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Autore contro i film horror
vietcong

Reg.: 13 Ott 2003
Messaggi: 4111
Da: roma (RM)
Inviato: 25-03-2005 13:15  


L’horror è senza dubbio il più reazionario, regressivo e oscurantista fra i generi cinematografici. Non sono di solito fra quanti si affrettano a usare il termine ‘reazionario’ come giudizio di valore negativo, ma questo è il caso.
I film dell’orrore per funzionare fanno leva sui sentimenti peggiori dell’animo umano, sulle sue paure più irrazionali: in generale essi operano un clamoroso salto all’indietro, all’epoca – prerazionale – in cui eravamo bambini completamente indifesi e pertanto timorosi di tutto. Chiunque di noi nell’infanzia ha girato i suoi piccoli film del terrore, immaginando mani vampiresche sbucare da sotto il letto, o assegnando una nascita demoniaca a quel bambino ‘che parla strano’. A volte erano fantasie quasi appaganti, altre volte eravamo terrorizzati da noi stessi, o dai nostri coetanei più fantasiosi e crudeli. Qualcosa di tutto questo permane anche nell’età adulta, nel disagio che ci procura una strada buia seppure tranquillissima e sicura, o nelle superstizioni, che operano nello stesso terreno di caccia dei film dell’orrore. Come la superstizione, l’horror ci riconsegna a una condizione penosa di deficit razionale, rivelando quanto siano instabili e transitorie le conquiste del progresso e della civiltà.
Il film dell’orrore è regressivo perché precipita lo spettatore nella condizione infantile di vivere una realtà i cui contorni non sono stati fissati, in cui tutti gli oggetti dell’esperienza – cose o persone – invece di assumere la loro posizione in un quadro stabile, oggettivo, reclamano una spaventosa e sanguinaria indipendenza, che poi si esprime di solito in una licenza di uccidere. Insomma, vivono animati della proiezione di paure ataviche e soggettive. Dalle figure archetipe – la madre, la casa – agli elementi più tecnologici – l’ascensore, l’automobile – niente è mai stabile, rassicurante. E niente è mai del tutto nostro: i film in cui a ribellarsi sono la casa e il corpo (metafora l’uno dell’altro) sono i più emblematici di questa penosa assenza di controllo: più che al bambino penso qui all’uomo preistorico, mai al sicuro e non in grado di elaborare la realtà in idee stabili.
Il film dell’orrore è reazionario perché percepisce sempre l’alterità come minacciosa. Si fonda dunque sull’ancestrale paura del diverso e del nuovo. Lo straniero è sempre malvenuto, e persino gli agenti salvifici vengono presentati inizialmente sotto una luce fosca e inquietante. Vanifica i pochi passi fatti dall’umanità per raggiungere un rapporto maturo con la categoria dell’Altro.
Il film dell’orrore è oscurantista perchè drammatizza il senso del nuovo non come gusto della scoperta, ma come fonte di pericolo e distruzione: scoprire quella tomba non sarà causa di prestigio scientifico (se non transitoriamente) ma una trasgressione da punire con la morte. Il repertorio in questo senso è vastissimo (del resto il modo in cui questi film ditribuiscono premi e punizioni rivela quasi sempre una concezione più bigotta della media della società). Inutile dire che se la mentalità che sta dietro questo tipo di luogo comune narrativo avesse storicamente prevalso, la civiltà e la cultura non avrebbero fatto un solo passo in avanti.

Anche se il revival del genere è in atto già da un po’ di anni, esso sembra particolarmente adatto in un’epoca di ‘scontro delle civiltà’ e in cui si profila un futuro di conflitto permanente. Mentre le masse si gingillano coi loro funesti babau, nel mondo reale i motivi per essere razionalmente preoccupati aumentano, e i film che fanno più paura sono documentari (o presunti tali) come Farheneit 9/11 e The Corporation.


