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Autore Mulholland Dr.
GionUein

Reg.: 20 Mag 2003
Messaggi: 4779
Da: taranto (TA)
Inviato: 15-09-2003 19:21  
quote:
In data 2003-09-15 18:55, spider86 scrive:
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In data 2003-09-15 15:08, Vegeth scrive:
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In data 2003-09-15 08:42, kaladj scrive:
Dunque l'ho visto ieri...che dire?!?
Tutti mi dicevano vedilo è bello ma non ci si capisce niente...pensavo mah...qualcosa però si capirà...poi l'ho visto...è vero...non ci si capisce assolutamente niente!
2 ore e 20 per non arrivare a nulla. Di Lynch ho apprezzato Twin Peaks (film e telefilm) anche se c'erano anche lì dei punti oscuri ma passabili...ma questo film mi rimane incomprensibile. Sarò io che sono tardo ma lo scambiarsi di personalità tra Betty e Diane, il nano di Twin Peaks che riappare in alcune sequenze, il sogno con l'uomo mostruoso, il teatro alle 2 di notte(no hay banda!!!), i vecchietti minuscoli che escono dalla scatola.......???????
Passi qualche piccolo mistero ma per me tutto questo film rimane un mistero...secondo me neanche David c'ha capito molto...
Come regista è bravo ma questa volta la sceneggiatura m'ha davvero deluso tanto che ai titoli di coda c'è stato un corale:
MA VAFFANCULO!!!








Sono perfettamente d'accordo con te. Io detetesto Lynch in ogni sue esibizione di delirio. Le sue visioni oniriche mi danno il voltastomaco e ritengo ogni suo film considerato ed osannato dalla critica come capolavoro, "insulse storie" che ti fanno capire quanta gente malata c'è in giro. Se dovessi mettere su pellicola ciò che il mio cervello psicotico produce ogni giorno (senza farlo capire a nessuno tra l'altro...) sarei anch'io considerato un genio?
Il tuo VAFFANCULO è calorosamente appoggiato da me



L'arte non è per tutti...




Che ci vuoi fare.
Ti conviene cercare gloria da qualche altra parte.

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spider86

Reg.: 30 Lug 2003
Messaggi: 347
Da: torino (TO)
Inviato: 15-09-2003 19:27  
L'esperienza cinematografica di Mulholland Drive è assolutamente unica e sensazionale, un nuovo tipo di cinema, diverso dall'usuale solleticamento del nervo ottico.Lynch fa ragionare.

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13Abyss

Reg.: 20 Lug 2003
Messaggi: 7565
Da: Magliano in T. (GR)
Inviato: 17-09-2003 00:14  
Bah... a me tornava tutto...

_________________
Rubare in Sardegna è il Male.

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Vegeth

Reg.: 26 Gen 2003
Messaggi: 431
Da: Monopoli (BA)
Inviato: 17-09-2003 11:56  
quote:
In data 2003-09-15 19:27, spider86 scrive:
L'esperienza cinematografica di Mulholland Drive è assolutamente unica e sensazionale, un nuovo tipo di cinema, diverso dall'usuale solleticamento del nervo ottico.Lynch fa ragionare.





Premetto che il mio vaffanculo non era x il film ma proprio x Lynch, non è che io aborro qualsivoglia film cervellotico. Apprezzo dieci volte di più altri registi come Cronenberg (anche lui una bella mente), ma Lynch proprio non lo sopporto. Ritengo sia una dei registi più sopravvalutato in assoluto, qualsiasi cosa esca dalla sua cinepresa è considerato a priori oro colato. Se Mulholland Drive fosse stato di un Pinco Pallino qualunque non saremmo stati qui a discutere sulla "presunta genialità" del film, ma l'avremmo archiviato come boiata del secolo. Una storia incomprensibile non è sempre sinonimo di genialità!
Anche altri capolavori come "Velluto blu": per carità, una sceneggiatura coi controcoglioni, grande interpretazione di Hopper, atmosfera allucinata fino allo spasimo, ma preferirei mille volte infilarmi chiodi arrugginiti negli alluci che vedere ancora quella palla. Ho visto centilioni di film migliori.
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Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai non l'ho mai detto e non te lo dirò mai. Nell'amor le parole non contano, conta la musica.

