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Autore I duellanti-Ridley Scott
Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 17-07-2004 21:34  
Quando la fotografia prende il film, se lo rigira, lo rende funzionale a se, lo manipola e se lo divora traendone nutrimento.
Tutto questo è "I duellanti", opera prima di Scott, opera di grande fascino e di impatto sulla materia grigia più che sul cuore.
Sulla falsariga di Barry Lindon, il regista mette al centro del film la pittura. Ogni singola scena ha un lungo periodo d'inquadratura fissa all'inizio, prima di proseguire con panoramiche o carrelli vari. Ogni inquadratura vuole fissare un immagine, un disegno di imperfetta perfezione.
E così com'è l'immagine, anzi, il fermo immagine, a ergersi protagonista visivo del film, a livello di dipanarsi della vicenda è il plot che sposta l'attenzione dagli attori. I veri protagonisti infatti non sono i pur bravi Carradine e Keitel, ma il duello stesso.
L'interesse non è focalizzato sulle vite dei due soldati. Le loro vicende le percepiamo, ne intuiamo brandelli, le leggiamo negli occhi durante i ripetuti duelli.
Ed è questa lucida follia che si chiama onore a rendersi motivo centrale e portante del film. Una logica, almeno per Carradine, stupida e insensata, ma maestosa e affascinante al tempo stesso.
Bella tela di un mondo ormai da noi lontanissimo, diversissimo, e per questo ai nostri occhi folle e affascinante.
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"Verrà un giorno in cui spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate"

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alessio984

Reg.: 10 Mar 2004
Messaggi: 6302
Da: Napoli (NA)
Inviato: 18-07-2004 12:29  
Il film è tratto da IL DUELLO - RACCONTO MILITARE di Conrad, bellissimo anch'esso.

Per essere un'opera prima di un regista è quasi-capolavoro.

Le prime volte che lo vedevo mi sembrava anche molto divertente, perchè vedevo questi due uomini che ogni volta che si incontrano si battono sempre!

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Petrus

Reg.: 17 Nov 2003
Messaggi: 11216
Da: roma (RM)
Inviato: 12-12-2005 08:23  
e di nuovo(per esigenze di lavoro):

Nel ’72 nasce uno dei registi che più hanno contribuito alla creazione dell’immaginario collettivo del cinema della New Hollywood. E, forse incoscientemente, o forse no, nasce con un film semi-muto, hitchcockiano, il più possibile lontano da quella sovrastruttura, seppur profondamente dietetica, di artifici pirotecnici che lo renderanno celebre.
Di lì a cinque anni, esordisce un altro cineasta oramai incastonato solidamente nel jet set losangelino e, purtroppo, nei blockbuster finalizzati all’introito. E lo fa aggiungendo semplicemente una desinenza a quel piccolo gioiello spielberghiano; da Duel si passerà così a I Duellanti senza soluzione di continuità, chiudendo il cerchio di un decennio incastonato tra queste piccole due perle.
IL giovane Ridley Scott ha negli occhi ancora vivida l’immagine delle tele di Barry Lindon, paradigma di una certa estetica cinematografica, che tanto ben si accompagna alla consueta e malcelata etica del Kubrick volpone.
E a partire da questi due spunti cinefili che Scott costruisce il suo film, che spazia, seppur un po’ grezzamente, tra la tensione del “saputo-ma-non-visto” e quella della ricerca del lato etico/estetico, in una spirale delicata ma profondamente sincera di ragioni (filmiche) e sentimento.
I duellanti si muovono in un ambiente descritto minuziosamente da una mano sapiente e non calcata, dando al film un andamento classicheggiante nel suo fluire e rifluire tra una scena madre e l’altra, altalena di sentimenti ed emozioni figli, nella loro descrizione dietetica, del cinema della trasparenza della giovane Hollywood. Keith Carradine ed Harvey Keitel si muovono dunque in uno spazio che li asseconda, li segue e partecipa al loro dolore. Scott tiene sempre la macchina da presa a distanza, la muove generosamente per incorniciare i suoi personaggi nel contesto già splendidamente ricreato. La tensione descrittiva è mutuata dal già citato Barry Lindon (tendenza descrittiva che Kubrick riprenderà e, in un certo senso, estremizzerà in Full metal racket), e concorre nel formare quell’impressione di classicismo nell’impatto etico ed estetico del girato.
Accusato di essere un po’ freddo e didascalico, “I duellanti” è in realtà un film che non lascia spazio alcuno ad un sentimentalismo di maniera cui lo script ben si presterebbe, cogliendo un’essenzialità nello sviluppo e una precisione nella definizione dei canoni estetici veramente notevole.
Opera prima che spalancherà al giovane Scott le porte del mainstream della west coast cinematografica, nella quale verrà assorbito e fagocitato purtroppo troppo presto. Anche se, qua e là, a sprazzi ogni tanto rialza la testa, e sembra ricordarsi dei suoi splendidi anni ’70.

pubblicato già qui
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Tristam
ex "mattia"

