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Autore The Grudge
Deeproad

Reg.: 08 Lug 2002
Messaggi: 25368
Da: Capocity (CA)
Inviato: 06-01-2005 15:11  
quote:
In data 2005-01-06 15:00, CarbonKid scrive:
Rispondendo a Deep. Ti dirò, Kayako arriva ruttando per le scale. Mentre Toshiyo miagolando. Nulla di incredibile certo, ma penso siano scelte registiche che per un pubblico occidentale possono funzionare poco.
Andando al secondo punto, parlo da buon orientale quale sono: in Asia c'è una concezione totalmente diversa delle maledizioni e dei fantasmi. Lì sono proprio elementi routine, cose che non si mettono in discussione perchè TUTTI ci credono, al contrario dell'Italia, dove nessuno caga più di tanto le storie di fantasmi o di maledizioni.
Facendo un esempio (che non so quanto ci azzecchi però): Quando in Italia uscì L'Esorcista il pubblico italiano lo definì: "una cagata che non fa paura". Questo perchè? Perchè negli anni 70' in Italia si respirava un'aria di rivoluzione (le università occupate, le donne che protestano in piazza bruciando i reggiseni), quindi non sapevano esattamente cosa fare di un film che parla del diavolo, dato che all'epoca, in Italia, a nessuno gliene fregava del diavolo. In America invece il film di Friedkin terrorizzò la popolazione, per il semplice motivo che in quegli anni il satanismo era molto ma molto sentito negli States (ricordiamoci i vari Charles Manson che assassinarono la famiglia di Polanski). Questo, tornando a The Grudge, per dire che in Asia il film potrebbe effettivamente fare paura, perchè tratta di argomenti che in Asia sono ritenuti veri e possibili, mentre in Italia, come già detto, ci ridono in faccia.
Non so se mi sò spiegato...



Si, si... rutto a parte, sono convinto anch'io che la concezione spiritica orientale sia comunque differente dalla nostra. Non mi era molto chiaro il discorso sul rancore e sulla vendetta, che comunque sono comuni spesso anche alla nostra. Per il resto, tu hai visto la pellicola originale? Se si, che t'è parsa?
_________________
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Marco82

Reg.: 02 Nov 2003
Messaggi: 924
Da: Lodi (LO)
Inviato: 06-01-2005 19:08  
ma no dai non è malaccio....cioè io l'ultimo horror che avevo visto al cinema è stato Phone quindi molto probabilmente qualsiasi altro horror mi sarebbe piaciuto...però questo non è tutto da buttare
non ucciderei del tutto la sceneggiatura, più che altro il soggetto era interessante, forse è stato "messo giù" male, questo sì. a me ha ricordato un po' anche final destination...una volta che succede una cosa (là era scappare da un incidente mortale, quà è entrare in una casa) non ci si può più difendere e si finirà prima o poi per morire (pur facendo di tutto per evitare la morte). Però a differenza di final destination questo film è molto più "horror", è vero che le scene da salto sulla poltroncina sono le classiche del "appaio all'improvviso e ti spavento" però almeno rispetto a L'esorcista la genesi quà c'è anche una cerca ricerca per gli effetti sonori..che aumentano sicuramente di più la durata della scena cosìdetta horror.
Non è da buttare quindi...certo di film di questo genere ce ne sono di molto migliori, ma una sufficienza ci sta.
(ah concordo sul fatto che la geller non c'entra niente con il film, nè lei nè il suo ragazzo )
_________________
"1..2..3..4..5..e 6...sei...numero perfetto..."
"ma non era 3, il numero perfetto?"
"sì, ma io ho sei colpi quì dentro..."