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trautman

Reg.: 22 Lug 2003
Messaggi: 40
Da: Albiate (MI)
Inviato: 17-09-2003 12:50  
non so come spiegarmi... ho visto ieri codesto film... la cosa più interessante penso fosse la mia espressione negli ultimi 20 minuti di film... però... a letto non potevo fare a meno di pensare a come ca**o incastrare le scene e il mio pensiero ricorrente, pur avendo anch'io esclamato un sonoro "ma vaffanculo" alla fine del film, è quello di rivederlo il prima possibile...
mi ha fatto un effetto ipnotico... lo voglio rivedere anche se la mia parte razionale mi grida che sono un pazzo scatenato...
devo andare a ricoverarmi??

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fassbinder

Reg.: 29 Ago 2003
Messaggi: 1335
Da: reggio emilia (RE)
Inviato: 06-01-2004 07:49  
Davvero un film bellissimo. Per trarre il massimo godimento va tuttavia assolutamente visto in versione originale : ho appena provato per curiosità a riguardarlo doppiato in italiano e perde davvero molto del suo fascino originario. Inoltre i dialoghi sono molto semplici, non c'è sostanzialmente slang, insomma, una conoscenza minima della lingua inglese (parlata) permette di seguire il film agevolmente e di assaporarlo per ciò che è nella realtà originaria.
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Shaka1978

Reg.: 11 Dic 2002
Messaggi: 379
Da: PsE (AP)
Inviato: 06-01-2004 14:21  
Sono contento comunque che nella sezione opinioni questo film abbia una media di voti abbastanza alta, ciò significa che in giro c'è gente con un po'di cervello!

Per quanto riguarda il film, l'ho praticamente comprato appena visto, non potevo aspettare: è uno dei capolavori dell'ultimo cinema, e mi fa piacere anche sapere dell'opinione di Lynch su Fellini, regista del quale ho una cultura veramente scarsa e tutta da fare.. ma che penso proprio mi possa interessare.

Lynch sbrigati a sfornare qualcos'altro!! Sbav sbav
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"Se tu dovessi incontrare Dio, lo trapasserai"(KillBill) "It's water, that's all"(Dancer in the dark) "La rivoluzione non passa per il buco del culo"(Fragola&Cioccolato) "Come si fa ad essere maschilisti con2tette di quella portata?"(Tutto su mia madre)

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edobill

Reg.: 24 Ago 2004
Messaggi: 39
Da: verbania (VB)
Inviato: 24-08-2004 15:05  
l'ho visto 2 volte: la prima visione è stata disastrosa ma grazie alla seconda sono riuscito ad apprezzare l'opera e uno dei registi più strani....semi-capolavoro
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"Revenge is a dish
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Cheyenne
ex "miticooo"

Reg.: 23 Giu 2004
Messaggi: 1340
Da: cosenza (CS)
Inviato: 24-08-2004 15:17  
quote:
In data 2004-08-24 15:05, edobill scrive:
l'ho visto 2 volte: la prima visione è stata disastrosa ma grazie alla seconda sono riuscito ad apprezzare l'opera e uno dei registi più strani....semi-capolavoro




ecco bravo...quello che vorrei fare io! in effetti quando l'ho visto la prima volta ranche'!
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Se il Grande Spirito mi avesse voluto bianco,mi avrebbe creato così.Ha messo nei vostri cuori alcuni desideri ed altri nel mio...ben diversi.Non è necessario per un'aquila essere un corvo.