La visione di film dell’orrore rappresenta il grado più basso del consumo cinematografico; non è forse un caso che la metà degli idioti che si iscrivono a un forum smaniano in primo luogo per sapere ‘qual è il film che vi ha fatto più paura?’ Stando alle premesse, il genere potrebbe ancora riscattarsi: esso infatti potrebbe trasformare l’esperienza del prerazionale in una forma di nuova consapevolezza. Ma non è così. In effetti si direbbe che la consapevolezza sia fuorigioco nella visione degli horror, e che questi bypassino la mente per scegliere come terminale privilegiato il corpo. I resoconti più entusiasti sono tutto un profluvio di reazioni fisiche: ‘sono saltato sulla sedia’, ‘mi sono coperto gli occhi’, ‘mi sono aggrappata a chi mi stava accanto’… I consumatori di film horror non vedono il film come testo, ma come Sostanza. Più che visto, il film viene assunto. Lo scopo della visione non è provare emozioni (o tanto meno elaborare idee), ma avvertire delle pure e semplici sensazioni: è l’equivalente delle montagne russe. Si desidera convertire i soldi del biglietto o del noleggio in adrenalina, e il giudizio si baserà sovente sul numero e l’intensità delle scariche avvertite.
L’esito e il paradosso di questo tipo di consumo è nella sua sostanziale meccanicità. Per quanto detto finora, il genere si presta a un consumo particolarmente coatto e compulsivo, il che può portare a una specie di assuefazione. Il fanatico dell’horror diviene il più insensibile ai suoi orrori; anzi, diventa uno smagato ‘conoisseur’ dei suoi meccanismi, come la brillante figura dell’esperto nel meta-horror Scream, che irride tanto il moralismo quanto la ripetitività del genere. Il fanatico arriva a un tale livello di confidenza che può predire in quale minuto morirà un certo personaggio, anche se messo di fronte a un film di Rohmer, potrebbe avere serie difficoltà interpretative. Del resto, non occorre essere un esperto per sapere che quando il protagonista sta tirando il fiato, il mostro salterà fuori dal buio. Certo, gli sceneggiatori si impegnano a tirare fuori idee nuove per continuare a eccitare il pubblico, ma la natura industriale del cinema prevale e l’originalità viene replicata all’infinito (sulla scia de Il Sesto Senso, ormai possiamo stare sicuri che almeno la metà dei personaggi in verità sono già morti in partenza…).
Dunque, tutto è meccanico nel circuito dell’horror: il genere, con il suo carico di convenzioni ed espedienti sempre uguali, il consumo compulsivo e tutto ‘fisico’, la produzione, che deve garantire dell’efficienza di tale circuito. E che giubila della passività con cui il pubblico si risottomette all’ennesima visione, pur consapevole che non proverà gli stessi brividi adolescenziali o infantili… ma ormai è assuefatto. Si sa che il consumismo si basa sulla nevrosi, così come la cultura del divertimento: cosa se non nevrotica compulsione spinge i discotecari ad after hours che si inoltrano fino al mezzogiorno? Come accadeva in un horror intelligente, gli zombi ritornano al supermercato anche quando non ha più senso.
Siamo partiti dunque dalle paure del primitivo, che giace in una condizione bestiale, e siamo arrivati agli impulsi impersonali della Macchina. In mezzo, c’è l’Uomo, entità che in fondo al film dell’orrore non interessa.



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La realtà è necessaria a rendere i sogni più sopportabili

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MaratSafin

Reg.: 17 Ott 2004
Messaggi: 831
Da: trafalmadore (CO)
Inviato: 25-03-2005 13:49  
Grossa semplificazione anche se passando e leggendo come spesso accade mi hai fatto venir voglia di scrivere.

L'errore di fondo della tua teoria è la monodirezionalità assegnata alla funzione rappresentativa/narrativa.

Una monodirezionalità che diventa quindi componente normativa.

Sia per l'oggetto rappresentato: se rappresento così il mondo, allora il mondo è così.