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NancyKid
ex "CarbonKid"

Reg.: 04 Feb 2003
Messaggi: 6860
Da: PR (PR)
Inviato: 06-01-2005 20:57  
quote:
In data 2005-01-06 15:11, Deeproad scrive:
quote:
In data 2005-01-06 15:00, CarbonKid scrive:
Rispondendo a Deep. Ti dirò, Kayako arriva ruttando per le scale. Mentre Toshiyo miagolando. Nulla di incredibile certo, ma penso siano scelte registiche che per un pubblico occidentale possono funzionare poco.
Andando al secondo punto, parlo da buon orientale quale sono: in Asia c'è una concezione totalmente diversa delle maledizioni e dei fantasmi. Lì sono proprio elementi routine, cose che non si mettono in discussione perchè TUTTI ci credono, al contrario dell'Italia, dove nessuno caga più di tanto le storie di fantasmi o di maledizioni.
Facendo un esempio (che non so quanto ci azzecchi però): Quando in Italia uscì L'Esorcista il pubblico italiano lo definì: "una cagata che non fa paura". Questo perchè? Perchè negli anni 70' in Italia si respirava un'aria di rivoluzione (le università occupate, le donne che protestano in piazza bruciando i reggiseni), quindi non sapevano esattamente cosa fare di un film che parla del diavolo, dato che all'epoca, in Italia, a nessuno gliene fregava del diavolo. In America invece il film di Friedkin terrorizzò la popolazione, per il semplice motivo che in quegli anni il satanismo era molto ma molto sentito negli States (ricordiamoci i vari Charles Manson che assassinarono la famiglia di Polanski). Questo, tornando a The Grudge, per dire che in Asia il film potrebbe effettivamente fare paura, perchè tratta di argomenti che in Asia sono ritenuti veri e possibili, mentre in Italia, come già detto, ci ridono in faccia.
Non so se mi sò spiegato...



Si, si... rutto a parte, sono convinto anch'io che la concezione spiritica orientale sia comunque differente dalla nostra. Non mi era molto chiaro il discorso sul rancore e sulla vendetta, che comunque sono comuni spesso anche alla nostra. Per il resto, tu hai visto la pellicola originale? Se si, che t'è parsa?




Si, Ti dirò che non è un granchè. Sarà che sono cresciuto con gli horror asiatici (essendo io asiatico), e quindi so che il meglio dell'horror asiatico non sta nè in ringu nè in ju-on. Già chi c'era a Venezia ha potuto assaporarsi il bel Three Extremes (ecco, perchè diavolo non distribuire quello?).
In confronto a The Grudge però, sicuramente Shimuzu ha avuto più libertà registiche. La scena iniziale, quella a pellicola sgranata del massacro, penso sia veramente "horror".
E poi diciamocelo, è molto più uniforme vedere tutti giapponesi recitare in un horror giapponese piuttosto che vedere la Gellar e Corilo di Xena in un contesto che non li riguarda lontanamente.
La cosa triste è che Shimuzu ha dovuto "adattare" la sua opera per un pubblico occidentale, ripulendo il tutto.
ps: la canzone dei titoli di coda di Ju-On è veramente bello.
_________________
eh?

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Marienbad

Reg.: 17 Set 2004
Messaggi: 15904
Da: Genova (GE)
Inviato: 07-01-2005 01:31  
Mi viene difficile scrivere all'interno di questo topic...
Anche perchè, dopo avervi letto attentamente, ho maturato l'assoluta convinzione che l'unica cosa che più si avvicina ad un rutto, sono i vostri interventi.