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 15-04-2006 17:01  
MULHOLLAND DRIVE di David Lynch (ovvero l’ottativo del cuore tradotto in un presente infelice)

La prima volta che vidi questo film (con pochi intimi) ebbi netta la sensazione di trovarmi di fronte ad una opera d’arte, assolutamente immortale, e di stare assistendo a quel cinema che scava dentro l’essere come entità psichica alla ricerca di sentimenti ed emozioni sommerse allo scopo di riportarle intatte alla luce per una cosciente autoanalisi.
Questo brivido intenso l’avvertii molto distintamente nel momento esatto in cui le due donne protagoniste la bionda algida Naomi Watts (Betty-Diane) e la bruna caliente Laura Helena Harring (Rita-Camilla con parrucca bionda mimetica) entrano alle tre di notte nel Club Silencio e ascoltano Rebecca del Rio intonare magistralmente, senza alcuna banda, senza alcuna orchestra, la canzone Llorando (che è la traduzione in spagnolo della famosa Crying di Roy Osiborne).
In quel momento capii esattamente che quello che avevo veduto fino a quel momento era un sogno (il sogno di una vita diversa fatto da Diane) e mi immedesimai nelle lacrime di Naomi Watts che anch’essa realizza l’inconsistenza del sogno e il dolore di un amore tradito e umiliato. Quando il mago ci avverte che pur non essendoci la banda (no hay banda) noi continuiamo a sentire la musica non si può fare a meno di pensare che Naomi Watts –Diane ha trasposto nei suoi sogni tutte le speranze e le gioie negate dalla vita reale. Quello che abbiamo visto, sentito, odorato, gustato, toccato semplicemente non c’è. Ce lo siamo creati noi per sopravvivere. Ce lo siamo immaginato per rinviare il nostro conto aperto con la morte.Un cinema che sostituisce le caratteristiche oraganolettiche con le sensazioni interne dell’inconscio e ce li riporta a livello di coscienza con una coerenza narrativa che diviene sorprendente. In Lost Highway David Lynch pur trattando pressapoco lo stesso magmatico e incandescente tema (Fred Madison nel braccio della morte diventa Pete Dayton per una seconda possibilità di vita, cercando di realizzare in quest’ultima tutti i desideri inappagati e repressi) aveva imboccato la via della deformazione narrativa e corporale, della caduta libera diabolica sulle note sataniche di un heavy rock, dell’horror vacui di Sodoma e Gomorra, della crisi di identità che però sfugge all’autosoppressione volontaria. Al contrario in Mulholland Drive, David Lynch abbassa il tono di qualche livello, prende la musica di Angelo Badalamenti e la sparge come ovatta sul materiale brulicante del sogno, ipertrofizza la storia d’amore tra le due donne e sostituisce l’incubo grondante sangue con una spiritualità (non religiosa) malinconica, con una partecipazione affettiva verso il destino della protagonista che ne rasenta la identificazione. Vi riporto alla memoria la festa in cui il regista Adam e Camilla (Laura Helena Harring) annunciano il loro imminente matrimonio sotto gli occhi di Naomi-Diane pietrificati dal dolore che si scioglieranno in piccole lacrime di rabbia. In quella serata così intensa dal punto di vista emotivo per Diane (così intensa che personaggi e situazioni le rimarranno talmente impressi da determinare tutta la prima parte del film, il sogno di Diane, vero e proprio tentativo di riscatto di Diane da un completo fallimento, professionale e sentimentale, con un ribaltamento di ruoli e nomi che è preso pari pari dall’Interpretazione dei Sogni di Freud) c’è un gesto particolare che viene sottolineato dalla regia portentosa di David Lynch. Mentre Coco (la madre del regista Adam) ascolta i racconti di Naomi Diane sulla sua vita professionale e personale, non può fare a meno di immedesimarsi, di creare una empatia che si trasforma in un gesto pieno di significato: allunga la sua mano verso quella di Diane e la accarezza con un fare materno e comprensivo ma molto vicino alla compassione.
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True love waits...