Reg.: 15 Apr 2002
Messaggi: 10671
Da: genova (GE)
Inviato: 14-12-2005 14:48  
Caro Petrus ti scrivo, cosi´mi distraggo un po´...
Noto che tra il tuo primo messaggio datato luglio 2004 e il tuo secondo, datato dicembre 2005, il tono generale che soggiace alla critica e al giudizio globale del film sia in qualche modo, magari subdolo e ambiguo - e comunque resta un´impressione vivida seppure generalizzata (dovrei mettermi a segnalarti un po´di cose, ma sono certo che non ti interesserebbero) - parzialmente cambiato come se ci fosse una sorta di vergogna (e comunque un tentativo di intellettualizzare e aggiustare il tiro) nel rimediare alle cose genuine, e quindi piu´vere e viscerali, dette ai tempi che furono e sostituendole con frasi spesso tautologiche, che non aggiungono nulla agli aggettivi che indicano una certa via critica che vorresti perseguire... In piu´, a mio unico personale avviso, tenersi il piu´ vicino alle proprie sensazione, sistematizzarle, riesce meglio che cercare di arroccarle su significati angusti che spesso portano solo ad un vicolo cieco.
Con questo esprimo solo un mio parere del tutto personale. Non mi diventare uno dei classici filmuppiani, epigoni di un certo antico comportamento cieco, che alla fin fine non dicono nulla se non aggettivi su aggettivi... e parole vuote su parole vuote...
Poi, io sono ormai di un altro versante... di certo non ti dico di avvicinarti al mio, ma la viscerita´con cui ti avvicinavi un tempo ai film era sicuramente piu´sicura e immediata. Non artefatta...
Comunque il mio giudizio e´solamente parziale e relativo a quanto letto qui... Nulla di piu´....
E´che l ´uomo ragno ha subito la metamorfosi in un alpino con barba e capello con piuma... (cosi´mi hanno detto di scrivere qui accanto a me, ora... non so perche´...) ma comunque e´ giusto essere speakers di radio eteree....
Yo!
Best
M
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"C'è una sola cosa che prendo sul serio qui, e cioè l'impegno che ho dato a xxxxxxxx e a cercare di farlo nel miglior modo possibile"

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 20-05-2006 10:36  
I DUELLANTI di Ridley Scott 1977 (la stupidità dell'onore)

Opera prima di Ridley Scott che ai tempi, pur premiata a Cannes con la miglior regia ebbe una distribuzione assassina e fu ignorata dal pubblico.
Scott esordisce da britannico colto e già stampa sul film l'impronta d'autore.
Il rincorrersi per tutto il film dei due protagonisti, Keitel e Carradine, in uno stupido assurdo duello d'onore iniziato per futili motivi (quante guerre centenarie sono iniziate per futili motivi?) viene rappresentato da Ridley Scott con un sapiente uso della luce (un esempio per tutti il duello nel granaio rappresentato con fonti di luce irrealmente sovraesposte) e zone d'ombra sapientemente poste in contrasto; certi dialoghi amorosi che emergono dal buio ricordano certi quadri seicenteschi). La narrazione che copre circa un ventennio (Dal 1800 al 1816) segue la ascesa e la caduta di Napoleone parallelamente a questi due ussari del suo esercito che pur passando dal grado di soldati a quello di generali, rimangono fondamentalmente gli stessi caratteri monolitici del loro primo incontro. Carradine si fa irretire dalla cieca spirale di violenza di Keitel. La sua vita viene impostata in funzione di questi duelli, buttando alle ortiche un amore, scendendo a compromessi con il Re alla caduta di Napoleone per avanzare di carriera, scegliendo un matrimonio di interesse. I due arrivano a fronteggiarsi addirittura al limite della resistenza umana sotto una bufera di neve (ma l'immagine della morte sembra bloccarli per un stante). Sembra che l'unico scopo di questi due ufficiali sia solo inseguirsi e fronteggiarsi (con Carradine più lepre che cacciatore). Una scena su tutte: quella del duello nella nebbia, nel quale Scott decise, contro tutti (sceneggiatore compreso)di inserire dei flashback sull'immagine tremante di Carradine.
Altro colpo da maestro è il finale che contiene una intensa meditazione sulle proprie colpe e sulla propria dabbenaggine. L'immagine conclusiva, molto napoleonica, evoca questo sguardo dall'alto sulla grande vasta immensa stupidità umana e sulla caducità delle conquiste umane. Il sole che fa capolino a tratti illuminando la scena non è un effetto digitale ma una tremenda botta di culo del regista che scelse il momento e la giornata adatti per girare il finale.
Da fare vedere a tutti i giovani registi.
E' un piccolo compendio di storia dell'arte del cinema
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True love waits...

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penny68

Reg.: 14 Nov 2005
Messaggi: 3100
Da: palermo (PA)
Inviato: 20-05-2006 10:42  
Film straordinario soprattutto sul piano dell'estetica dll'immagine.

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