Dunque.
E' proprio vero il detto "buon sangue, non mente", Shimizu Takashi ci presenta un film traslatorio, che quindi si sposta senza variare i punti di riferimento del suo cinema, gli obbiettivi e le soluzioni impiegate per realizzarli, restano immutati, come resta immutata, la profonda conoscenza delle variabili spaziotemporali che fanno di un film horror, un buon film horror.
In questo The Grudge occidentale, la meccanica degli eventi subisce una variazione, che si dedica specialmente alla reiterazione accelerata della tensione. Il ritmo è più incalzante, scelta probabilmente dovuta al fatto che lo spettatore americano, è abituato ad una narrazione visiva più veloce e immediata, tuttavia, questa restrizione di tempi, non lede lo stenario d'atmosfera, poichè il geniale regista, compensa la concentrazione del tempo, con una dilatazione in senso spaziale, e la cosa risulta assolutamente interessante e difficile, se pensiamo che i luoghi d'azione sono praticamente gli stessi del film originale. La casa è infatti la stessa, la casa è la vera protagonista di questo invitante film, non solo in quanto entità sovrannaturale, ma soprattutto perchè è tra questi spazi che viene raccolta e incanalata la paura, distribuita nei personaggi, nelle strade, nel mondo che la circonda. Dunque è lo spazio, più che il tempo, che in questo nuovo The Grudge, viene a sostenere un'importantissimo ruolo. Certamente tale compensazione, risulterà impercettibile a chi non avrà visto o apprezzato l'originale Ju-On, e anzi, la costruzione stessa del film in questo senso, apparirà automatica e naturale, tanto da portare erroneamente lo spettatore a confondere questo film, come l'ennesimo remake americano di un regista americano, con la differenza che questa volta, il presupposto regista americano, si dimostrerebbe davvero abile. Ed è in questo che Takashi eccelle, nel trasportare un atmosfera paricolarissima e ricca di sfumature come quella di The Grudge, in un contesto di percezione del tutto diverso, che per altro risulta perfettamente coerente con la scelta di utilizzare un'attrice americana inserita in un quadro orientale. Il sistema di narrazione occidentale, non tradisce, ma allinea lo spettatore con una prospettiva di tensione che questa volta viene tracciata sulle linee spaziali piuttosto che temporali e i campi in questo senso, giocano un ruolo significativo: i primi piani sono privilegiati rispetto all'originale, in quanto rispondono ad un'aspettativa emozionale che lo spettatore occidentale esige dai volti dei personaggi, o dall'esasperazione non dell'antefatto orrorifico, ma dell'atto orrorifico stesso, quindi la scelta di esitare maggiormente sul momento in cui l'immagine segnala in campo il colpo di scena, risulta del tutto logica e comunque ben ripartita. Giustamente, anche l'accompagnamento sonoro, funge da contrappunto a quelle sequenze particolari che generano tensione, in concomitanza con l'esplosione visiva, ma anche in questo caso, funzionale in quanto perfettamente integrata al sistema di narrazione che precede e posticipa tale esplosione. Anche il raccordo sonoro può avere o non avere una sua efficienza nella regia, e direi che questo ce l'ha. Questione di armonia di dettagli sonori.
Che altro...
Interessante il fatto che Takashi, in questo esperimento, non abbia tralasciato nessuna delle informazioni "climatiche" tipiche del suo cinema, pur avendo dovuto adattare un film così "difficile" (poichè scarno nella trama e nelle tematiche, che per altro l'uomo occidentale reclama per poter rispondere ai suoi stupidi perchè), alla narrazione diversa di una stessa sceneggiatura.

In conclusione mi sento di dire che, se Ju-On Rancore è tra i migliori horror giapponesi in circolazione, questo The Grudge, è senza dubbio tra i migliori horror americani degli ultimi tempi.

A dire il vero ci sarebbe altro, ma ho sonno.

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NancyKid
ex "CarbonKid"

Reg.: 04 Feb 2003
Messaggi: 6860
Da: PR (PR)
Inviato: 07-01-2005 02:29  
quote:
In data 2005-01-07 01:31, Marienbad scrive:
Mi viene difficile scrivere all'interno di questo topic...
Anche perchè, dopo avervi letto attentamente, ho maturato l'assoluta convinzione che l'unica cosa che più si avvicina ad un rutto, sono i vostri interventi.

