletta, 40 anni, Roma (Ro).




....

(7/10) Voto 7di 10

una favola...però 13 nominatIon sono tante



stefano, 32 anni, taranto (ta).




Il mostro della laguna

(6/10) Voto 6di 10

A Baltimora vive e lavora come donna delle pulizie Elisa, una ragazza muta che abita sopra un cinema e ha come vicino di casa il grafico pubblicitario Giles. Elisa lavora in un laboratorio militare dove da qualche tempo è stato trasportato un misterioso ospite conservato all’interno di una vasca. “Il diverso” declinato in ogni suo aspetto: dalla ragazza muta, all’anziano omosessuale, dalle minoranze di colore, alla ghettizzazione di donne che umilmente svolgono il proprio lavoro d’inservienti, per concludere con una “creatura” che una volta pescata nel Rio delle Amazzoni, ove veniva venerata come una divinità, diventa nelle mani delle forze militari Americane una possibile arma per vincere la sfida della guerra fredda. Al tempo stesso la “creatura” diventa la fonte primaria di amore agli occhi dell’attrice inglese Sally Hawkins, che per quest’occasione si ammutolisce e arriva ad un passo, uno solo, da un meritato Oscar come migliore attrice protagonista. Il regista Guillermo Del Toro saccheggia fra le pieghe letterarie e cinematografiche del passato a iniziare da Victor Hugo per giungere a “Il mostro della laguna nera” del regista Jack Arnold; vero classico dei B-Movie fanta-orrorifici dei ’50ies e dal quale sono prese le fattezze della “creatura” amata dalla non più giovanissima Elisa. La pellicola, aiutata da una perfetta scenografia, in grado di riportarci nei patinati anni ’50, non è però assistita dal lavoro di Del Toro il quale dà vita a una storia d’amore quanto mai scontata e prevedibile. Alla fine la narrazione ha il difetto di non aggiungere quindi nulla di nuovo a un genere già ampiamente portato sul grande schermo. Apprezzabile il tentativo di dare pari dignità e occasioni a tutte le parti in gioco e da aggiungere come il film sappia rapire proprio per lo smontamento dello stereotipo americano in cui alla moglie perfettamente cotonata fa da contraltare un marito - il sordido colonnello Strickland - ben poco incline ai convenevoli. Anche in questo caso siamo però di fronte a una chiave di lettura già ampiamente analizzata e alla quale non serviva un abile autore come il regista originario di Guadalajara per mostrarci una via già ampiamente battuta.



CIRO ANDREOTTI, 47 anni, Bologna (BO).





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