Sia per lo spettatore modello: se lo voglio spaventare, allora si deve spaventare autorizzando a livello ontologico l'esistenza di quei percorsi di senso che dai tempi dei tempi (non sono le favole i primi horror?) servono a farci paura.

Ma non è così: altrimenti i film comici creerebbero un mondo di inebetiti esilaranti, i film drammatici schiere di depressi e i film d'amore rincitrulliti a caccia di sottane. Per non parlare dei film di guerra.

Non esiste forse una funzione catartica della rappresentazione dai tempi della tragedia greca? In realtà il meccanismo più potente all'opera al cinema horror è una cosa definita a livello sociologico Perspective by incongruity: cioè la capacità attraverso l'accostamento di categorie incongrue di metterne in luce aspetti altrimenti dati per scontati.

Per esempio Goffman accostando i bambini ai malati di mente ne mette in luce i caratteri di Desperados sociali.

Allo stesso modo tutto Carpenter, La casa nella sua trilogia, e tanti altri film come Carrie, Cannibal holocaust, Shining, ma anche Hellraiser e prodotti meno celebrati, fanno proprio questo.

Ribaltano rapporti di sicurezza (casa, famiglia, civiltà) problematizzandoli e ricordandoci quanto vacui siano certi concetti cui facciamo affidamento.

Altrochè ideologia, sono a mio avviso la forma più raffinata e indiretta di critica sociale. Tanto che ho appena chiesto la tesi sull'horror anni 80 come strumento di denuncia sociale.

Saluti a tutti.
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(..)Ha creato un profilo solo per scrivere 3 puttanate...(powered by Stilgar)

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RickBlaine

Reg.: 30 Mar 2003
Messaggi: 1868
Da: Collegno (TO)
Inviato: 25-03-2005 13:49  
A tutta la pappardella che hai scritto, che potrebbe riassumersi nella semplice frase "a me gli horror fanno schifo", rispondo con una domanda (ossimoro, grande figura retoricha OT): ma non hai mai pensato che i film dell'orrore servano anche ad esorcizzare 8termiine usato non a caso) le nostre paure? Ti faccio l'esempio di PREDATOR (che per la precisione è un fanta-horror) di John McTiernan con Arnold Schwarzenegger: quello è un film che non si basa sulla paura del diverso e di ciò che non si conosce provata dallo spettatore, ma più che altro ne parla. Infatti sono gli stessi personaggi a provare quelle sensazioni. E poi hai visto UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA di John Landis? Lì addirittura le scene di paura girate dal punto di vista del mostro (nonchè personaggio principale del film), quindì lo spettatore, immedesimatosi nella creatura, si trova ad aver paura di se stesso...
Che poi la maggior parte di quelli prodotti ultimamente sia decisamente scadente, è un altro conto.
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Best Always, John Landis

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RickBlaine

Reg.: 30 Mar 2003
Messaggi: 1868
Da: Collegno (TO)
Inviato: 25-03-2005 13:51  
quote:
In data 2005-03-25 13:49, RickBlaine scrive:
A tutta la pappardella che hai scritto, che potrebbe riassumersi nella semplice frase "a me gli horror fanno schifo", rispondo con una domanda (ossimoro, grande figura retoricha OT): ma non hai mai pensato che i film dell'orrore servano anche ad esorcizzare 8termiine usato non a caso) le nostre paure? Ti faccio l'esempio di PREDATOR (che per la precisione è un fanta-horror) di John McTiernan con Arnold Schwarzenegger: quello è un film che non si basa sulla paura del diverso e di ciò che non si conosce provata dallo spettatore, ma più che altro ne parla. Infatti sono gli stessi personaggi a provare quelle sensazioni. E poi hai visto UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA di John Landis? Lì addirittura le scene di paura sono girate dal punto di vista del mostro (nonchè personaggio principale del film), quindì lo spettatore, immedesimatosi nella creatura, si trova ad aver paura di se stesso...
Che poi la maggior parte di quelli prodotti ultimamente sia decisamente scadente, è un altro conto.