Dunque.
E' proprio vero il detto "buon sangue, non mente", Shimizu Takashi ci presenta un film traslatorio, che quindi si sposta senza variare i punti di riferimento del suo cinema, gli obbiettivi e le soluzioni impiegate per realizzarli, restano immutati, come resta immutata, la profonda conoscenza delle variabili spaziotemporali che fanno di un film horror, un buon film horror.
In questo The Grudge occidentale, la meccanica degli eventi subisce una variazione, che si dedica specialmente alla reiterazione accelerata della tensione. Il ritmo è più incalzante, scelta probabilmente dovuta al fatto che lo spettatore americano, è abituato ad una narrazione visiva più veloce e immediata, tuttavia, questa restrizione di tempi, non lede lo stenario d'atmosfera, poichè il geniale regista, compensa la concentrazione del tempo, con una dilatazione in senso spaziale, e la cosa risulta assolutamente interessante e difficile, se pensiamo che i luoghi d'azione sono praticamente gli stessi del film originale. La casa è infatti la stessa, la casa è la vera protagonista di questo invitante film, non solo in quanto entità sovrannaturale, ma soprattutto perchè è tra questi spazi che viene raccolta e incanalata la paura, distribuita nei personaggi, nelle strade, nel mondo che la circonda. Dunque è lo spazio, più che il tempo, che in questo nuovo The Grudge, viene a sostenere un'importantissimo ruolo. Certamente tale compensazione, risulterà impercettibile a chi non avrà visto o apprezzato l'originale Ju-On, e anzi, la costruzione stessa del film in questo senso, apparirà automatica e naturale, tanto da portare erroneamente lo spettatore a confondere questo film, come l'ennesimo remake americano di un regista americano, con la differenza che questa volta, il presupposto regista americano, si dimostrerebbe davvero abile. Ed è in questo che Takashi eccelle, nel trasportare un atmosfera paricolarissima e ricca di sfumature come quella di The Grudge, in un contesto di percezione del tutto diverso, che per altro risulta perfettamente coerente con la scelta di utilizzare un'attrice americana inserita in un quadro orientale. Il sistema di narrazione occidentale, non tradisce, ma allinea lo spettatore con una prospettiva di tensione che questa volta viene tracciata sulle linee spaziali piuttosto che temporali e i campi in questo senso, giocano un ruolo significativo: i primi piani sono privilegiati rispetto all'originale, in quanto rispondono ad un'aspettativa emozionale che lo spettatore occidentale esige dai volti dei personaggi, o dall'esasperazione non dell'antefatto orrorifico, ma dell'atto orrorifico stesso, quindi la scelta di esitare maggiormente sul momento in cui l'immagine segnala in campo il colpo di scena, risulta del tutto logica e comunque ben ripartita. Giustamente, anche l'accompagnamento sonoro, funge da contrappunto a quelle sequenze particolari che generano tensione, in concomitanza con l'esplosione visiva, ma anche in questo caso, funzionale in quanto perfettamente integrata al sistema di narrazione che precede e posticipa tale esplosione. Anche il raccordo sonoro può avere o non avere una sua efficienza nella regia, e direi che questo ce l'ha. Questione di armonia di dettagli sonori.
Che altro...
Interessante il fatto che Takashi, in questo esperimento, non abbia tralasciato nessuna delle informazioni "climatiche" tipiche del suo cinema, pur avendo dovuto adattare un film così "difficile" (poichè scarno nella trama e nelle tematiche, che per altro l'uomo occidentale reclama per poter rispondere ai suoi stupidi perchè), alla narrazione diversa di una stessa sceneggiatura.

In conclusione mi sento di dire che, se Ju-On Rancore è tra i migliori horror giapponesi in circolazione, questo The Grudge, è senza dubbio tra i migliori horror americani degli ultimi tempi.

A dire il vero ci sarebbe altro, ma ho sonno.




