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Defiance - I giorni del coraggio

Opinioni presenti: 14
Media Voto: Media Voto: 7 (7/10)

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non è male

(7/10) Voto 7di 10

penso che se non lo si intende come film di guerra, sia più piacevole la visione; in effetti secondo me, più che rappresentare delle fasi di guerra il regista abbia voluto far vedere un tratto, una esperienza di un gruppo di disperati, ebrei e non che per sfuggire alla morte si rifugiano in una foresta e qui conducono una vita quasi "normale" sperando di non essere scoperti e dover così ripiombare di colpo nella paurosa realtà della tragedia che avvolgerà tutto il mondo ma in particolare l'europa e gli ebrei, dovendo a quel punto combattere per forza per salvare le loro vite e quelle delle persone che amano. un film così io ho visto, piacevole e narrativo che mi ha fatto conoscere e capire un'aspetto della guerra a cui avevo sempre pensato ma che non avevo mai visto rappresentato. in effetti da bambino, sopratutto, mi chiedevo sempre: ma se li c'era la guerra perchè non se ne vanno in un posto dove non li possano trovare? ecco che ora a 49 anni ho la conferma che qualche persona lo fece. a me è piaciuto.



Augusto, 49 anni, Udine (UD).




Sfida Alla Morte.

(10/10) Voto 10di 10

Certo chi si attendeva un film d'azione sarà rimasto totalmente deluso. Qualche scena ovviamente c'è stata, ma è un fil che da spazio ai sentimenti comuni ed alle ribellioni singole, alle simpatie ed alle antipatie che regnavano nello stesso gruppo, alla differenza dei fratelli riunitisi alla fine. A me è piaciuto molto ma l'ho trovato un film finemente psicologico e non facile da fruire se stanchi.



SIlvia, 47 anni, Massa (MI).




L'orrore della guerra non deve finire di essere raccontato

(8/10) Voto 8di 10

Grande interpretazione di un bravissimo Daniel Craig ma anche degli altri attori protagonisti (e non). Il regista, oltre che con drammatiche scene di combattimento, è riuscito a trasmettere allo spettatore l'orrore della follia genocida dell'ultima grande guerra con la narrazione della vicenda umana e lo sconcerto di persone normali che si sono trovate costrette all'improvviso a fronteggiare un nemico micidiale: l'assurdità. Tutto ciò che è seccusso in quegli anni è assurdo. Questa è, a mio modesto avviso, un'altra ottima opera che aggiunge un altro tassello al quadro delle atrocità sofferte dagli ebrei in quegli anni terribili. Non saranno mai troppi i films che ci raccontano questo orrore, soprattutto quando esso è narrato da registi che hanno la capacità di farci commuovere con un abbraccio tra due fratelli ancor più che con la morte dei protagonisti.



Tiziano, 46 anni, Pescara (PE).




dritto al cuore

(8/10) Voto 8di 10

basterebbe il titolo a spiegare queste due ore di emozioni intense che vanno appunto dritte al cuore. Grandi gli attori a partire da Liev Schreiber con la conferma di Daniel Craig e la splendida conferma di Alexa Davalos. Riuscita anche la scelta di lasciar parlare alcuni protagonisti in russo. Da vedere



Giorgio, 45 anni, Brescia (BS).




L'opinione di Riccardo

(8/10) Voto 8di 10

Il film narra le gesta dei fratelli Bielski, ebrei polacchi ma di quella zona della polonia conquistata nel '39 dall'Armata Rossa e successivamente invasa dai nazisti. I fratelli dopo l'uccisione dei genitori decisero di darsi alla macchia formando un gruppo che da poche persone arrivò ad essere formato da circa 1.200 ebrei. Il gruppo era guidato da Tuvia un ex militare che era il maggiore dei fratelli. Il film in questione narra una delle poche storie di resistenza ebrea contro i nazisti. Anche se la sceneggiatura può da molti non essere considerata perfetta bisogna considerare che ha il limite di dover raccontare una storia vera. Il film tratta in modo crudo gli oltre 2 anni passati dal gruppo nella foresta. Racconta con dovizia di particolari la spietatezza di quel periodo, la ferocia dei nazisti ed anche la ferocia dei partigiani contro i "fiancheggiatori" dei tedeschi che non venivano certamente risparmiati. La fame patita dai profughi ed il freddo immenso di quelle foreste. La sopravvivenza garantita dai Bielski a tutto il gruppo non è indolore, molto dovranno penare tutti per sfuggire alla morte tra malattie, stenti e tentativi di attacchi da parte di gruppi polacchi e tedeschi. Il campo profughi viene abbandonato ogni volta che si rischia un attacco da parte dei tedeschi ed ogni volta va ricostruito tutto. C'è da dire che i Bielski riescono a creare un gruppo che nonostante le difficoltà era in grado di provvedere alle proprie necessità e più avanti aiutarono anche i partigiani russi dal punto di vista logistico. Dei 1.200 del gruppo circa 150 erano stati addestrati come combattenti ed operavano azioni di guerriglia e sabotaggio. Il film risulta un pò debole soprattutto nel racconto nella foresta mancando di dare alcune spiegazioni importanti circa la figura della "moglie della foresta". Teniamo presente che nella realtà in qual campo alcuni raccontano che ci furono furti ed addirittura stupri e questo fa capire che unirsi in coppia era una necessità di protezione da parte delle donne. Memorabili alcune scene come quella della preghiera quando il rabbino invoca Dio di scegliere un altro popolo eletto perchè, per loro, questo destino era troppo doloroso. Molto belle le scene di guerra che fanno ben vedere la non professionalità dei combattenti all'inizio ma il loro miglioramento più avanti. La scena finale con Zus che salva Tuvia ed i suoi profughi mi sembra un pò retorica ma funzionale all'impatto emotivo del finale. Se questo film emoziona poco è perchè sia lo sceneggiatore sia il regista non hanno voluto premere sul pedale emozionale rispettando lo spettatore, sarebbe stato facile drammatizzare alcune scene. La regia è delicata e non invadente, la fotografia è molto bella ed anche le location sono giuste. Il film è altamente credibile e credo che meriti più fortuna di quanta ne abbia avuto. Il cast è ottimo ed anche D. Craig sembrava in parte anche se per questo genere di film avrei scelto, forse, un attore diverso.



Riccardo, 41 anni, Montesilvano.





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