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 15-04-2006 17:01  
Ecco cosa mancava in Lost Highway, la compassione. Le figure genitoriali (che dovrebbero rappresentare il Super Io censore) sono assenti nel racconto di Diane alla festa. C’è la zia Ruth, ci sono i suoi provini, c’è Camilla, la nuova compagna Cinthya ma non c’ è ombra di madre e padre. La chiave interpretativa del film sta in questa assenza che io credo sia solo affettiva e non reale. E’ più facile pensare a dei genitori che non approvano la scelta di Diane di fare l’attrice a Los Angeles, disapprovazione che si aggiunge al rifiuto per i gusti sessuali della figlia (Diane è lesbica). Ed ecco che nel sogno Diane se li immagina a fianco queste figure genitoriali, in un volo metaforico (dall’Ontario alla California) che rappresenta la grande possibilità di fare carriera ad Hollywood e diventare una stella del Cinema. Guardate gli occhi di Naomi all’arrivo all’aeroporto di Los Angeles. Sono gli occhi innocenti di chi ancora ha fiducia in sé stessa, nelle possibilità che la vita ha ancora da offrire, in un cielo azzurro limpido dove fare spaziare tutti i sogni di gloria.

Un piccolo ragguaglio sulla storia, apparentemente intricata ma abbastanza intellegibile (ancora di più che in Lost Highway)

to be continued

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Kobaiashy

Reg.: 16 Apr 2006
Messaggi: 155
Da: Milano (MI)
Inviato: 17-04-2006 01:47  
Già..ebbi modo di vedere questo film al cinema (cinema arcobaleno di Milano, un bel cinema che spesso offre un'ottima programmazione) dopo la prima visione sapevo che bisognava rivederlo diverse volte così lo acquistai in DVD...
la cosa che mi ha sconvolto più di questo film è vedr come qauest'uomo con la sua tecnica cinematografica (inquadrature fotografia e gestione degli attori) sia riuscito a rendere veramente ciò che voleva dire...ha usato la sua tecnica come "occhio" per dare la sua interpretazione riguardo a hollywood creando questa vicenda....

Una curiosità: un mio caro amico americano mi ha detto di aver conosciuto Justin Theroux sul set di Nowhere to Go But Up e gli ha chiesto delucidazione rigaurdo al film che non ha saputo dare, anzi gli ha detto che nemmeno Lynch aveva un'idea chiara e assoluta sul film, che lascia cmq libere molte interpretazioni

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 17-04-2006 10:38  
MULHOLLAND DRIVE (2001) (la strada perduta nel Pacifico, mare dell’oggettività)

“Si fermi soltanto un secondo e ci pensi, potrebbe farlo per me?”

In Lost Highway avevo fatto un richiamo alla deformazione corporea e alla pittura di Francis Bacon; in Mulholland Drive direi che la deformazione si stempera in un surrealismo malinconico, molto ben ancorato a cose e riferimenti della vita reale che però assumono nuove valenze da sogno psicoanalitico (direi più Magritte, Olbinski forse Tanguy, forse Ernst).
La prima parte del film è appunto tutta un sogno (surreale) di Diane e questo lo capiamo solamente dopo la scena del club Silencio. Il sogno di Diane finisce nel momento esatto in cui il cowboy “elettrico” le esclama: “è ora di svegliarsi, bambina” e noi notiamo ancora qualche frammento di un sogno che muore (la zia Ruth, nella vita reale già morta da tempo, si aggira ancora nella sua casa ormai vuota, abbandonata dopo l’apertura del cubo dai fantasmi onirici di Rita-Camilla e Betty-Diane) e troviamo Diane a letto, sfatta e con occhi tristi, che viene risvegliata dalla ex amante Cynthya (altra storia andata a male) che viene a riprendersi i suoi effetti personali. Notiamo sul tavolino una piccola chiave blu e questa ha un significato ben preciso che spiegheremo più avanti. Due detective la stanno cercando e questo ci fa capire che qualcosa, nel frattempo , è successo. Mentre vediamo Diane avere ancora allucinazioni (immagina ancora presente la sua grande amica amante Camilla Rita, e immagina l’ultima volta in cui ha fatto l’amore con lei anche se già ci accorgiamo che il rapporto si è incrinato per la presenza di un altro uomo, il regista Adam, di cui adesso Camilla Rita è innamorata) , attraverso i flashback ricostruiamo quello che è successo: Diane era arrivata a Los Angeles dal Canada con grandi speranze, certa del suo talento e con tanta voglia di emergere, approfittando della intercessione della zia Ruth, vicina all’ambiente di Hollywood. Arriva finalmente il provino decisivo, l’occasione della vita, la possibilità di avere una parte in un film importante. Ma il regista Bob, sceglie come protagonista Camilla Rhodes, bruna latina, completamente immagine opposta di Diane. Diane e Camilla diventano comunque amiche e successivamente amanti. Diane è lesbica, per Camilla è la prima esperienza (nel sogno vengono invece ribaltate le parti). Camilla si sente in colpa con Diane e riesce a farle trovare qualche particina nei film successivi che gira. Camilla diventa una star, Diane dipende professionalmente da lei, per qualche comparsata. Diane è anche innamoratissima di Camilla, quest’ultima però, ha gusti sessuali più orientati verso l’altro sesso, e sul set si innamora del regista Adam, astro nascente di Hollywood. All’umiliazione professionale (fantastica e sadica la scena di Adam e Camilla sulla macchina che provano un bacio molto veritiero con la frase insensibile “si Diane può restare a guardare”) si aggiunge il tradimento d’amore consumato con un sadismo inusitato.