Dico subito che non conosco il Cinema di Shimuzu, in quanto di lui ho visto solo Ju-On e questo The Grudge.
Non ho affatto visto un'accelerazione della tensione nella versione americana, anzi, lo spazio temporale di The Grudge è spesso ben più dilatato della versione Giapponese. La macchina da presa di Shimuzu va più lenta, il montaggio si diverte a far durare 30 secondi di azione in 10 minuti di silenzio acustico perchè tende spesso (e inutilmente) a dare quel vuoto buio che chiamiamo suspence.
L'unico fattore che possa definire The Grudge più diretto, forse, è la spiegazione del "mistero", molto più esplicito qui che in Ju-On. Il montaggio e la ricostruzione delle vicende la dice tutta: In The Grudge tutto è spiegato e collegato, in Ju-On, tutto è collegato si, ma anche diviso a capitoli, quindi un collegamento spezzettato che il pubblico occidentale avrebbe trovato meno digeribile.
Tornando al discorso di prima, Ju-On è assai più ritmato, bastano i titoli di testa: un pianoforte macabro che fa da colonna sonora (totalmente mancante in The Grudge), che con le sue note dà così un vero e proprio "ritmo musicale" alla storia, per imprimere meglio il senso di horror nella mente degli spettatori. Certo, non ci sono dubbi che i make-up artist rendano più mostruosi i morti ed i fantasmi, ma questo non è motivo sufficiente per poter affermare che il remake americano sia più ritmato e marcato. Anche la scelta di collegare il tutto senza seguire il filo "per capitoli" rende il film più moscio: se infatti in Ju-On le varie sequenze erano seguite in senso d'ordine come 1) Presentazione del personaggio 2) Il personaggio intravede il fantasma 3) Il personaggio muore, in The Grudge questo schema cessa di esistere, perchè ci stanno diversi intermezzi, sia per spiegare appunto di più al pubblico occidentale come stanno andando le cose, sia perchè il tutto dev'essere collegato con salti temporali nel passato e nel futuro, di conseguenza il ritmo è meno meccanico, più dilatato.
Sicuramente qui, come hai detto tu, ci sono più primi piani in quanto appunto lo spettatore occidentale esige la paura nel volto degli attori. Permettimi di dire che Sarah Michelle Gellar opta per la stessa espressione anche quando vede un mostro nella serie televisiva di Buffy. E l'occidentale inserita in un contesto asiatico, permettimi ancora di dissentire, non c'azzecca proprio na palla. Se Ju-On è meglio di The Grudge (e lo è, anche se sono tutti e due film mediocri), è soprattutto per la coerenza estetica. Così vedere un puntino bianco insieme a tanti puntini neri diventa non solo incoerente, ma proprio fuori luogo, sbagliato insomma.
Shimuzu in questo film è chiaramente bloccato perchè la produzione americana gli impone certe regole che vanno anche contro la sua etica registica. Così si ritrova a formalizzare il tutto con campi precisi tratteggiate a linee orizzontali e verticali, senza poter fare obliqui, senza poter sgranare a proprio piacimento (cosa che gli era concessa per Ju-On).
E per finire, Ju-On è uno dei migliori horror giapponesi in circolazione? Forse, anche e soprattutto perchè in circolazione.. ma aspetta, quali sono gli altri film giapponesi horror in circolazione? Oh urca non ce ne sono..

_________________
Qualcuno tende a ferirmi, è di questo che ho paura

[ Questo messaggio è stato modificato da: CarbonKid il 07-01-2005 alle 02:37 ]

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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 07-01-2005 02:45  
e chi ha parlato di circolazione solo in italia?
_________________
Quando mia madre, prima di andare a letto, mi porta un bicchiere di latte caldo, ho sempre paura che ci sia dentro una lampadina.

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NancyKid
ex "CarbonKid"

Reg.: 04 Feb 2003
Messaggi: 6860
Da: PR (PR)
Inviato: 07-01-2005 02:52  
quote:
In data 2005-01-07 02:45, sandrix81 scrive:
e chi ha parlato di circolazione solo in italia?




Che Marien abbia un distributore di film giapponesi sotto casa?
_________________
eh?

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MissLady


Reg.: 05 Dic 2004
Messaggi: 144
Da: SALERNO (SA)
Inviato: 07-01-2005 03:28  
BEH....ad essere sinceri e per evitare di sparare giudizi negativi e critiche poco delicate, Ju-On nonostante un montaggio e una tecnica cinematografiche abbastanza trapassate è piuttosto inquietante...
Se poi non vogliamo farci prendere + tanto sembrerà una cagata e potremmo anche trovarlo divertente..
Alla fine è forse "Buffy" a non azzeccarci molto...non so...la vedo così legata ad un certo standard!Avrei preferito tutte attrici e attori giapponesi!!!Vabbè...

_________________
SHIT HITS THE FAN!

[ Questo messaggio è stato modificato da: MissLady il 07-01-2005 alle 03:29 ]

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KiVan001

Reg.: 02 Giu 2003
Messaggi: 34
Da: Vittuone (MI)
Inviato: 07-01-2005 10:07  
quote:
In data 2005-01-07 01:31, Marienbad scrive:
Mi viene difficile scrivere all'interno di questo topic...
Anche perchè, dopo avervi letto attentamente, ho maturato l'assoluta convinzione che l'unica cosa che più si avvicina ad un rutto, sono i vostri interventi.



MA quanto te la meni
Trovati un uomo

_________________

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Hawke84

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 5586
Da: Cavarzere (VE)
Inviato: 07-01-2005 12:17  
quote:
In data 2005-01-07 02:29, CarbonKid scrive:

Non ho affatto visto un'accelerazione della tensione nella versione americana, anzi, lo spazio temporale di The Grudge è spesso ben più dilatato della versione Giapponese. La macchina da presa di Shimuzu va più lenta, il montaggio si diverte a far durare 30 secondi di azione in 10 minuti di silenzio acustico perchè tende spesso (e inutilmente) a dare quel vuoto buio che chiamiamo suspence.


