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Il gusto degli altri

Opinioni presenti: 10
Media Voto: Media Voto: 7.5 (7.5/10)

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(1/10) Voto 1di 10

No dico, leggo le opinioni e affitto un film di cui tutti e giuro tutti mi avevano parlato male. Diciamolo andare controcorrente mi piace. beh cavoli è davvero penoso! Trama vuota, lento, lento lento tutto il film, roba da addormentarsi sulla poltroncina. Non fate il mio errore, non affittate questo capolavoro della noia e del sonno.



Francesco, 28 anni, Milano.




La bellezza della semplicità

(8/10) Voto 8di 10

Un film semplice ma geniale sull'eterna esigenza di tutti noi di piacere alle persone che ci circondano. Nel film si narrano varie vicende ad incastro tra cui quella di un rozzo ma ricchissimo industriale che per conquistare la donna, attrice teatrale, di cui è innamorato ed entrare a far parte del suo mondo si rimette in discussione provando a cambiare tutta la sua vita. Campione di incassi in Francia e candidato all'Oscar come miglior film straniero.



francesco, 28 anni, napoli.




L'Affresco

(8/10) Voto 8di 10

Sì, perchè di un affresco si tratta: il pennello della regista scivola lieve ma sicuro a delineare i caratteri dei protagonisti riuscendo a coinvolgere lo spettatore nelle loro vicende.Un sottile filo di ironia attraversa l'intera proiezione giovando non poco alla piacevolezza dell'insieme;alla fine resta poi la voglia di riflettere su quell'incrocio - scontro di mondi diversi che ci capita di osservare anche nella vita di tutti i giorni senza peraltro farne mai oggetto di analisi.



Fulvio, 49 anni, Merano.




Barili e letteratura

(4/10) Voto 4di 10

Il barile di petrolio è puzzolente, inquinante o produttivo? Per piacere al nosto docente di italiano dobbiamo andare a seguire tutte le “commedie” di Ibsen??Il film, commedia divertente, come in ‘’Parole,parole,parole’’ di Resnais, descrive una parodia della parodia umana. Dall’ imprenditore neanche diplomato che si innamora di una attrice di teatro il quale lo annoia mortalmente, dalla guardia del corpo che ha bisogno di una persona come mamma, dall’ autista che ha la passione per la musica, dalla moglie dell’ imprenditore che ama gli animali e impone il look a tutti, ai telefonini che interrompono all’ improvviso le scene causando imprevisti. Infatti con i vari gusti delle varie persone che si confondono e si intrecciano, questi causano degli imprevisti assoluti. Molto comica è la scena in cui l’ imprenditore dice che le persone che ritardano e che non fanno quello che uno si aspetta sono omosessuali e il suo sviluppo, e la continua espressione “che palle” sempre da parte sua. Altre scene sarebbero da menzionare come la guardia del corpo che segue ovunque il capo e quando il trittico rimane solo (sempre) c’è il “single” apatico come non si è mai visto. Per farsi ammirare cominciano a seconda dei protagonisti a tagliarsi i baffi e a fumare però sempre rimanendo nel contegno umano. Non è un caso che la letteratura e l'arte sia il gusto fondamentale che guida l'azione. Nonostante questo la commedia convince poco. Le battute e le scene sono collaudate e originali, ma questo non basta a far diventare la commedia diversa da altre pure perché è sin troppo lunga. In fondo racconta delle vicende come se noi fossimo i barili e fossimo legati dal cellofan come unità, e in fondo alla storia il regista lascia e disperde qualche speranza di convivere, ma nonostante tutto racconta niente di così appasionante che valga l’oscar; situazioni,invenzioni e niente altro fino ad arrivare all’assurdo..



Simone, 19 anni, Roma.




Non siamo soli

(8/10) Voto 8di 10

Diciamoci la verità:siamo tutti un po’ prevenuti nei confronti degli altri e dei loro gusti, diffidenti, poco comprensivi ed assolutamente refrattari nei confronti del pensiero “non allineato” e di tutto ciò che non fa parte del nostro consolidato modo di vedere e pensare; ben difficilmente ammettiamo ospiti nel circolo esclusivo che ci siamo costruiti come fortezza inespugnabile e di cui raramente siamo disposti a mettere in discussione i principi ispiratori e le certezze su cui si basa; con estrema fatica allarghiamo il gruppo di cui facciamo parte e di cui custodiamo gelosamente la password d’accesso; insomma, in una parola, siamo costituzionalmente chiusi, dal punto di vista sociale e culturale. Non dovrebbe quindi stupirci, in base a questi presupposti, vedere un piccolo imprenditore un po’ rozzo ed incolto, Monsieur Castella, innamorarsi perdutamente, con la testa e la mente, prima che con il cuore, di una donna diversa, attrice “alta” ed insegnante d’inglese a tempo perso, così culturalmente agli antipodi rispetto a lui da parere irraggiungibile; non deve nemmeno sorprendere che il nostro faccia la figura del parvenu all’interno del settario circolo culturale di artisti gay di cui l’attrice ama circondarsi e che, però, finisca per apprezzarne sinceramente l’originale produzione pittorica; non deve nemmeno apparire strano che, alla fine, tra i due qualcosa di serio si intraveda e la scintilla, di cuore e di pensiero, finalmente scocchi; ed è quasi logico che a questa vicenda si intreccino altre storie di steccati culturali e barriere sociali, che spesso finiscono per riannodarsi intorno alla figura della cameriera del bar del teatro, distributrice di benefiche “dosi” di disimpegno ed evasione per il suo gruppo di amici ed amante, a più riprese, dell’autista e della guardia del corpo del Castella, dai quali, comunque, la separa un differente approccio verso la vita e la morale..Detta così, sembra forse più arzigogolata e complessa di quanto in realtà non sia la trama di “Il gusto degli altri”, opera prima (come regista) di Agnès Jaoui, già splendida sceneggiatrice di film di Resnais e Klapisch e qui anche interprete ed autrice della sceneggiatura di un film lieve ed etereo ma molto nitido e netto nelle impostazioni e nello svolgimento, quasi un inno alla multiculturalità, alla tolleranza ed all’apertura agli altri che non stupisce provenga da un mondo, quello d’oltralpe, da tempo incardinato saldamente sui principi del pluralismo e dell’incrocio tra realtà e valori tra i più disparati ed eterogenei..Ovviamente, la Jaoui è giovane, alla prima esperienza di regia, e qua e là si lascia andare: l’avvio è lento, si nota un clamoroso errore di ripresa (uno specchio svela una fila di riflettori che dovevano essere accuratamente nascosti!), l’inserimento di una scena intessuta di doppi sensi e battute cabarettistiche stona e stride come non mai , almeno in un film cosi’. Ma a parte ciò, il film merita il bene che ne hanno detto e scritto i cuginetti francesi, soprattutto per le interpretazioni di un favoloso Jean Pierre Bacri, un Castella incantevole nel candore della sua ignoranza e nella pervicace ostinazione che usa per accostarsi alle mete solo apparentemente lontane, e della splendida Anne Alvaro, perfetta nel delineare il progressivo sgretolarsi dei suoi pregiudizi e preconcetti..



Paolo, 37 anni, Roma.





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