to be continued

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 17-04-2006 10:39  
Dopo l’ennesimo feroce litigio tra le due, Camilla, in un misto di sadico risentimento, invita l’ex Diane alla festa a casa del regista Adam, su Mulholland Drive. Dal momento in cui Diane viene prelevata con la Limousine a casa sua e portata nel luogo del ricevimento le immagini che si susseguono nel reale avranno una forte carica inconscia sulla nostra Diane, che partorirà il sogno della sua vita cambiata e con un altro finale, l’ottativo del cuore tradotto in un presente infelice. Il momento in cui la macchina si ferma crea un momento di sorpresa (che nel sogno diventa minaccia con la pistola, stavolta subita dalla immagine rovesciata di Camilla, cioè Rita) in Diane. Ma lo sconcerto dura un momento, Camilla arriva a prelevarla e la accompagna tenendola per mano dentro quella selva oscura che è la vita. E’ l’unico momento di tenerezza di Camilla verso Diane, una specie di viaggio d’addio, un congedo malinconico esaltato dalla splendida colonna sonora di Angelo Badalamenti. Dal momento in cui Diane entra nella casa di Adam dovete tenere gli occhi ben aperti perché in cinque minuti sono racchiusi tutti i significati della prima parte del film. La comparsa di Coco, madre del regista Adam, (figura autoritaria prima severa per il ritardo di Diane poi comprensiva e compassionevole ai racconti ingenui della povera biondina canadese) viene ribaltata nella prima parte del film in una figura materna da sempre assente nella vita di Diane, con l’ esaltazione delll’aspetto apprensivo ma anche del giudizio morale (notate come reagisce alla presenza di Rita a casa di Betty-Diane, quasi facendo intuire un legame non solo d’amicizia tra le due ma qualcosa di diverso). Un avventore al tavolo è Angelo Badalamenti (il mafioso che sputa l’espresso all’americana e non all’italiana nel sogno), la ragazza che bacia Camilla alla festa (sulla bocca, ma è un immaginazione di Diane o davvero è già stata sostituita da un nuovo legame lesbico?) diventerà colei che viene prescelta con il nome di Camilla Rhodes e imposta da una produzione mafiosa al regista (“è lei la ragazza”) sempre nella prima parte onirica del film. Si parla anche di un uomo che dovrebbe pulire una piscina e anche questo avrà un senso.