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Best Always, John Landis

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83Alo83

Reg.: 26 Mag 2002
Messaggi: 16507
Da: Palermo (PA)
Inviato: 25-03-2005 13:56  
quote:
In data 2005-03-25 13:49, RickBlaine scrive:
A tutta la pappardella che hai scritto, che potrebbe riassumersi nella semplice frase "a me gli horror fanno schifo"


è questa la differenza tra vietcong e un qualunque rickblaine o lemona...

dunque secondo te i film dell'orrore hanno un fine pedagocico? insegnano a non avere paura, esorcizzandola?

mai sentito cosa più assurda.


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RickBlaine

Reg.: 30 Mar 2003
Messaggi: 1868
Da: Collegno (TO)
Inviato: 25-03-2005 14:03  
Non hai mai sentito dire che per vincere le tue paure devi affrontarle? Ebbene questo è un modo per affrontarle
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Best Always, John Landis

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RickBlaine

Reg.: 30 Mar 2003
Messaggi: 1868
Da: Collegno (TO)
Inviato: 25-03-2005 14:10  
quote:
In data 2005-03-25 13:56, 83Alo83 scrive:
è questa la differenza tra vietcong e un qualunque rickblaine o lemona...




Non è detto che se ti riempi la bocca di paroloni e "pisci" (termine giornalistico che sta ad indicare quando scrivi un articolo troppo lungo) quattro pagine, quello che tu dici sia per forza più profondo di un concetto espresso in poche righe con parole accessibili a tutti.
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Best Always, John Landis

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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 25-03-2005 14:57  
vietcong, ma non dire cazzate. (citAlo)


ora che ho messo le cose in chiaro, posso leggere il tuo post.

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"Non vorrei mai appartenere ad un club che accettasse tra i suoi soci uno come me." (Groucho Marx)
"Ci vuole tutta la vita per vivere.O anche: ci si mette tutta la vita per imparare a vivere.Si può dire in tutt'e due i modi." (Tiziano Sclavi)

[ Questo messaggio è stato modificato da: sandrix81 il 25-03-2005 alle 15:40 ]

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RickBlaine

Reg.: 30 Mar 2003
Messaggi: 1868
Da: Collegno (TO)
Inviato: 25-03-2005 15:12  
sei stato anche più conciso di me! Grande! hehe
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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 25-03-2005 16:02  
taci tu, il topic era meraviglioso fino a quando non hai pisciato cazzate.

Interessante, viet, ma non ho capito completamente le basi della critica che muovi. in brani come
quote:
Come la superstizione, l’horror ci riconsegna a una condizione penosa di deficit razionale, rivelando quanto siano instabili e transitorie le conquiste del progresso e della civiltà.
non ci vedo affatto un punto negativo ma anzi, io ci vedo uno dei punti di forza del genere.
L'errore (se così posso permettermi di chiamarlo) che credo tu commetta sta nella direzionalità dell'osservazione (eeh???). Non è l'horror che instupidisce il pubblico, ma è lo spettatore che va al cinema per fare quei salti dalla sedia e nient'altro, senza la minima fruizione di forma e contenuti, solo, proprio come - lo dici anche tu - sulle montagne russe, per un po' di quegli ormoni che tanto lo soddisfano.

Insomma, mi trovo perfettamente in linea con la risposta di marat (un piacere rivederlo) e con la sua tesi (ah ah, che simpatico doppiosènso).
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Quando mia madre, prima di andare a letto, mi porta un bicchiere di latte caldo, ho sempre paura che ci sia dentro una lampadina.