Premetto che ho visto Ju-On e che solo sta sera vedrò The Grudge.
Leggendo queste righe mi sento già di obiettare ragionando sui numeri, in maniera abbastanza rozza:
Se lo spazio temporale di The Grudge è dilatato, se il silenzio si fà più ingombrante, se Shimuzu deve cercare di chiudere la storia ad un pubblico occidentale avido di risposte, se sono state aggiunte due scene supplementari...come diavolo fanno i due film ad avere la stessa durata?


quote:
In data 2005-01-07 02:29, CarbonKid scrive:

Shimuzu in questo film è chiaramente bloccato perchè la produzione americana gli impone certe regole che vanno anche contro la sua etica registica. Così si ritrova a formalizzare il tutto con campi precisi tratteggiate a linee orizzontali e verticali, senza poter fare obliqui, senza poter sgranare a proprio piacimento (cosa che gli era concessa per Ju-On).



Per risponderti su questo uso invece le parole dello stesso Shimuzu:

“Siccome avevo già raccontato questa storia, ho pensato che sarebbe stato meglio lasciare che al mio posto ci si cimentasse un regista americano,” afferma Shimizu.
Ma dopo aver incontrato Raimi, Shimizu ha cambiato idea. “Sam ha parlato con grande entusiasmo e specificità di alcune particolari scene presenti in JU-ON,” afferma il regista. “Mi ha detto che voleva che la versione americana possedesse quegli effetti che non ero stato in grado di produrre a causa del budget limitato.
Così ho cominciato a trovare la cosa interessante, mi sono reso conto che avrei avuto la libertà creativa di esplorare degli aspetti della storia che non avevo potuto esplorare in precedenza e che avrei avuto la possibilità di spingermi oltre. "





_________________
perchè l'italiano è sempre quello che va piano quando vede la macchina della polizia e appena passata corre oltre il limite.

[anthares]

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NancyKid
ex "CarbonKid"

Reg.: 04 Feb 2003
Messaggi: 6860
Da: PR (PR)
Inviato: 07-01-2005 13:45  
quote:
In data 2005-01-07 12:17, Hawke84 scrive:
quote:
In data 2005-01-07 02:29, CarbonKid scrive:

Non ho affatto visto un'accelerazione della tensione nella versione americana, anzi, lo spazio temporale di The Grudge è spesso ben più dilatato della versione Giapponese. La macchina da presa di Shimuzu va più lenta, il montaggio si diverte a far durare 30 secondi di azione in 10 minuti di silenzio acustico perchè tende spesso (e inutilmente) a dare quel vuoto buio che chiamiamo suspence.


Premetto che ho visto Ju-On e che solo sta sera vedrò The Grudge.
Leggendo queste righe mi sento già di obiettare ragionando sui numeri, in maniera abbastanza rozza:
Se lo spazio temporale di The Grudge è dilatato, se il silenzio si fà più ingombrante, se Shimuzu deve cercare di chiudere la storia ad un pubblico occidentale avido di risposte, se sono state aggiunte due scene supplementari...come diavolo fanno i due film ad avere la stessa durata?


quote:
In data 2005-01-07 02:29, CarbonKid scrive:

Shimuzu in questo film è chiaramente bloccato perchè la produzione americana gli impone certe regole che vanno anche contro la sua etica registica. Così si ritrova a formalizzare il tutto con campi precisi tratteggiate a linee orizzontali e verticali, senza poter fare obliqui, senza poter sgranare a proprio piacimento (cosa che gli era concessa per Ju-On).