to be continued

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Schizobis

Reg.: 13 Apr 2006
Messaggi: 1658
Da: Aosta (AO)
Inviato: 17-04-2006 10:40  
Il momento dell’annuncio del matrimonio tra Camilla e Adam diventa l’ultima ferita inferta nella già fragile psiche di Diane (e proprio in quel momento passa il cowboy elettrico che nella prima parte del film è una sorta di misterioso deus ex machina che determina tutto il fluire degli avvenimenti e le decisioni dei protagonisti) e da quel momento matura nella mente sconvolta di Diane l’idea di rivolgersi a un Killer e pagarlo (notate la borsetta con i soldi e la chiave blu promessa a lavoro compiuto che sono il filo conduttore che unisce sogno e realtà) per fare fuori la tanto amata-odiata ex amica-amante Camilla. La scena dell’incontro tra i due al Winkie’s è un’altra fonte di materiale subconscio che emerge nel sogno. La cameriera Betty dalla quale Diane importerà il suo nuovo nome (da aspirante attrice a cameriera, che trasformazione!), l’uomo del sogno nel sogno che in fondo rappresenta la coscienza del mostro che si nasconde nel cortile del retro della nostra anima, quello stesso mostro che ci fa compiere azioni vergognose ma che poi partorisce il senso di colpa che ci porterà al suicidio; infine lo stesso killer che verrà ribaltato come pasticcione tarantiniano in una delle scene più tragicomiche del film (che sottolinea i timori di Diane di affidare un omicidio per commissione magari a un imbecille imbranato, timori non del tutto infondati perché due detectives sono già sulle sue tracce). Diane segue l’Interpretazione dei Sogni di Freud come un manuale di cucina e si ritaglia nel sogno il ruolo di guida di una Rita-Camilla, sconvolta dall’amnesia post traumatica (“io non so chi sono, non so nemmeno come mi chiamo”) e quindi in balia degli eventi. Betty-Diane in questa nuova luminosa vita riesce a fare un provino strepitoso (il regista Bob viene rappresentato in maniera vendicativa come un mentecatto e il suo compagno di recita Wallie liquidato come troppo vecchio) e si permette di abbandonare il secondo provino con il regista Adam ed evitare una quasi certa umiliazione (i loro occhi che si incrociano sono lo specchio di possibilità inesplorate, di storie interrotte sul nascere, magari era proprio lei la ragazza…). Sul regista Adam, Betty-Diane infierisce in maniera particolare: nel suo viaggio onirico, lo immagina tradito con l’uomo che pulisce la piscina, licenziato dalla produzione, braccato da mafiosi e creditori, convocato da Dio-padre cowboy elettrico e strizzato ben benino (“L’atteggiamento di un uomo va di pari passo con quello che sarà la sua vita”). Su Rita-Camilla invece Betty-Diane assume un atteggiamento ambivalente (e non potrebbe essere altrimenti) e da una parte ipertrofizza l’atteggiamento protettivo e di guida, dall’altro ombre sinistre delle vere tenebre dell’anima si proiettano anche sul sogno, lasciando intravedere un pericolo (come dice la sensitiva dai capelli rossi che tanto somiglia alla zia Ruth). Nella doppia crisi di identità vi è anche un tentativo di mimetizzazione con parrucca bionda quasi a evidenziare che tutte e due le donne sono create dalla stessa persona (un po’come rendere simile a Diane la bruna Camilla, non è a volte questo l’amore, il volere la persona amata più simile a noi?). Lo spettacolo del Club Silenzio squarcia il velo delle ipocrisie e delle illusioni, e alla fine un pacco di soldi e una chiave blu dentro una borsetta rompono l’incanto della magia onirica e fanno emergere nient’altro che la cruda verità. Si può piangere e impazzire per un amore che non c’è più. Qui si arriva addirittura ad annullare l’oggetto del desiderio, lo si annienta per possederlo per sempre. Ma non si sfugge al super io genitoriale censore, Diane guardando la chiave blu sul suo tavolino capisce che il delitto è compiuto, un passaggio irreversibile è stato attraversato, emergono così i due vecchiettini, la legge morale del super io (che si forma proprio con l’educazione e le regole imposte dai propri genitori) che schiaccia Diane sotto il peso delle sue responsabilità e del suo fallimento umano. Coscienza significa autosoppressione. Un colpo di pistola è l’unica via di uscita dall’incubo. Non c’è più banda, né orchestra. L’unico momento felice è stata una gara di ballo, un jitterbug anni 50 illuminato dal sorriso radioso della protagonista con accanto orgogliosi mamma e papà. Adesso anche quei momenti sono andati perduti (come lacrime nel sogno). E’ stato tutto un gioco di illusionismo costruito sulle macerie di una disintegrazione psichica. Non è forse questo il Cinema? Silencio.


THE END
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