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Albert Nobbs

Opinioni presenti: 10
Media Voto: Media Voto: 6.5 (6.5/10)

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intenso ed elegante

(10/10) Voto 10di 10

Non capisco come qualcuno abbia potuto definire questo film noioso. Glenn Close è strepitosa nel ruolo di Albert Nobbs che le è valso infatti la nomination al premio oscar. Anche l'interpretazione di Janet Mcteer è da segnalare ed è stata pure nominata agli oscar. In sostanza un cast di attori bravissimi in un film elegante con una ricostruzione della Dublino di fine '800 accurata e romantica.Una trama intensa e commovente che porta anche sullo schermo la condizione difficile e socialmente inaccettata dell'omossessualità (specialmente quella femminile) nell'epoca vittoriana. Avrebbe potuto, a mio parere, meritare anche l'ambita statuetta Glenn Close dopo tante nomination non premiate; invece l'academy ha deciso forse giustamente di premiare per la terza volta Meryl Streep con la sua iron lady. Dò 10 per alzare la media. Sarebbe da 8,5.



Alessandro, 26 anni, Milano (MI).




Peccato il quasi finale

(8/10) Voto 8di 10

Interpretazione quasi perfetta delle due Donne. Non mi aspettavo questo finale nonostante i sogni riposti nel cassetto. Peccato. Uno dei migliori film visti



Luca, 41 anni, Cassina (MI).




INTENSO

(8/10) Voto 8di 10

intensa e strepitosa l'interpretazione della bravissima Glenn Close. la situazione femminile nella Dublino dell'800 è ben raccontata e rappresentata. un pò debole e già vista la giovane nelle mani del mascalzone di turno. da sottolineare l'interpretazione di Janet McTeer



giancarlo, 42 anni, verona (VR).




un melodramma...socialista

(8/10) Voto 8di 10

Questo film, un po’ melodramma un po’ piccolo quadro d’ambiente e di classe, mostra a una riflessione approfondita di avere molte interfacce che lo rendono, in realtà, un prodotto complesso. Proviamo perciò a vedere le altre facce della situazione, oltre a quella bianca e nera sintetizzabili con poco. Una donna nell’800 in Irlanda (tra vittorianesimo inglese e cattolicesimo irlandese) si traveste da uomo, camuffa la sua identità per trovare un lavoro che le consenta di avere una dignità sociale e sfuggire alla strada o alla miseria totale, sbocchi obbligati se mantenesse aspetto e veste femminili. Dunque una donna, il bianco, che si finge uomo, il nero. Già questo fatto si tirerebbe dietro varie questioni: la necessità di perfezionare la maschera in ogni modo per non venire scoperta, il vivere in perenne angoscia di esserlo, il negarsi ai piaceri della vita per un’esistenza di solo lavoro, il coltivare come unica passione quella di mettere soldi da parte per un avanzamento di status abbastanza improbabile. E il film racconterebbe tutto ciò. Ma non basta; veniamo perciò alle altre implicazioni. Cosa succede se qualcuno scopre, come avviene nel racconto, chi è davvero Albert Nobbs, l’inappuntabile maggiordomo, tanto più se a fare la scoperta è un’altra donna che ha scelto il suo stesso espediente fingendosi imbianchino? E cosa comporta che questa viva in una coppia matrimoniale ”normale” con una bella donnina in una bella casetta piccolo-borghese? Ecco che la finta, gelida calma di Albert comincia a sgretolarsi. Chi è davvero lei e a cosa aspira? Il film non fornisce a riguardo elementi certi e lo spettatore può fare perlomeno due ipotesi. A furia di portare la maschera maschile Albert è diventato davvero un quasi-uomo, cedendo gran parte del suo essere femminile al ruolo. E’ quindi pronto a innamorarsi di una giovane cameriera con cui comincia a immaginare di vivere, come la sua amica-amico imbianchino. L’altra ipotesi è che l’incontro con la coppia in realtà lesbica, liberi senza più controllo il versante donna di Albert, mettendolo in una situazione di scontro con le convenzioni e i valori religiosi del periodo. Non potendo vivere un rapporto libero che le consentisse di dichiarare a se stessa una latente omosessualità, Albert diventa due volte prigioniero. A quelli sociali si aggiungono problemi di autoaccettazione che portano a un esito drammatico (anche troppo nelle modalità) che mostra cosa davvero si agita sotto la strettoia del busto. Esso cela, copre, o modifica la propria sessualità e le proprie pulsioni profonde. Non sempre il film è all’altezza di tutto ciò, ma certo lo è la bravura di Glenn Close che, ispirandosi a Charlot e alla sua gestualità, dà vita a un irreprensibile, sensibilissimo maggiordomo. Del resto questa interpretazione l’attrice l’ha inseguita per quasi trenta anni. Per questa fedeltà inossidabile al suo desiderio (certamente femminile) penso che la ex-marchesa de Le Relazioni Pericolose un premio lo meriti davvero.



olga, 66 anni, perugia (pg).




NON CAPISCO PERCHE' NON MI E' PIACIUTO

(7/10) Voto 7di 10

Alla fine del film sono andato via con una sensazione strana e con una domanda che mi facevo:il film non è riuscito a coinvolgermi eppure il film è piaciuto molto a chi era con me a vederlo.Ed è una cosa che mi è capitata raramente. Indubbiamente l'interpretazione della Close è strepitosa ma forse proprio perchè non sono riuscito ad essere coinvolto dalla storia il film non mi ha procurato particolari emozioni, nè lacrime, nè sorrisi e mi è apparso troppo feddo, troppo meccanico, troppo rigido nel suo svolgimento e nell'interpretazione degli attori. Forse troppo complessa la storia? Sono curioso di leggere i comenti di altri per vedere se sono stato solo io forse a non capire il film. Ovviamente quindi il mio giudizio è conseguente.Dò un voto in più per l'interpretazione della Close



giorgio, 54 anni, udine (UD).





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