Per risponderti su questo uso invece le parole dello stesso Shimuzu:

“Siccome avevo già raccontato questa storia, ho pensato che sarebbe stato meglio lasciare che al mio posto ci si cimentasse un regista americano,” afferma Shimizu.
Ma dopo aver incontrato Raimi, Shimizu ha cambiato idea. “Sam ha parlato con grande entusiasmo e specificità di alcune particolari scene presenti in JU-ON,” afferma il regista. “Mi ha detto che voleva che la versione americana possedesse quegli effetti che non ero stato in grado di produrre a causa del budget limitato.
Così ho cominciato a trovare la cosa interessante, mi sono reso conto che avrei avuto la libertà creativa di esplorare degli aspetti della storia che non avevo potuto esplorare in precedenza e che avrei avuto la possibilità di spingermi oltre. "









Allora, come fanno ad avere entrambi la stessa durata? Perchè Shimuzu ha eliminato completamente i personaggi di Izumi e suo padre. Quindi due capitoli in meno di Ju-On. Ed è un peccato anche questo perchè ho trovato il capitolo di Izumi veramente molto interessante, non solo perchè coinvolge in un certo senso il mondo dei teenage japanese, ma anche perchè esplora quella moda di cimentarsi nelle case stregate in cerca di avventure. Eliminata anche il personaggio dell'insegnante che va a casa di Tohiyo. Così in The Grudge ritroviamo meno personaggi, con più possibilità di girare e rigirare e dilatare su di essi.

Per quanto riguarda la risposta di Shimuzu, cerco di non prendere troppo sul serio le risposte dei registi che devono auto-promuoversi la propria pellicola. Il "suo spingersi oltre" può essere connesso solo a certe scene più gore (in quanto dispone di un makeup-artist hollywoodiano), e comunque, di certo non direbbe mai in un'intervista "Eh cazzo quel pirla di Raimi m'ha impedito la libertà.."
Sai.. autopromozione..

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Marienbad

Reg.: 17 Set 2004
Messaggi: 15904
Da: Genova (GE)
Inviato: 07-01-2005 14:37  
Tropppe cazzate, e travisamento di termini. I concetti di tempo filmico e spazio filmico forse non ti sono chiari.
Il remake è senza ombra di dubbio più accelerato nell'utilizzo dei tempi, tanto che c'è la necessità di utilizzare svarati inserti, che comunque si rivelano ben giocati all'interno del film.
Per altro, il discorso da te affrontato, manca completamente di senso, e se voleva essere una replica, non si allaccia in alcun modo al mio.
Ora non ho tempo di riprendere pezzo per pezzo il tuo intervento, ma ti assicuro, che non arriva a nulla.
Tra l'altro, le parole stesse del regista, avvalorano in toto la tesi di accelerazione temporale e esasperazione spaziale, fattaa di campi, di controcampi e di inserti, che lo si voglia prendere o meno per buono...

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NancyKid
ex "CarbonKid"

Reg.: 04 Feb 2003
Messaggi: 6860
Da: PR (PR)
Inviato: 07-01-2005 16:27  
quote:
In data 2005-01-07 14:37, Marienbad scrive:
Tropppe cazzate, e travisamento di termini. I concetti di tempo filmico e spazio filmico forse non ti sono chiari.
Il remake è senza ombra di dubbio più accelerato nell'utilizzo dei tempi, tanto che c'è la necessità di utilizzare svarati inserti, che comunque si rivelano ben giocati all'interno del film.
Per altro, il discorso da te affrontato, manca completamente di senso, e se voleva essere una replica, non si allaccia in alcun modo al mio.
Ora non ho tempo di riprendere pezzo per pezzo il tuo intervento, ma ti assicuro, che non arriva a nulla.
Tra l'altro, le parole stesse del regista, avvalorano in toto la tesi di accelerazione temporale e esasperazione spaziale, fattaa di campi, di controcampi e di inserti, che lo si voglia prendere o meno per buono...



Mi si perdoni l'ignoranza davanti a sua maestà Marienbad. Quali sarebbero questi vari "inserti"? Perchè fino a prova contraria, la storia di The Grudge, nonostante sia più formale e legata, è anche più scarna di Ju-On. Proprio perchè i tempi di The Grudge sono dilatati, Shimuzu ha dovuto optare per alcuni cambiamenti di storia: tagliamo via Izumi, tagliamo via il padre di Izumi, tagliamo via l'insegnante che va da Toshiyo. Anche perchè se in Ju-On le protagoniste sono diverse, in The Grudge tutto deve più o meno ruotare su Buffy (anche se in modo molto vagooooo), così il regista non può più optare per un piano unico di regia, ma deve imprimere su certi elementi, come appunto la signorina Buffy. Di conseguenza cosa succede? La vicende narrate sono più stringate rispetto a Ju-On, ma il tutto è più dilatato, tantochè come diceva il buon Hawke, le durate in minuti sono uguali.
E se mi permette un'ultima osservazione, sua maestà Marienbad, le sue parole mi sanno tanto di bluff. Aria fritta. che appunto non arrivano nè in cielo nè in terra.
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eh?