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DottorDio

Reg.: 12 Lug 2004
Messaggi: 7645
Da: Abbadia S.S. (SI)
Inviato: 25-03-2005 17:19  
L'horror è forse uno dei generi più difficili sul quale girare un film, perchè si corre sempre il rischio di cadere sul banale e di conseguenza sul ridicolo.
Se per horror intendiamo quei film dove i protagonisti sono stupidi e fanno di tutto per farsi sbudellare come degli idioti è un conto, ma se parliamo di Horror con la H maiuscola come Shining o Rosemary's Baby è un altro conto.
Certo, ci sono molte pellicole che si spacciano come horror e che bisognerebbe accusarli del fatto che si spaccino come film!
Però ci sono anche film che parlano dei timori e delle paure umane che creano un'inquietudine pazzesca, come per esempio in "l'inquilino del terzo piano" di Polanski (il nome originale inglese è molto diverso, spero che abbiate capito di che film parlo) dove lo spettatore viene turbato, come tra l'altro lo stesso protagonista, da fatti e circostanze stranissime, senza mai scadere nel ridicolo e non facendoci regredire mentalmente.
Succo della storia, bisogna vedere cosa si intende veramente per horror, perchè se lo si intende esclusivamente come un qualcosa che ti deve far solbalzare dalla sedia, forse stiamo parlando di qualcosa che non esiste, o che per lo meno lo possiamo riscontrare in pochissime scene di uno stesso film
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RickBlaine

Reg.: 30 Mar 2003
Messaggi: 1868
Da: Collegno (TO)
Inviato: 25-03-2005 17:35  
quote:
In data 2005-03-25 16:02, sandrix81 scrive:
taci tu, il topic era meraviglioso fino a quando non hai pisciato cazzate.

Non è l'horror che instupidisce il pubblico, ma è lo spettatore che va al cinema per fare quei salti dalla sedia e nient'altro, senza la minima fruizione di forma e contenuti, solo, proprio come - lo dici anche tu - sulle montagne russe, per un po' di quegli ormoni che tanto lo soddisfano.





Sandrix, ma chi credi di essere?:censura:

Per tornare in topic: hai ragione sul fatto che la gente nella maggior parte dei casi va a vedere un film dell'orrore per fare salti sul sedile del cinema: prova ne sia il successo della serie di film di "Venerdì 13" in cui le apparizioni improvvise del maniaco ed una buona dose di effettacci splatter imperversavano. Evidentemente gli autori con questi stratagemmi volevano sopperire alla pochezza della trama.

Ora non piscerò più le mie cazzate
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TesPatton

Reg.: 09 Giu 2004
Messaggi: 7745
Da: Pn (PN)
Inviato: 25-03-2005 17:59  
Per come la penso io, gli horror non servono ad esorcizzare certe paure, bensì ad amplificarle.

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sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 29115
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 25-03-2005 18:01  
quote:
In data 2005-03-25 17:35, RickBlaine scrive:
Evidentemente gli autori con questi stratagemmi volevano sopperire alla pochezza della trama.


seee vabbè, la trama...

rimando all'ottimo topic su The grudge per quanto riguarda considerazioni sulla trama nel film horror.
e ricordo, a titolo di esempio, la trama di Evil dead che è tutt'altro che ricca.


per il resto, rickblaine, un post che comincia con
quote:
A tutta la pappardella che hai scritto, che potrebbe riassumersi nella semplice frase "a me gli horror fanno schifo"
merita ampiamente tutto il mio disappunto.

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"Ci vuole tutta la vita per vivere.O anche: ci si mette tutta la vita per imparare a vivere.Si può dire in tutt'e due i modi." (Tiziano Sclavi)

[ Questo messaggio è stato modificato da: sandrix81 il 25-03-2005 alle 18:02 ]

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RickBlaine

Reg.: 30 Mar 2003
Messaggi: 1868
Da: Collegno (TO)
Inviato: 25-03-2005 18:08  
quote:
In data 2005-03-25 17:59, TesPatton scrive:
Per come la penso io, gli horror non servono ad esorcizzare certe paure, bensì ad amplificarle.



Dici??
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Best Always, John Landis

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