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MaratSafin

Reg.: 17 Ott 2004
Messaggi: 831
Da: trafalmadore (CO)
Inviato: 07-01-2005 16:39  
Inserto= sintagma narrativo discontinuo rispetto allo spazio tempo della narrazione.

Per farti un esempio classico. In Scarface, non la vaccata di De Palma, lo scorrere dei giorni viene rappresentato da fogli svolazzanti di calendario scanditi da raffiche di mitra. Quello è un inserto. In senso più allargato, si può intendere tutto ciò che si aggiunge al normale universo diegetico da altre coordinate spazio-temporali. Tutto ciò che in qualche modo toglie continuità alla narrazione.

Il film non l'ho visto, però siete sempre molto divertenti.

Torno dopo la visione.
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(..)Ha creato un profilo solo per scrivere 3 puttanate...(powered by Stilgar)

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Hawke84

Reg.: 08 Giu 2004
Messaggi: 5586
Da: Cavarzere (VE)
Inviato: 07-01-2005 16:58  
quote:
In data 2005-01-07 13:45, CarbonKid scrive:
Per quanto riguarda la risposta di Shimuzu, cerco di non prendere troppo sul serio le risposte dei registi che devono auto-promuoversi la propria pellicola. Il "suo spingersi oltre" può essere connesso solo a certe scene più gore (in quanto dispone di un makeup-artist hollywoodiano), e comunque, di certo non direbbe mai in un'intervista "Eh cazzo quel pirla di Raimi m'ha impedito la libertà.."
Sai.. autopromozione..



mi sento di ribattere ancora una volta solo su questo punto..(almeno finchè non avrò visto il film) che mi sembra tutt'altro che trascurabile.
Capire se le scelte del regista sono state imposte o meno è comunque utile a comprendere il perchè di certi cambiamenti.
Ho fatto una breve ricerca su web trovando qualche info.
Raimi ha deciso di realizzare il remake americano tramite la Ghost House Pictures, sua società di produzione, insistendo far dirigere sempre a Shimizu la versione inglese.
Quest'ultimo, inizialmente contrario, ha cambiato idea in seguito al suo incontro con Raimi che gli assicurava carta bianca.
Shimizu ha deciso il cast, ha deciso di girare il film in giappone imponendo addirittura alla troupe di adeguarsi alla maniera di fare cinema locale, il che include una preghiera tradizionale prima delle riprese principali. "In Giappone, c'è anche una cerimonia purificatrice che assicura incolumità alle riprese e alla troupe," afferma Ichise.
"Preghiamo anche per il successo del film. Fa parte del modo di fare cinema qui.".
Ai filmmaker è stato chiesto di rispettare l'usanza giapponese di togliersi le scarpe durante il lavoro sul set, inclusi macchinisti ed elettricisti.
"Inoltre, non è permesso mangiare sul set", aggiunge Sarah Michelle Gellar che è incorsa nell'errore una sola volta, sotto o sguardo atterrito di tutta la troupe.
Potrei andare avanti con altri esempi, forse inutili, ma che dimostrano come Shimizu abbia goduto di assoluta libertà nel set e nelle riprese.
Ora non vedo perchè tale libertà non gli possa essere stata concessa anche e sopratutto dal punto di vista artistico (avendo lui comunque ben chiaro che il film si sarebbe rivolto ad una platea differente), non credi?



quote:
In data 2005-01-06 20:57, CarbonKid scrive:
La cosa triste è che Shimuzu ha dovuto "adattare" la sua opera per un pubblico occidentale, ripulendo il tutto.
ps: la canzone dei titoli di coda di Ju-On è veramente bello.




la cosa è tutt'altro che triste.
il regista che sfida sè stesso: "riesco io a propormi nuovamente con la stessa storia e con le stesse idee ad un pubblico differente senza sacrificare per questo la mia arte ma cercando di rielaborarla?"

la risposta l'avrò sta sera, spero.

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